I Bastille in concerto a Milano, una band nata già grande

Recensione concerto Bastille Milano 23 novembre 2013

I Bastille hanno conquistato l’Alcatraz di Milano, dimostrandosi una band già grande nonostante la giovane età. Leggi la recensione del concerto. (Foto di Francesco Prandoni)

Chi di voi non ha mai canticchiato il coro di apertura di Pompeii alzi la mano. Questa sera all’Alcatraz voglio capire come mai. Qual è la magia che si cela dietro questi quattro ragazzotti inglesi? I Bastille cominciano la loro storia come progetto del frontman Dan Smith, che registra 12 brani sul proprio laptop. Anche se il suono dell’album rispecchia un’attenzione maniacale al dettaglio, Smith ha già dichiarato: «Dal vivo sarà tutto più rock». Lungo la strada una lieve pioggia e un freddo pungente mi accompagnano all’appuntamento con i Bastille. Arrivo, e ad accogliermi c’è una fila interminabile di persone, l’Alcatraz sold out è permeato di una sorta di religiosa attesa e il pubblico è trasversale: ragazzine, mamme costrette dalle figlie, fidanzati non proprio felici e gente che crede di averle già viste tutte.

Ore 20,40 puntuali: energici e con un gran suono, i quattro di Londra salgono sul palco e si capisce subito che ne hanno mangiata di polvere sulla lunga strada verso il successo. Il concerto è una continua cascata di potenziali hit, fino ad arrivare ad Overjoyed, un brano dall’atmosfera malinconica, che emoziona subito. Diversi sono i volti rigati dalle lacrime mentre Daniel Campbell Smith ne intona l’etereo ritornello. Durante il concerto ci vengono regalati due inediti : The Draw e Blame spostano il suono da un elettro/pop ad un rock striato d’elettronica con assoli e distorsioni degni dei primi Stones. Il set è molto semplice: due tastiere, un basso e una batteria ma Smith dal vivo si rivela una vera sorpresa (guarda le foto). Preciso, coinvolgente, è come vedere un Chris Martin agli esordi, ma ubriaco di synth e con il giusto numero di falsetti.

Ricordo una frase di Bono che diceva: «In ogni live cerco un’immagine, qualcosa che possa restare nella mente delle persone per sempre». Smith sembra fare lo stesso quando su Flaws scende dal palco e percorre l’Alcatraz cantando e abbracciando i fan in delirio. Mi guardo attorno, quello che vedo è gente soddisfatta, la gioia di ascoltare qualcosa nato da poco ma che già suona classico. I volti si illuminano al ritmo della musica e i Bastille sembrano non essersi mai sentiti a casa come stasera. Il concerto volge al termine troppo in fretta, un folto gruppo di ragazzine scatenate a bordo palco urla “fuori, fuori” e i nostri non si fanno attendere per un ultimo bagno di folla, cantando il loro inno Pompeii. La chicca della serata? Una cover, in perfetto sound Bastille, di Rhythm Of The Night di Corona, cercare su Youtube per credere. Il bilancio generale è quello di un concerto senza troppi fronzoli, con poca scena e molta musica, e di una band nata già grande.

Lentamente la folla defluisce verso l’uscita, ma io aspetto un po’, respiro ancora l’atmosfera creata da questi quattro ragazzi come tanti, che partendo da un laptop in una qualsiasi cameretta dell’immensa Londra sono arrivati al loro primo tour mondiale. Grazie Bastille, ci si rivede a marzo.

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni