Angel Olsen incanta Milano con un concerto intimo e travolgente

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Angel Olsen si è esibita al Biko di Milano in un concerto emozionante. Voce incredibile e pezzi stupefacenti, la cantautrice americana ha convinto tutti. La recensione della serata del 2 ottobre 2014.

Angel Olsen si porta dietro un fardello pesante. Il suo secondo disco, Burn Your Fire For No Witness, è una delle soprese musicali più piacevoli dell’anno. Un album sofferto, capace di spaziare dal grunge al country, dal folk al rockabilly, frutto di esperienze sentimentali traumatiche, disavventure varie e un trasferimento da Chicago alla North Carolina.

Celestiale sin dal nome, Angel Olsen ha una delle voci più coinvolgenti del panorama indie americano. Uscita dalla cerchia di Will Oldham, ha attirato le attenzioni e lodi della critica, che per lei ha scomodato paragoni che vanno da Emmylou Harris a Pj Harvey. La giovane cantautrice dell’Illinois, patologica allergia per i sorrisi gratuiti e un irresistibile naso alla francese, è stata preceduta sul palco del Biko di Milano da un bellissimo set acustico del brasiliano Rodrigo Amarante, polistrumentista talentuoso che ricorda il miglior Devendra Banhart.

Olsen si è presentata accompagnata dal chitarrista Stewart Bronaugh, Josh Jaeger alla batteria e Emily Elhaj al basso. Un’ora di live, per lunghi tratti emozionante e ipnotica, con sprazzi elettrici stupefacenti. Smussati gli eccessi di lo-fi degli esordi, sta portando in tour una scaletta pungente, istintiva, lasciando spazio alla scarna acustica (chitarra e voce) solo a fine set, nelle due canzoni di chiusura. Nessuno dei pezzi trainanti dell’ultimo lavoro in studio viene tralasciato.

I due minuti di Unfucktheworld sono un coltello al cuore dei presenti, la stupenda ballata Lights Out ricorda Nico e i Velvet Underground, Forgiven/Forgotten è puro garage, quel tipo di canzone trascinante che ti aspetti nel jukebox di qualsiasi localaccio underground che si rispetti in una metropoli americana. Con il country di Hi-Five sprigiona la sua voce con un ritmo travolgente che starebbe benissimo nella colonna sonora di un film di Robert Altman. Poco dopo la mezzanotte, l’angelo di Chicago saluta e se ne va regalandosi uno dei primi sorrisi della serata.

E fa riflettere che negli Usa vada ospite da David Letterman, vista da milioni di telespettatori, mentre in Italia, praticamente semisconosciuta, faccia impazzire un centinaio di (fortunate) persone alla volta.

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