Concerto di levatura internazionale per gli Afterhours. Hai paura del buio? rivive a Postepay Rock in Roma

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Gli Afterhours hanno portato sul palco del Postepay Rock in Roma la versione live di Hai paura del buio?. Emozioni e intensità per l’unica vera rockband italiana. La recensione del concerto del 28 luglio 2014. Foto di Roberto Panucci

Ippodromo delle Capannelle, Roma, 28 luglio 2014. Gli Afterhours tornano sul palco del Postepay Rock in Roma e regalano ai fedelissimi un concerto stellare in piena intimità. L’attacco non dà adito a fraintendimenti: 1.9.9.6. è il preludio che tutti aspettavano. Nel ventennale di Hai paura del buio?, celebrato da un doppio disco che ha solleticato l’appetito dei fan storici, gli Afterhours ripropongono anche all’Ippodromo delle Capannelle il disco che li ha consacrati al grande pubblico. Male di miele, infuocata parentesi che mette immediatamente il pubblico a suo agio, ne è la conferma. Segue Rapace, che palesa il primo tema della serata: la personalità di Xavier Iriondo, pronto a cambiare chitarra a ogni brano in nome di un’esigenza artistico-espressiva che non ammette compromessi. Ma il chitarrista è in ottima compagnia, e mentre flirta con il violino di D’Erasmo risuonano già le parole di Elymania e Pelle.

Manuel Agnelli non ha bisogno di artifici retorici o altre amenità: Dea, Senza finestra, Simbiosi e Voglio una pelle splendida, una in fila all’altra così come vuole la scaletta, suonano meno ostiche rispetto alle abitudini di quel disco con il quale molti di noi sono cresciuti. Niente è risparmiato ad un pubblico così esigente, neanche la paranoie di Terrorswing, lunga parentesi prima della breve apostrofe punk di Lasciami leccare l’adrenalina.

Guarda le foto del concerto degli Afterhours a Roma.

È il turno di Punto G: bastano pochi secondi, qualche dettaglio, una manciata di parole a ricreare realtà credute ormai sepolte dal tempo. La musica testimonia l’eterno ritorno di sensazioni nell’inesplicabile cantilena del brano. Finché irrompe Mick Chester, ospite per Veleno, e tutto sfuma. Ci ritroviamo in un Mondo di tasse, abitato da un «musicista contabile» e giovani su cui scatarrare. Non c’è neanche da cantare per Manuel: c’è chi canta per lui e chi sopprime dentro l’esplosione contraddittoria di chi ha un padre che offre l’alternativa al malessere della nostra felice e perduta generazione.

La band lascia il palco per qualche minuto, chiudendo la prima parte del concerto. Si apre lo squarcio sull’ultima produzione degli Afterhours, quella dei Milanesi… e di Padania: l’altissimo livello tecnico e scenico ben compensa una carenza del songwriting imbarazzante dopo aver ascoltato per intero un album leggendario. Ennesima nota di merito per le strombazzate di Xavier, sempre più leader beffardo della performance.

Il ritorno sul palco degli Afterhours dopo la seconda pausa regala invece i brani migliori del repertorio: Strategie, ormai pallino del pubblico romano, Ballate per piccole iene, La sottile linea bianca, Niente è per sempre, con quei diplomi e lauree che fanno tanta attualità, e Quello che non c’è. Chiude Bye Bye Bombay. Un concerto che ha regalato emozioni, e non poteva andare altrimenti. Sono bellissimi questi Afterhours, perché sono gli stessi che ci hanno fatto innamorare. È l’unica rock band italiana dotata di spessore internazionale. Prossimi ormai al termine di questa edizione del Postepay Rock in Roma, piena zeppa di talenti di livello mondiale, possiamo asserirlo senza ombra di dubbio.

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