Molto più della somma delle parti, grande prova degli Atoms For Peace a Milano

Recensione concerto Atoms For Peace Milano 17 luglio 2013

Concerto molto coinvolgente degli Atoms For Peace a Milano, che hanno mostrato un grande affiatamento in favore del groove. La nostra recensione.

Ippodromo del Galoppo, Milano, 17 luglio 2013. Gli Atoms For Peace saranno anche il progetto di Thom Yorke, ma dal vivo è la totalità dei musicisti presenti sul palco a fare la differenza. Perché la complessità dei suoni, ma soprattutto la potenza del groove, non potrebbe essere espressa se non con l’apporto di tutti e cinque gli elementi. Alla faccia di chi diceva che su disco il basso di Flea non emergeva granché. Durante il concerto di Milano è sempre stato in primissimo piano, con un suono profondo che come acqua riempiva tutte le fessure lasciate dagli altri strumenti. Il suo sound è molto diverso da quello a cui ci ha abituato con i Red Hot Chili Pappers – non potrebbe essere altrimenti -, eppure è perfettamente riconoscibile il suo tocco, l’estrema naturalezza istintiva al groove. La controparte di Flea sono le tastiere di Nigel Godrich, che si stagliano ferme creando melodie ripetitive ma sempre in divenire. Sullo sfondo, le complesse ritmiche di Joey Waronker e di Mauro Refosco, che si incastrano e si sovrappongono con così tanta precisione che non lo si nota neppure. In un paio di brani (Hallow Heart e Feeling Pulled Apart by Horse) prendono il sopravvento sugli altri strumenti e l’effetto è grandioso.

Questi meccanismi danno a Thom Yorke la possibilità di usare la sua voce in un modo insolito; il timbro è quello che conosciamo bene, ma  le linee sono molto più dinamiche e ritmate rispetto alla produzione dei Radiohead. Anche quando imbraccia la chitarra si lascia andare a riffettini funky che trovano la loro naturale ragion d’essere nel contesto creato dal basso. Tra Flea e Thom c’è un gran feeling, si vede da come si muovono a ritmo sul palco, da come si cercano. A ben guardare tutti e cinque i musicisti sono estremamente ricettivi gli uni verso gli altri, gli basta uno sguardo per capire quando chiudere Cymbal Rush, e l’amalgama che si crea è gran parte merito di questo.

Lo ammetto, non avevo grandi aspettative. Il disco d’esordio (Amok) mi ha incuriosito, ma avevo dei dubbi sulla sua resa live. Mi sono ricreduto fin dal primo pezzo, Before Your Very Eyes, e da li in poi ogni brano non ha fatto altro che confermare la grande forza degli Atoms For Peace dal vivo. C’è da ballare, e nessuno dei presenti è stato capace anche solo di non muovere il piede a tempo, mentre la maggior parte del pubblico – che comunque riempiva buona parte del prato e degli spalti – si è lasciata andare a improvvisate danze. La stessa cosa che hanno fatto Flea e Yorke sul palco: uno spettacolo nello spettacolo. Li abbiamo visti agitarsi e fremere dai grandi schermi laterali – fino a che hanno retto, visto che a metà concerto si sono spenti per non riaccendersi più – al punto che entrambi hanno sentito la necessità di togliersi la maglietta e rimanere a torso nudo. Yorke ha sudato come non ha mai fatto ad un concerto dei Radiohead. Flea, avvolto in una specie di gonna-pantalone, è più abituato alle danze forsennate ma era talmente tanto concentrato sullo strumento da sembra un tutt’uno con esso. Sia sui brani di Amok come Default, Ingenue e Unless, sia su quelli dell’album solista di Thom Yorke, The Eraser.

Nonostante siano passati 7 anni tra i due dischi sui cui si concentrata tutta la scaletta, dal vivo i brani suonano affini , perfettamente amalgamati nel mix di sonorità afrobeat. Anche quando Yorke siede al piano il groove rimane sempre presente e determinante. Gli unici pezzi abitualmente suonati dalla band che si distinguono stilisticamente sono la b-side dei Radiohead Paperbag Writer e la cover degli Unkle Rabbit In Your Headlight, ma in questo caso sono stati messi da parte. Gli Atoms hanno preferito concentrarsi sui due encore di grande intensità culminati nelle titletrack dei due album The Eraser e Amok. Ci pensa Black Swan a chiudere l’incredibile set, lasciando andare via il pubblico ancora mezzo danzante.

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