Andrea Nardinocchi a Milano, tra concerto e djset

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Dopo l’esordio discografico Il momento perfetto, Andrea Nardinocchi ha suonato a Milano il 3 luglio 2013, dove ha proposto un interessante show tra concerto e djset. Ecco la nostra recensione.

Magnolia, Milano, 3 luglio 2013. L’esordio discografico di Andrea Nardinocchi, Il momento perfetto, ha piacevolmente sorpreso per le sonorità attuali e internazionali, mi reco quindi al concerto con la voglia di vedere come farà a rendere il tutto dal vivo in maniera efficace. Non sono in tanti al circolo Magnolia, ma sono tutti raccolti sotto al palco ed è facile percepirne il calore. Ad accompagnarlo, oltre la sua postazione con computer, effetti e campionatori c’è solo un chitarrista.

L’inizio è schizofrenico: su una ritmica composta da suoni bassi sempre più fitti, Andrea canta una versione incredibile di Immagine di John Lennon, che si trasforma nell’intro per Un posto per me, il primo singolo dell’album. Il pezzo è diverso dalla versione in studio, l’autore live gioca con gli effetti di voce e con i suoni mentre la chitarra dà corpo al tutto. Appena finisce esplode Wannabe (si, proprio quella delle Spice Girls) lievemente remixata, che fa da ponte per il brano Tu sei pazzo. Sarà questa la cifra stilistica del concerto, un continuo rimando di citazioni pop tritate e usate per condire i brani dell’album, come se il concetto di campionamento fosse applicato all’intero concerto. Purple Rain come Il mio canto libero anticipano o chiudono i brani originali, come se fossero mattoncini che vanno a incastrarsi per costruire il live set. Nardinocchi è bravo a passare con disinvoltura da un pezzo all’altro, saltella e si agita evidentemente eccitato da quello che sta facendo, felice di unire i suoi brani a quelli che ama.

Disinvolto non lo è per nulla quando parla al pubblico, invece. Ma l’imbarazzo diventa la sua arma, si tende a perdonarlo un po’ perché è a inizio carriera, un po’ perché sembra di conoscerlo da sempre, come se fosse un ex compagno di scuola. Come si chiude un occhio per i numerosi errori, strofe che non partono quando dovrebbero o pezzi di testo dimenticati. Lui candidamente lo ammette sempre e non prova a dissimulare lo sbaglio, preferisce magari far ripartire il pezzo, dimostrando forse ingenuità ma anche completa onestà. Un po’ ci marcia, come quando, subito dopo Come stai, annuncia: «Non mi ricordo con che pulsante devo partire, mi sa che sbaglierò. Però se sbaglio poi lo recupero a modo mio, insomma vedrete, o forse no…» prima di dare vita ad un mix live fatto di piccoli campionamenti, dove mischia Thinkin Bout You di Frank Ocean a Limit To Your Love nella versione di James Blake, pagando dazio a quelle che sono le sue evidenti fonti di ispirazione, e creando uno dei momenti più entusiasmanti. Non solo i frammenti musicali ma anche le parti del testo sono mischiate creando una sorta di mash up live.

In alcuni pezzi la resa è all’altezza, specie quelli più densi di suoni come Non mi lascio stare, o quelli più r’n’b come Le labbra screpolate (diciamolo, potrebbe essere un Tiziano Ferro prima maniera), ma altre volte l’uso della base toglie forza all’esibizione (Pareti) e l’effetto piano bar è dietro l’angolo. Inoltre il pre-registrato va dritto per la sua strada costringendo Andrea ad attenersi alla struttura, mentre è evidente che lui sarebbe felice di lasciarsi andare all’improvvisazione e alcuni errori sono dovuti proprio a questo. Le cose cambiano quando i brani si costruiscono sulla chitarra, che registrata in loop si sovrappone a se stessa (Storia imposibile) o sulla voce che si stratifica. Sarebbe interessante introdurre più elementi dal vivo, mantenendo inalterata l’attitudine al djset, e cercare l’equilibrio migliore per consentire ad Andrea di trovare l’alchimia giusta per ogni brano.

Per il finale sale sul palco il rapper Mecna e canta insieme a Nardinocchi i featuring Ogni Secondo e Servirà una scala, e subito dopo di lui Dargen D’Amico, che ha prodotto il disco con la sua etichetta Giada Mesi ed è stato uno dei primi a credere nel progetto, come ricorda anche Andrea introducendolo. Dargen catalizza la scena, insieme cantano Continua a correre e di nuovo Un posto per me, ma questa volta con le due strofe rappate del musicista milanese. L’ottima resa rafforza la convinzione che Andrea abbia bisogno di compagnia su quel palco, non perché non sia in grado di reggerlo da solo, ma più che altro per avere la libertà di rendere al meglio tutte le potenzialità della sua musica.

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