A quasi 70 anni Alice Cooper si tiene ben stretto il titolo di padre dello shock rock

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di Redazione
Foto di Francesco Prandoni - testo di Gaetano Petronio

Alcatraz, Milano, 14 giugno 2016. Alice Cooper conquista Milano portando con sé il suo modo di fare rock e tutti i numeri del suo spettacolo dal vivo. Bambole di pezza, mostri giganti, effetti speciali, in pratica tutto ciò che l’ha reso famoso in tutto il mondo e che gli ha fatto guadagnare il titolo di padre dello “shock rock”.

Si parte con Black Widow. Alice entra in scena con un mantello nero, si accendono i riflettori e partono gli effetti speciali – ma lo spettacolo inizia veramente poco dopo quando se lo toglie in favore di una giacca a strisce bianche e nere e tutta la band – composta da tre chitarre, basso e batteria – intona le note di No More Mr. Nice Guy.

Il concerto è puro rock’n’roll e i brani filano via tra scambi di assoli e riff potenti: si susseguono Under My Wheels, Public Animal #9, Billion Dollar Babies – con tanto di lancio di soldi finti al pubblico -, Long Way To Go, Woman Of Mass Distruction. A un certo punto lo sfondo (due occhi giganti disegnati a ragnatela) cambia e sale la tensione. Dopo qualche secondo di silenzio, parte il riff che tutti stavano aspettando, quello di Poison: l’Alcatraz, gremito di gente, si accende e il pubblico si scatena, complice l’esecuzione perfetta della celebre hit ottantiana.

Tocca quindi a Halo Of Flies, lunga suite durante la quale Alice Cooper impugna la bacchetta e dirige un brano up-tempo con riff incalzanti e, nell’intermezzo strumentale, un incredibile solo di basso e batteria all’unisono. È la volta poi di Feed My Frankenstein: Alice Cooper a metà brano si accomoda su una gigantesca sedia elettrica e si trasforma, appunto, in un mega Frankestein. Su Cold Ethyl, invece, il cantante si trastulla con una finta bambola di pezza che, nel successivo Only Women Bleed, prende vita e diventa protagonista della scena insieme a lui.

Con Guilty e la successiva Ballad Of Dwight Fry si respirano atmosfere più vicine agli anni ’80/’90, mentre in Killer Cooper canta indossando una camicia di forza insanguinata. Entra in scena una gigante ghigliottina e partono le note di I Love The Dead: il Nostro viene “decapitato” e, a metà pezzo, si illuminano quattro lapidi dedicate ciascuna a un’icona della musica rock e ad una sua canzone: ci sono Keith Moon e Pinball Wizard; Jimi Hendrix e Fire; David Bowie e Suffragette City; infine, Lemmy Kilmister e Ace Of Spades. Il pubblico ormai è in visibilio e, per chiudere, partono i grandi classici del repertorio di Alice Cooper: I’m Eighteen e School’s Out. La band se ne va, ma viene richiamata sul palco per l’ultimo bis, Elected.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

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