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I Bastille a Milano, show oltre qualsiasi genere e confine musicale

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 7 febbraio. Mentre il resto del music biz è impegnato a porsi quesiti di morettiana memoria come “mi si nota di più se sono o non se non sono Sanremo?”, stasera io ho scelto di aggregarmi alle altre migliaia di fan che si ritrovati tra le mura del Mediolanum Forum per assistere al primo concerto dei Bastille in programma nel nostro Paese nel 2017. Già, perchè i Nostri a poche ore dallo show hanno annunciato altre due date italiane in calendario il prossimo luglio.

Anche se il sold out è lontano (l’ultimo anello è chiuso al pubblico e il parterre non è dei più affollati), i fan presenti si fanno sentire come se non ci fosse più un posto libero. La mia passione per lo studio del genere umano unita al mio innato spirito da zabetta mi portano a scambiare quattro chiacchiere con diversi di loro. Per lo più giovanissimi (gli over 30 sono quasi un miraggio) e provenienti da mezza Italia: c’è chi è partito alle 4 di questa mattina da Napoli e chi da Torino è corso a Milano subito dopo un esame all’Università. Sbattimenti che solo un fan con la F maiuscola può comprendere, ma che presto verranno ricompensati con l’ingresso dei Bastille sul palco.

Sono circa le 21.20 quando Dan Smith, Chris Wood, Kyle Simmons e Will Farquarson entrano in scena accompagnati da altri quattro elementi (fiati compresi). Sul maxi schermo sullo sfondo e sui due più piccoli laterali scorrono filmati e grafiche dal taglio cinematografico, alternati da immagini della band. Dall’alto del palco fanno capolino due manichini intenti ad osservare quello che sta succedendo sotto di loro, citazione della copertina dell’ultimo e secondo album dei Bastille Wild WorldL’ormai assodata pessima acustica del Forum inizialmente ostacola la resa della voce di Dan, ma il tutto fortunatamente migliora dopo i primi brani in scaletta, quando lo stesso Dan passeggia allegramente nel parterre (facendo anche una puntatina negli spalti) con la stessa tranquillità di una qualsiasi session in studio.

Come nei dischi, anche durante i concerti i Bastille mantengono quella continua alternanza di stati d’animo: ci sono canzoni nate per diventare degli inni cantati a squarcia gola durante i live (come Good Grief o Lethargy, entrambe estratte da Wild World, insieme alle super hit Laura Palmer e Pompeii, contenute nell’album d’esordio Bad Blood) ma anche brani da ascoltare nel buio e nella solitudine delle propria stanza (Oblivion e Four Walls (The Ballad Of Perry Smith sono due esempi). Questa altalenanza si ripete anche nei generi: quando ti sembra di stare ascoltando una canzone che meglio rispecchia il pop nudo e crudo ecco che una scarica di chitarra ti riporta alle sonorità rock, messe da parte subito dopo per far spazio a brani elettro e anche delicatamente tamarri come Of The Night (interpretato da Dan nel centro del parterre “coreografando” i movimenti dei fan).

Indie-pop-elettro-rock, è così che potremmo definire i Bastille? La verità è che sfuggono a ogni tipo di rigida (e anche un po’ superata) catalogazione, è questo il loro bello. Sarebbero capaci di mandare in crisi anche i più maniaci delle definizioni. Sono fluidi, come fluida è la società (o per rimanere fedeli a Bauman “liquida”) che li ha portati in grembo fino ad ora, sfuggono a confini e a generi musicali. Ed è proprio per questo motivo che possiamo dire che i Bastille sono una delle poche formazioni che ha portato una ventata di freschezza nel panorama musicale internazionale. E dopo il concerto di stasera, io e gli altri migliaia di presenti che li hanno preferiti a Sanremo ne siamo ancora più convinti.

Bastille Milano 2017, scaletta del concerto

Send Them Off!
Laura Palmer
Warmth
Snakes
Flaws
Oblivion
Lethargy
Things We Lost in the Fire
The Draw
The Currents
The Anchor
Bad Blood
Four Walls (The Ballad of Perry Smith)
Blame
Of the Night
Fake It
Weight of Living, Pt. II
Glory
Good Grief

Bis:
Two Evils
Icarus
Pompeii

Bastille Milano 2017, foto del concerto

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Laura Ritagliati

Foto di Emanuela Giurano

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