Afterhours, due ore di puro rock per celebrare Hai paura del buio?

Afterhours in tour

Gli Afterhours tornano alle origini dopo diciassette anni e sono più vivi che mai. Potenti, intensi e sfrontati. Leggi la recensione del concerto di Milano. (Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi)

Alcatraz, Milano, 24 marzo 2014. Sono passati diciassette anni dal tour di lancio di uno dei lavori più significativi di tutto il panorama rock italiano. Erano, quelli, anni durante i quali il mondo indie nel nostro Paese stava ancora prendendo forma: nella genesi delle band, nei testi, nell’atteggiamento irriverente verso tutto il mondo artistico, nella deformazione dei cliché delle proposte al  music business.

Hai paura del buio? degli Afterhours è un album simbolo di quegli anni, una rottura dirompente nel modo di scrivere rock, un pugno in faccia al modo di vivere falso e perbenista, un’esplicita denuncia rivoluzionaria. Dopo l’ottima operazione reload dell’intero album, ripubblicato l’11 Marzo scorso, gli After partono per un tour celebrativo con l’obiettivo di far rivivere live tutti i pezzi all’affezionato pubblico che ne ha decretato il successo in questi anni, scegliendo di eseguirli nell’ordine esatto dell’incisione. La resa live è praticamente perfetta: il suono del lavoro, già visionario all’epoca, prende corpo nell’affollato Alcatraz, dove l’attualizzazione sonora  rende ancora più accattivante la performance dal vivo.

Il frontman Manuel Agnelli guida sapientemente le danze con un ritmo incalzante senza dire una parola: i primi ringraziamenti arrivano solo dopo la furiosa esecuzione di Dea, eseguita dopo la  splendida  Pelle, una delle migliori canzoni di tutta l’intera  discografia della band. Il recente e gradito ritorno di Xabier Iriondo alla chitarra dona a tutto il gruppo una pazza imprevedibilità nei suoni e una genuina sfrontatezza sul palco. La gente canta a squarciagola, conoscendo a memoria ogni singola parola di quei testi che ancora ad oggi colpiscono al cuore, all’anima e al cervello. Si alzano le mani al cielo ad accompagnare la cadenza di Voglio una pelle splendida, si scatena un inesorabile pogo su Lasciami leccare l’adrenalina.

Manuel sale dietro alla batteria e si siede davanti a un pianoforte a coda, suonando un’emozionante versione di Come vorrei.  A partecipare alla festa non mancano alcuni graditi ospiti: Nic Cester (ex frontman dei Jet), canta con grandi voce e tenuta di palco una potente versione di Veleno, Rachele Bastreghi (Baustelle) presta voce e tastiere a Mi trovo nuovo. Dopo l’acclamata celebrazione di  Hai paura del buio?, la band decide nei bis di tornare sempre più indietro negli anni. Risale sul palco vestita come nel tour di Germi e propone alcuni brani dell’album che segnò il loro esordio in italiano, fra i quali la title track e una nuova versione di Plastilina. Chiude le due intense ore di show il ritorno al presente: spiccano le vibranti esecuzioni di Costruire per distruggere e Padania.

È sempre contagiante e significativo quando gli Afterhours tornano a Milano. Da questa città sono partiti per il loro lunghissimo viaggio musicale, sociale, di integrazione e di innovazione. Non si sono mai fermati e anche in questa serata hanno dimostrato di essere più vivi che mai. Nelle intenzioni, nei progetti, nei messaggi: «Se un sogno si attacca come una colla all’anima, tutto diventa vero: tu invece no». Complimenti After.

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