I 5SOS si stanno facendo le ossa, ma convincono (anche i più scettici)

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di Redazione
Foto di Roberto Panucci - testo di Arianna Galati

Palaottomatica, Roma, 14 maggio 2016. “I’m having probably one of the best time ever”: nelle parole del platinato chitarrista dei 5 Seconds Of Summer c’è il riassunto della data della giovane band australiana nella Capitale, in un Palalottomatica zeppo all’inverosimile per il Sounds Live Feels Live Tour 2016. Il sold out era annunciato da mesi e le fan del quartetto sono calde e accoglienti come poche al mondo: ugole spianate così potentemente che a fine serata il ronzio alle orecchie farà temere per la sordità, magliette e cartelli inneggianti i singoli componenti dei 5sos, esaltazione contagiosa, persino i livetwitting del concerto in diretta da parte dei fan club.

I quattro australiani sentono le fan e, nonostante ormai ci abbiano fatto un po’ il callo, sembrano sinceramente stupiti dal loro calore. Durante l’esecuzione di Don’t stop sembrano racchiudere la speranza che questo non finisca mai: Calum, Luke, Ashton e Michael ce la stanno mettendo tutta ad uscire dal fastidioso canone della boy band di bellocci-che-piacciono-alle-ragazzine e francamente si vede, oltre a sentirsi. Anche il più scettico degli ascoltatori deve ricredersi di fronte alla carica pop slabbrata e appassionata dei 5 Seconds Of Summer: non si fermano mai, neanche durante i brani meno tirati.

La loro bravura principale è non lasciare mai tirare il fiato e avanzare compatti, allegrissimi, divertiti come quatto bravi amici che dalle strimpellate sul divano di casa si ritrovano a suonare in un tour mondiale. La chiave è questa: i 5sos quel divano lo hanno trasformato impegnandosi tanto, questa atmosfera se la sono guadagnata e non vogliono perderla. C’è pulizia nella loro forza espressiva: inneggiano ai cori e lasciano cantare liberamente l’affettuosissimo pubblico di cinquemila persone, ma anche loro cantano ammirando le splendide coreografie come se le vedessero per la prima volta. È uno scambio reciproco con chi gli permette di essere sul palco e suonare le loro canzoni.

Il tricolore di stick verdi, bianchi e rossi sventolati a ritmo è un colpo d’occhio che non verrà dimenticato facilmente dai quattro australiani e nemmeno dal pubblico: “Italian fans are the most addicted and the best ever”, sorridono i 5sos, e non potrebbe essere più vero. Tanto che verso la fine, improvvisando quattro accordi con una canzoncina su Roma che ripete ossessivamente soltanto “when in Rome”, i quattro non riescono più a trattenere i sorrisi e si lanciano nella liberazione di un supplemento di energia che tramortirebbe qualunque habituée di concertoni.

Il batterista è fradicio, segno che i 5sos non si risparmiano affatto sul palco, nemmeno quando con l’irrestitibile doppietta catchy di Permanent Vacation e What I Like About You spedisce la serata direttamente nell’ambito dell’alto livello pop. Le ossa se le stanno ancora facendo e si sente, ma nonostante lo scetticismo riescono a convincere anche il critico più severo e con la puzza sotto il naso. I 5 Seconds Of Summer non saranno il massimo dell’originalità quanto a musica, il loro pop è basico e regolare, ma quanto a a carica sul palco gli stanno dietro in pochi: suonano come dannati, specialmente il batterista, hanno una bella intesa tra loro e soprattutto hanno una fan base agguerritissima, che dà qualcosa in più e li spinge sempre più in alto.

È sull’urlo “we love you”, mai rauco, delle centinaia di fan che saturano l’aria sudata del Palalottomatica che i 5sos rientrano sul palco. È Ashton il batterista a chiamare il battimani, che le fan ritmano in stile We will rock you dei Queen. E i quattro australiani rockeggiano a modo loro con i due bis, She’s Kinda Hot e She Looks So Perfect, sul quale anche le ragazze più resistenti perdono definitivamente la voce per cantare e incitare.

“Grazie mille Roma” dice Luke nel microfono, invitando agli ultimi applausi prima del feedback dell’amplificatore e del lancio delle t-shirt (non quelle che portano addosso) direttamente dal palco alle fan. Qualcuno tra il pubblico tenta la presa da baseball e casca rovinosamente a terra. Poi è fuga, a prendere il bus o chiamare i genitori in attesa fuori, pazienti come all’uscita di scuola.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

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