Tra gli Alt-J e l’Italia c’è qualcosa di speciale

Recensione Alt-J Milano 14 febbraio 2015

Sembra impossibile, ma l’Italia è il Paese che più ama gli Alt-J. Un fatto di numeri e di empatia, come ha dimostrato il concerto degli inglesi al Forum di Assago (Milano) del 14 febbraio 2015. Ecco la recensione di uno show davvero speciale. (Foto di Francesco Prandoni)

Forum di Assago gremito, biglietti andati a ruba. Gli Alt-J sono riusciti nell’impresa del sold out. Non c’è un solo posto vuoto, ma un po’ di spazio è rimasto, come sempre, tra le prime gradinate e il fondo del parterre. Ed è lì che una ragazza si muove, a ritmo della musica. Danza. Con un cerchio. Da dove l’abbia tirato fuori, resta un mistero. Per buona parte della serata, il suo è una sorta di controspettacolo. È nella posizione opposta al palco, ma chi ha la fortuna di avere sott’occhio entrambi si è accorto che i movimenti della ragazza col cerchio, come ogni danza riuscita, erano un completamento naturale del concerto.

Sulla contrapposizione tra movimento e staticità si fonda buona parte della proposta degli Alt-J. Un dialogo a scatti che produce spesso, a sorpresa, una sorta di groove sotterraneo a cui molti ascoltatori non vedono l’ora di cedere. Per gli Alt-J, ad Assago, sono probabilmente accorsi da tutta Italia, rendendo la tappa milanese la più grande di tutto il tour europeo. Al gruppo di Leeds, cui spesso si è voluta affibbiare l’etichetta della timidezza nerd, è bastata la professionalità per uscirne trionfatore.

A noi di Onstage hanno assicurato che no, non saranno mai degli animali da palcoscenico, neanche pensavano di salirci, agli inizi, su un palcoscenico. E in effetti la parte “spettacolare” dello show è affidata ai giochi di luci. Ma tutti i membri della band sono schierati alla stessa altezza in fronte al pubblico: in pratica, sono tutti dei frontman. Insomma, anche la loro presenza è un ingranaggio dell’allestimento. “Ingranaggio” non è un termine a caso: la parte visuale ricalca, in buona parte, la componente meccanica della musica degli Alt-J.

A suscitare sensazioni più eteree provvede il resto, cioè la musica. Gli arrangiamenti non si discostano poi molto da quelli dei dischi, ma il pubblico del Forum è conquistato fin dalle prime note di Hunger of the Pine, ripresa da mille telecamerine, e quasi ogni canzone successiva suscita boati. Il vertice emotivo è forse Matilda, dove il coro dei fan – con una sfumatura femminile prevalente – quasi sormonta la voce del cantante Joe Newman. Verso la fine del set, sono i gorgheggi di Taro (alle spalle della band, le luci sono composte a somiglianza di vetrate di chiesa) a strappare l’ovazione. E non è mancata la marea d’accendini, immediatamente dopo, ad accompagnare la delicatezza di Warm Foothills.

La chiusura, affidata all’ormai celebre Breezeblocks, non poteva che essere esplosiva. In mezzo, non un calo d’attenzione. Con soli due album alle spalle, era difficile che gli Alt J si spingessero oltre la soglia del’ora e mezza. E tuttavia, i ragazzi del Forum, ammaliati quando non trascinati dal mix di folk ed elettronica, avrebbero ascoltati volentieri Joe, Gus e Thom ancora a lungo.

Guarda le foto del concerto.

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni