Ben Harper a Milano, un concerto di rara intensità e bellezza

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di Claudio Morsenchio
Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (MI), 7 ottobre 2016. A poco più di un anno di distanza dalla performance sottotono di luglio 2015, Ben Harper torna in Italia. Buone notizie: il concerto di Milano ci restituisce un artista molto diverso dall’ultima esibizione, di gran lunga più vicino a quello che per tantissime persone è stato un vero e proprio riferimento musicale dagli anni 90 in poi piuttosto che all’intristito performer degli ultimi tempi. Dopo lunghe traversie personali e musicali, Ben sembra aver ritrovato l’ispirazione e le motivazioni di inizio carriera. Un nuovo inizio i cui meriti vanno ripartiti tra lui e la sua storica band, con cui si è ricongiunto l’anno scorso dopo oltre sette anni di lontananza.

Nell’estate 2015 Ben si era presentato senza un nuovo lavoro ma con i bravissimi Innocent Criminals, annunciando a gran voce la voglia di rinascere dopo un periodo poco ispirato della sua carriera. Ma agli annunci non erano seguiti i fatti. Rispetto a quel concerto, Ben oggi ha alle spalle un nuovo (grande) album ed una lunga serie di concerti a supporto, che gli hanno consentito di rifare sua la dimensione live. Accompagnato dal consueto cappello Borsalino calcato in testa, il californiano attacca con Oppression e Diamond On The Inside, facendo capire da subito le intenzioni della serata. Il suono è perfetto, i musicisti anche: la scaletta è sapientemente costruita per divertire e coinvolgere il pubblico. I numerosi riferimenti al passato (fra gli altri Don’t Take That Attitude To Your Grave e Roses From My Friends) si integrano piacevolmente ai brani del nuovo Call It What it is, fresco ed attuale.

Solare l’incalzare basico di Shine, brillante il reggae di Finding Our Way in medley con Trench Town Rock di Bob Marley: il pubblico canta, balla, applaude, si lascia andare al calore e all’umanità che Ben lascia trasparire – alla fine di ogni pezzo saluta, ringrazia e sorride. Gli Innocent Criminals sono come sempre all’altezza: alle percussioni Leon Mobley, da sempre il più osannato dal pubblico, si contende gli applausi con il gigante buono Juan Nelson (al basso), preciso, potente e vero protagonista del groove. Dissacrante il “duello” fra Harper e Nelson in Fight For Your Mind, potentissima la “nera” Faded con un lungo intermezzo di Ben che, seduto con la chitarra sdraiata sulle ginocchia, rievoca sonorità hendrixiane.

Ma la piacevole sorpresa della serata è l’armonia con cui Mr Harper è tornato a fare musica. E se Ben Harper è Ben Harper, allora è normale che il concerto sia di rara intensità e bellezza. Anche quando l’artista californiano pesca, inaspettatamente, un pezzo come Don’t Give Up Me Now, uscito dal periodo poco brillante con i Relentless Seven. Rispetto a un classico concerto dell’artista americano mancano le ballate, ma non se ne sente la necessità perchè tutto gira a meraviglia.

Nei molteplici bis della seconda parte, il protagonista dello show dà il meglio di se stesso: dopo aver ospitato al suo fianco Leon ed il suo djambe su Burn One Down, canta una struggente versione di Where Could I Go. Nel bel mezzo del pezzo, Harper lascia il microfono, si avvicina al pubblico e la band si zittisce, come tutto il palazzetto: resta solo la sua voce che potentissima squarcia il religioso silenzio del Forum, senza amplificazione. È in questo momento che la rinascita si compie: Harper vuole dire a se stesso che può ancora una volta rimettersi in gioco e ripartire, come spesse volte ha fatto nella sua carriera, gridando la sua vittoria al mondo. Il finale, suonato a luci completamente accese, è dedicato ad uno degli inni più conosciuti della sua carriera, With My Own Two Hands, che chiude uno dei concerti più riusciti di Harper in Italia. Gli Innocent Criminals hanno ridato a Ben quello di cui aveva immensamente bisogno e tutti noi siamo gliene siamo enormemente grati.

Le foto del concerto

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