Tornare con gli Innocent Criminals è stata la miglior cosa che Ben Harper potesse fare

Foto-concerto-ben-harper-milano-22-luglio-2015
di Claudio Morsenchio
Foto di Francesco Prandoni

Assago Summer Arena, Milano, 22 luglio 2015. Circa sette anni fa, dopo pluripremiati dischi e infuocati live, Ben Harper e i suoi amati Innocent Criminals decisero di separarsi. La movimentata vita personale di Harper aveva bisogno di cambiamenti, sperimentazioni, innovazioni e forse anche di qualche accurata riflessione artistica. Da quel momento, siamo sinceri, l’ispirazione degli inizi, le melodie sporcate di blues del Mississippi, la spensieratezza di alcune composizioni non l’abbiamo più ritrovata. In questi anni Ben ha cercato un’identità diversa con discordanti risultati, quasi mai convinto delle sue scelte e decisamente poco accattivante dal punto di vista musicale.

Da qui, dopo un lungo periodo riflessivo, la decisione di ripartire dalle radici, dalle origini e dalla genesi che hanno creato tutto: dopo un album acustico insieme alla mamma di cui recentemente abbiamo raccontato il tour, Harper richiama a corte i suoi amici di sempre, che fin dagli inizi o quasi, hanno raccontato insieme a lui le storie più romantiche e sofferenti della sua vita e hanno affiancato l’artista nei momenti più brillanti della sua carriera, partendo per un tour interminabile a colpi di sold out. Milano è una delle tappe italiane cui il chitarrista californiano è più affezionato e nonostante la location sia una delle più tristi e desolate di sempre, Ben e i suoi Innocent Criminals regalano un show convincente ed emozionante, come da tempoi fan aspettavano.

A dispetto della torrida temperatura estiva, Ben indossa una camicia a scacchi a maniche lunghe sopra a un T-shirt bianca con tanto di Borsalino in testa che toglie soltanto a fine show. La band, dopo la reunion  live, non ha ancora pubblicato un nuovo lavoro, ma non se ne sente il bisogno: il pubblico vuole riascoltare dal vivo i pezzi che per tanto tempo ha ascoltato sui cd di inizio carriera. E infatti la scaletta è tutta basata sugli esordi. Diamond On The Inside, Masterpiece, Burn to Shine sono alcuni dei successi magistralmente suonati.

Ben parte un po’ in sordina, addirittura sovrastato dall’entusiasmo dei Criminals che hanno una voglia pazza di suonare e dipanano una raggiante e solare energia a ogni nota. Piano piano però il concerto cresce di intensità e la simbiosi con il devoto pubblico di Harper si instaura saldamente: strepitosa la versione di Brown Eyed Blues che spacca la show, intimista l’accorata  Forgiven con Ben seduto, chitarra slide alle ginocchia. I due personaggi della band più acclamati sono il gigantesco bassista Juan Nelson e il coloratissimo percussionista Leon Mobley, che caratterizzano da sempre il suono della band. Ottimo il loro apporto in due dei pezzi più belli ad acclamati della serata, Steal My Kisses, con Mobley al cajon, e Don’t Take That Attitude To Your Grave, con un bellissimo assolo di basso di Nelson.

Il suono dei Criminals è quello vero di Ben Harper, e gli effetti benefici del sound ritrovato si avvertono in ogni singolo pezzo. In Ground On Down, Harper decide di iniziare a fare sul serio e scatena tutta la sua rabbia alzando la chitarra verso il pubblico e al cielo, per iniziare lo splendido finale. Il battito di mani accompagna lo djembe iniziale su Burn One Down, mentre With My Own To Hands fa da prologo alla tanto attesa Better Way: è come se il pubblico salisse metaforicamente sul palco accanto alla band cantando a squarciagola con la stessa intensità urlata di Ben. «We believe in a better way», è l’urlo rabbioso di Milano.

I bis finali valgono da soli lo show: Harper risale sul palco da solo con la sua chitarra e regala Power of the Gospel dal bellissimo secondo album Fight for Your Mind e soprattutto una struggente versione di Walk Away, che fa scendere una lacrima a molti dei presenti, completamenti avvolti dalla sua splendida voce. When She Believes è dedicata a una coppia di sposini presenti nel pubblico, la preghiera finale con il ritorno della band è Amen Omen, lunghissima e sofferta suite che chiude le oltre due ore di concerto. Sono passati sette anni, ma sembra che tutto possa ricominciare da dove c’eravamo lasciati. Ben e i suoi “criminali” si sono ritrovati, e speriamo non si perdano più.

Guarda le foto del concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni