Serata di rock a Ferrara con i Bastille. La band di Dan Smith continua a convincere

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Esibizione intensa per i Bastille a Ferrara. La band di Dan Smith è pronta per il salto di qualità. La recensione del concerto del 25 luglio 2014. Foto di Francesco Prandoni

Piazza Castello, Ferrara, 25 luglio 2014. L’Italia accoglie per la quinta volta in meno di due anni, fra concerti (due a Milano, il 23 novembre all’Alcatraz e il 22 marzo al Mediolanum Forum) e ospitate a programmi radio e tv, i Bastille, gruppo inglese vincitore del premio come Breakthrough Act ai Brit Awards di quest’anno. Dan Smith, frontman della band, e soci – William Farquarson al basso, Kyle J. Simmons alla tastiera e Chris “Woody” Wood alla batteria – hanno trasformato per una sera il festival Ferrara sotto le stelle (XIX edizione) in un raduno di Stormers, come si fanno chiamare i loro fan dall’espressione inglese «storming of the Bastille» (letteralmente, «presa della Bastiglia»).

L’apertura del concerto vede sul palco George Ezra, giovanissimo cantautore inglese al debutto col primo album Wanted On Voyage, dopo lo straordinario successo del pezzo Budapest, con il quale ha chiuso il mini-concerto. In scaletta, fra le altre, Blame It on Me, Listen to the Man, il nuovo singolo Cassy ‘O, Benjamine Twine, Live It Up To You, Stand by Your Gun, Spectular Rival e Did You Hear the Rain?.

Alle 21.30 circa, fra le ovazioni della platea, sono saliti sul palco i veri ospiti della serata, accolti da un mare di palloncini verdi. Il primo brano della setlist è stata la canzone che dà il nome al loro primo album: dal vivo Bad Blood è una scarica di cattiveria con i suoi suoni duri. Dopo Weight of Living Pt. 2, è venuto il turno di Laura Palmer, che con il suo ritmo serrato è esplosa potente nel ritornello, e Poet, ispirata al Sonetto 18 di William Shakespeare, a testimonianza del passato di Dan come studente di letteratura inglese all’università.

Le note oniriche di Overjoyed hanno lasciato il posto a No Angels, mash-up che fonde No Scrubs delle TLC e Angels di The xx, e Blame, brano che sarà presente nel prossimo LP della band. Sono seguite These Streets, dove domina il suono dello xilofono, e The Silence, una delle tracce più ritmate. Poi è stata la volta della poesia di Things We Lost In the Fire e i suoni extraterrestri di Laughter Lines. Prima dell’epica Icarus, Dan si è avvicinato alla tastiera per suonare Oblivion, il brano più lento del concerto, una perla rara che culla gli animi e li riconduce alla serenità perduta. Durante l’esecuzione il pubblico ha soffiato in aria bolle di sapone che hanno riportato l’atmosfera a una dimensione magica.

The Draw, che Dan ha descritto come tentativo di essere una rock band, ha anticipato la fine dello show. L’uso pesante delle chitarre indica la direzione che prenderà il follow-up del loro album di debutto. Al primo riff gli spettatori hanno realizzato una coreografia alzando le mani al cielo a forma di triangolo, simbolo della band. Al momento di cantare Flaws, inno della band, Dan Smith è sceso in platea con il cappuccio calato sulla testa per proteggere la chioma spettinata ad arte.

Dopo essere usciti di scena, i Bastille sono tornati sul palco e hanno riportato la piazza agli anni ’90 con Of the Night, sulle cui note il pubblico si è scatenato saltando sul parterre – dance floor. Il concerto è terminato con il brano che li ha condotti al successo internazionale: Pompeii è l’apice della catarsi, un inno da stadio che ha rapito e stordito gli spettatori, incapaci di resistere al potere che la musica esercita sui loro corpi. Dopo altre due serate in Italia – il 26 luglio a Roma e il 27 a Udine – i Bastille riprenderanno il loro tour fra l’Europa e l’America, che terminerà la vigilia di Capodanno in Nuova Zelanda.

Nell’attesa di ascoltare il loro nuovo materiale, la cui uscita è prevista per l’anno prossimo, non ci resta che consumare Bad Blood, un gioiello di musica rock alternativa che penetra nell’anima grazie ai toni caldi di Dan Smith, cantautore, compositore e produttore ventottenne del quale sentiremo ancora a lungo parlare.

Matteo Daniele

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