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A quasi 70 anni Alice Cooper si tiene ben stretto il titolo di padre dello shock rock

Alcatraz, Milano, 14 giugno 2016. Alice Cooper conquista Milano portando con sé il suo modo di fare rock e tutti i numeri del suo spettacolo dal vivo. Bambole di pezza, mostri giganti, effetti speciali, in pratica tutto ciò che l’ha reso famoso in tutto il mondo e che gli ha fatto guadagnare il titolo di padre dello “shock rock”.

Si parte con Black Widow. Alice entra in scena con un mantello nero, si accendono i riflettori e partono gli effetti speciali – ma lo spettacolo inizia veramente poco dopo quando se lo toglie in favore di una giacca a strisce bianche e nere e tutta la band – composta da tre chitarre, basso e batteria – intona le note di No More Mr. Nice Guy.

Il concerto è puro rock’n’roll e i brani filano via tra scambi di assoli e riff potenti: si susseguono Under My Wheels, Public Animal #9, Billion Dollar Babies – con tanto di lancio di soldi finti al pubblico -, Long Way To Go, Woman Of Mass Distruction. A un certo punto lo sfondo (due occhi giganti disegnati a ragnatela) cambia e sale la tensione. Dopo qualche secondo di silenzio, parte il riff che tutti stavano aspettando, quello di Poison: l’Alcatraz, gremito di gente, si accende e il pubblico si scatena, complice l’esecuzione perfetta della celebre hit ottantiana.

Tocca quindi a Halo Of Flies, lunga suite durante la quale Alice Cooper impugna la bacchetta e dirige un brano up-tempo con riff incalzanti e, nell’intermezzo strumentale, un incredibile solo di basso e batteria all’unisono. È la volta poi di Feed My Frankenstein: Alice Cooper a metà brano si accomoda su una gigantesca sedia elettrica e si trasforma, appunto, in un mega Frankestein. Su Cold Ethyl, invece, il cantante si trastulla con una finta bambola di pezza che, nel successivo Only Women Bleed, prende vita e diventa protagonista della scena insieme a lui.

Con Guilty e la successiva Ballad Of Dwight Fry si respirano atmosfere più vicine agli anni ’80/’90, mentre in Killer Cooper canta indossando una camicia di forza insanguinata. Entra in scena una gigante ghigliottina e partono le note di I Love The Dead: il Nostro viene “decapitato” e, a metà pezzo, si illuminano quattro lapidi dedicate ciascuna a un’icona della musica rock e ad una sua canzone: ci sono Keith Moon e Pinball Wizard; Jimi Hendrix e Fire; David Bowie e Suffragette City; infine, Lemmy Kilmister e Ace Of Spades. Il pubblico ormai è in visibilio e, per chiudere, partono i grandi classici del repertorio di Alice Cooper: I’m Eighteen e School’s Out. La band se ne va, ma viene richiamata sul palco per l’ultimo bis, Elected.

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Redazione

Foto di Francesco Prandoni - testo di Gaetano Petronio

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