Tutto esaurito per Billy Idol: l’icona del punk è ancora in grande forma

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Billy Idol è tornato in Italia dopo gli show estivi. Tutto esaurito a Milano per il concerto dell’icona punk e new wave. La recensione della serata.

Fabrique, Milano, 23 novembre 2014. A distanza di soli cinque mesi dalle ultime apparizioni italiane, Billy Idol torna nel nostro paese. La data a Milano, all’interno di un Fabrique sold out in prevendita, è l’occasione per constatare lo stato di forma di una delle icone punk-new wave più importanti degli anni ottanta. La performance dal vivo di Idol, Steve Stevens e compagni spazza via qualsiasi perplessità sulla salute della rockstar. Billy è ancora il vecchio leone da palco, le incertezze in studio del recente e scialbo Kings & Queens Of The Underground (anche a causa di una produzione tremenda) sono solo un ricordo. Il cantante spegnerà 59 candeline tra una settimana, ma sullo stage conserva la vitalità di un ragazzino e la voglia di fare casino di un adolescente: un’ora e tre quarti di set, scaletta piena di classici e tanto, tantissimo sudore.

Non c’è supporto, si parte alle 21:00 precise, quando il Derby della Madonnina è appena iniziato a San Siro. Il Fabrique è pieno come un uovo, si fatica a muoversi sia nella vasca centrale sia nelle retrovie. E’ piena anche la zona rialzata laterale, punto di vista privilegiato per chi non è altissimo. Il pubblico ha tutti gli -anta necessari sulle spalle. Si va dai trent’anni in su per il 95% dei presenti. D’altra parte questa non è certo musica per nuove leve. Si parte con Postcards From The Past e crolla subito un mito: chi ha detto che sono solo le nuove generazioni a seguire i concerti con i telefonini sempre alzati? Un oceano di smartphone si leva al cielo per immortalare l’arrivo sullo stage di Billy Idol e Steve Stevens. Come da tradizione, la voce del frontman impiega tre/quattro pezzi a scaldarsi. Ma quando su Dancing With Myself le sue urlate istigano la folla a scatenarsi, si capisce chiaramente che il concerto è davvero iniziato. La band gira a mille, Idol è in serata e in forma fisica clamorosa. Stevens dimostra per l’ennesima volta di essere un chitarrista eccezionale: completo, fantasioso e capace di sfoggiare tutto il reportorio del guitar hero che si rispetti (quindi assoli con strumento dietro la testa, cambio continuo di chitarre, pose plastiche, sigaretta d’ordinanza e anche il siparietto in salsa flamenco che tanto ci piace) senza perdere mai una nota. E’ lui un buon 50% di show: i suoi intermezzi e i ricami sulle parti più allungate di alcune tracce, aiutano Billy a rifiatare senza che il ritmo complessivo dell’esibizione ne risenta.

I presenti applaudono convinti ogni canzone, cantano gli inni ma, abbastanza clamorosamente, si muovono davvero poco. E’ forse questa l’unica nota stonata della serata: un pubblico fedele e coinvolto ma eccessivamente statico. Quando i giri si alzano (sulle bordate punk rock vintage di King Rocker e sulla successiva e motorhead-iana Whiskey And Pills), nessuno si aspetta un pogo selvaggio, ma qualche salto e scena di delirio in più sì. Solamente le primissime file ci danno dentro, gli altri tengono il fiato giusto per Rebel Yell e White Wedding. Platea troppo tranquilla a parte, la serata si conclude senza intoppi: il frontman dispensa le ultime dosi di carisma dalle pedane che adornano la parte frontale del palco, quindi raccoglie un’ultima volta l’affetto della gente. Finisce con una promessa: “Ci vediamo l’anno prossimo”. Magari all’aperto, aggiungiamo noi…

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