Beyoncè a San Siro è stata semplicemente perfetta

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di Denise D'Angelilli
Foto di Andrew White/Invision for Parkwood Entertainment/AP Images

San Siro, Milano, 18 luglio 2016. Il Formation World Tour di Beyoncé è finalmente sbarcato anche in Italia: San Siro è pieno, 55 mila persone sono in attesa di capire come Mrs. Carter abbia trasformato i limoni in limonata. Forse al dj che si è occupato di intrattenere il pubblico prima del suo arrivo bisognava spiegare che su quel palco poco dopo sarebbe salita lei e fargli leggere due o tre recensioni di Lemonade, perché far risuonare un pezzo come Ni**as In Paris di Jay Z & Kanye West, antitetico nelle liriche rispetto al disco di Beyoncè, è stata una scelta un po’ infelice.

Alle 21.00 spaccate il cubo gigante luminoso al centro del palco inizia a roteare: dal microfono arriva un “Welcome to the Formation World Tour”. Lo show sarà diviso in cinque atti, come fosse un’opera lirica. “Milan, if you came here to slay tonight say I slay” e parte Formation: una schiera di ballerine marcia sul palco dietro di lei mentre la Knowles si dimena incitando i fan con un “okay ladies now let’s get in formation”. Un inizio che fa ben sperare, Beyoncé c’è e per le prossime due ore ci delizierà con uno show di altissimo livello. I toni si fanno subito più romantici con Irreplaceable solo voce, solo lei, da sola, che incanta tutti i presenti.

Leggi qui la scaletta del concerto.

Subito dopo ci ricorda chi comanda con Who Run The World? (Girls) che incendia tutte le ragazze presenti di un fuoco non spegnerebbero nemmeno 55 mila idranti. Me, Myself & I è il brano che la cantante dedica “alla relazione più importante che abbiamo: quella con noi stessi”. Per Hold up il cambio d’abito è d’obbligo: vestita di bianco come una sposa un po’ succinta, Beyoncé si spoglia emotivamente davanti ai presenti con uno dei brani forse più tristi della sua intera carriera. Lemonade è un disco che ha dei testi devastanti e sentirli dal vivo e vederli uscire dalla sua bocca ci mette di fronte una donna sicuramente piegata, ma che non si è spezzata, è ancora in piedi e non ha paura più di niente.

In nome del tanto amato femminismo e del girl power, Beyoncé è accompagnata da una band al femminile e quando viene inquadrata la batterista ci accorgiamo tutti che è giovanissima eppure picchia durissimo: “Hey Dave Grohl, attento a te” sembra dire. Ma non è solo il pubblico a commuoversi, perchè anche se sei Beyoncé, se sei perfetta, se hai la forza di un carro armato, i lacrimoni non li puoi fermare e per lei arrivano su All Night, sempre tratta dall’ultimo album: “Questa è la canzone di Lemonade che preferisco, mi fa sentire bene”, uno sfogo, quindi, per lei e per noi.

Subito dopo parte un passaggio di The Hills di The Weeknd che si fonde con Don’t Hurt Yourself e sul maxischermo appare una giovane chitarrista che ha davvero poco da invidiare a Jack White (che è solo uno dei più grandi al mondo quando si parla di questo strumento). Nel frattempo Beyoncé si è trasformata di nuovo, mentre urla nel microfono “Who the fuck do you think I am?” è diventata una rock star, non c’è più il pop, l’r’n’b, niente.

Per il terzo atto l’outfit diventa dorato e Drunk In Love sul finale si trasforma in Swimming Pools di Kendick Lamar. Partition coincide con il momento più sexy, ma ce lo aspettavamo. Un sensuale balletto su una sedia introduce il quarto atto, che inizia con una Beyoncé sedicenne che si racconta in un video, “oggi ho fatto il piercing all’ombelico” dice. E via con Daddy Lessons. Dei ragazzi hanno un cartellone con scritto che è il loro compleanno e lei gli fa i migliori degli auguri: “Grazie a tutti, grazie per essere qui, grazie per le vostre maglie, vi amo”.

