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Gli Afterhours sanno trasformare un concerto in un’esperienza sensoriale

Teatro della Concordia, Venaria (Torino), 20 marzo 2017. Il Club Tour degli Afterhours approda in provincia di Torino per una data attesissima, come testimonia la lunga coda davanti alla venue. Il sold out non è in prevendita, ma considerando la calca davanti al palco e per tutto il parterre del teatro, è difficile pensare si potessero vendere più biglietti di così.

Il pubblico è in fibrillazione e per fortuna l’opening act è affidato ad un artista che sa bene cosa farsene di tutta quella carica emotiva: Andrea Biagioni, il concorrente di X Factor 10 che ha conquistato il giudizio critico del grande Manuel Agnelli. E questo è già un gran biglietto da visita.
Il giovane cantante regala un breve ma intenso set acustico in cui emergono, oltre al suo singolo Il mare dentro, cantato con un’enfasi difficile da dimenticare, anche due splendide cover: Hurt dei Nine Inch Nails e Halleluja di Leonard Cohen. Il pubblico gradisce e ringrazia con un’ovazione.

Ma veniamo al dunque, ovvero alla band che circa trent’anni fa pubblicava My Bit Boy, primo singolo di una lunga e prolifica carriera. Oggi di quella formazione non resta che Manuel Agnelli, sempre più il simbolo del mecenatismo italiano, adesso anche in tv. Eppure la squadra è formidabile, compatta, con alcuni membri come Rodrigo D’Erasmo o Dellera che dopo anni in lineup sono ormai totalmente radicati nell’istituzione dell’alternative rock tricolore.

Lo show è diviso sostanzialmente in due parti. La prima, lisergica e potente, è incentrata sull’ultimo album in studio, quel Folfiri o Folfox che lo scorso anno ha segnato il ritorno in grande stile del gruppo meneghino e che ha raccolto consensi da ogni dove. L’album è un potente racconto sul dolore, sulla malattia e sulla morte, ma anche sulla cura, sulla vita e soprattutto sull’energia che si può trarre dal superamento di un grave lutto come la perdita di un padre. La storia personale di Manuel getta le fondamenta per un lavoro intimo ma allo stesso tempo condiviso, che non solo regge la prova dei grandi palchi live, ma si trasforma in un’esperienza sensoriale. Il disco, suonato quasi interamente, gioca con il sistema limbico del pubblico, trasporta la platea in un viaggio in cui ogni nota è un racconto e ogni parola è un ipnotico suono.

La seconda parte concede molto ai fan degli Afterhours, con un Manuel tarantolato che mette in gioco tutta la sua personale definizione di “frontman”. Sono addirittura tre i corposi encore, in cui spiccano una cover di State Trooper di Bruce Springsteen, una toccante La vedova bianca (dall’EP Meet Some Freaks On Route 66) e l’immancabile Male di miele, il brano più celebre di Hai paura del buio?, storico disco di vent’anni fa che rimane ancora oggi un insostituibile punto di riferimento per la band e per il genere.
Impossibile poi non citare l’eccezionale doppietta d’apertura dell’album Quello che non c’è, ovvero Bye Bye Bombay, cantata a squarciagola dai fan accorsi al Teatro della Concordia, e la title-track per la conclusione perfetta di una serata perfetta.

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Umberto Scaramozzino

Foto di Roberto Panucci

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