Nostra Signora del Blues. Beth Hart strega ancora Milano

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Unica data italiana per Beth Hart. L’artista americana si è esibita ieri sera all’Alcatraz di Milano. La recensione del concerto del 28 aprile 2015. Foto di Francesco Prandoni.

Alcatraz, Milano, 28 aprile 2015. In un paese che storicamente riconosce con decenni di ritardo il valore di musicisti di caratura internazionale, Beth Hart trova posto sul palco B dell’Alcatraz. Il club milanese è parecchio affollato, vero, ma si presenta comunque in configurazione ridotta per accogliere l’unica data italiana della strepitosa cantautrice statunitense. Non più una ragazzina, Beth torna in Italia due anni dopo le ultime apparizioni live nel Belpaese, e circa un mese dopo la comparsata televisiva negli studi RAI di Quelli Che il Calcio.

Apprezzata dalla critica di settore, oltre che da un pubblico adulto e affine alle graffianti sonorità blues rock e soul che la Hart propone nei suoi dischi da oltre quindici anni, Beth regala ai fan accorsi l’ennesima performance impeccabile. Lo stile della 43enne di Los Angeles mischia con sapienza ruvidità care a Janis Joplin e carezze tipiche di Etta James. Ma è tremendamente riduttivo condensare in una manciata di parole l’abilità vocale dell’artista americana. Bisogna vederla in azione sul palco, per capire.

Sono circa mille le persone che hanno deciso di non perdersi il suo concerto. Show che si apre con l’intima Lay Your Hands On Me, suonata in versione piano-voce, per poi decollare con le ritmate e coinvolgenti One Eyed Chicken e Waterfalls. L’ora e mezza abbondante proposta da Beth si articola lungo una scaletta composta da venti canzoni, che mettono in mostra le sue clamorose doti canore (come sulla stupenda I Love You More Than You’ll Ever Know, cover di Al Kooper registrata insieme a Joe Bonamassa nel 2013), tanto quanto la sua capacità di scrivere ballad romantiche e toccanti (come My California, con tanto di abbraccio al marito sul palco al termine del pezzo). Non solo. C’è spazio anche per il funky di Trouble, per la country Bang Bang Boom Boom e per la programmatica Baddest Blues.

Groove, gusto compositivo e un talento vocale fuori dal comune: nel nostro Paese l’americana non riempie l’Alcatraz, ma a casa sua suona in posti come il Madison Square Garden di New York insieme ad artisti del calibro di Jeff Beck e al già citato Bonamassa. Eppure, Beth dichiara senza giri di parole di essersi esibita per il miglior pubblico di tutto il tour europeo: «Non vorrei mai scendere da questo palco. Essere qui con voi è splendido, inoltre non sapete quanto siete fortunati ad avere la migliore cucina del mondo. Vi amo».

L’amore è reciproco, come dimostrano le molte persone che a fine concerto attendono pazientemente la Hart fuori dal club per autografi e foto di rito. Lei non tradisce le attese, e si presenta a mezzanotte inoltrata a salutare e a fare quattro chiacchiere con chi, fino a un’ora prima, la acclamava sul palco. I grandi artisti artisti si vedono anche da queste cose.

Guarda le foto del concerto.

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