Uno dei momenti sicuramente più emozionanti arriva poco dopo, quando inizia a intonare Love On Top da sola e in tutto lo stadio risuona solo la sua voce. Sembra di sentire due, cinque, dieci Beyoncé, invece c’è solamente lei, che cammina sulla lunga passerella, ogni tanto si siede e fa cantare il pubblico che risponde tirando fuori dai polmoni tutto il fiato che ha.

L’ultimo atto si apre con lo schermo che si tinge di viola e una Purple Rain di Prince che travolge tutti i presenti. Lei torna sul palco infilata in un completino di latex rosso e le sue fedeli ballerine chiuse in delle grandi scatole. Crazy In Love – inizialmente nella versione della colonna sonora di 50 sfumature di grigio e poi in quella che conosciamo tutti da anni – fa letteralmente impazzire tutto San Siro. Non importa se è passata più di un’ora e mezza dall’inizio del concerto, Beyoncé sale in piedi su uno dei cubi ed è da lì che canta. Si prosegue con un medley di Bootylicious e Naughty Boy, poi le foto di suo marito Jay Z, di sua figlia Blue Ivy e un mini video della nonna che recita la frase che ha dato il titolo a Lemonade si alternano sullo schermo, mentre la passerella al centro del parterre si riempie di acqua, e tutti coloro che sono rimasti a bocca aperta di fronte alla performance ai Bet Awards con Kendrick Lamar sanno perfettamente cosa sta per succedere.

Lì, infatti, a piedi nudi nell’acqua, si arriva a Survivor: “questa è per chi sopravvive al razzismo, al sessismo, alle cattive relazioni”, e il pugno è alzato al cielo, come quello di Pharrell di qualche giorno fa, prima prima di cantare Freedom. Ed è infatti proprio questa la canzone che parte, con dieci ballerine schierate dietro di lei e altre dieci sul palco principale, quattro potentissimi minuti di salti, di schizzi d’acqua che bagnano i fortunati che si sono accaparrati i posti alle transenne, un grido quasi liberatorio. Il finale è da pelle d’oca: è seduta nell’acqua e ci chiede di pensare alla persona che amiamo. Inizia Halo. Se dopo due ore e dieci di show, questo show, riesci ancora a cantare un brano come questo con tanto di virtuosismi come se fosse il terzo pezzo in setlist, allora sei davvero la numero uno.

Se qualcuno scriverà che c’è stata anche una sola piccolissima sbavatura, sappiate che starà mentendo: lo show è perfetto, da dieci e lode, Mrs Carter non sbaglia una virgola. Non sbaglia la sua voce, potente fino all’ultimo secondo, anche dopo due ore e dieci di salti e balli; non sbaglia il suo corpo, sinuoso e scatenato, sempre perfettamente in accordo con la sua voce, non sbagliano i visual – che ci portano nel suo mondo più intimo facendoci sentire tutti suoi amici per due ore – non sbaglia la scaletta, anche se manca Single Ladies (ma forse in questo tour avrebbe stonato). Non sbaglia quel che ci racconta la narrazione, perfetta, che salta da un genere all’altro, da un sentimento all’altro, sempre con quella forza di fondo che mette speranza a tutti. Esci da San Siro che hai talmente tanta energia in corpo che niente ti spaventa. Ecco, a chi dice che il girl power non esiste eccolo qua, è servito, è questo.

Non sappiamo se faccia davvero parte degli Illuminati come dice il gossip, non sappiamo quanto ancora potrà dare al mondo della musica live dopo aver raggiunto picchi così alti di perfezione e non sappiamo che integratore beva per avere tutta quell’energia. Ma una cosa, da ieri sera, la sappiamo: Beyoncé Giselle Knowles-Carter non è umana, è un’aliena. E soprattutto decisamente flawless.

Guarda le foto del concerto.

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