A lezione di heavy metal dai Black Sabbath. Il report del concerto di Parigi

Black Sabbath Tour 2013 Parigi

Concerto memorabile a Parigi per i Black Sabbath. Il tour 2013 entra nell’ultimo mese e la storica band si dimostra in condizioni strabilianti, suonando per due ore di fronte a diecimila spettatori in delirio. Ecco la recensione dello show.

Palais de Omnisports de Bercy, Parigi, 2 dicembre 2013. Il 13 Tour dei Black Sabbath arriverà in Italia a giugno 2014. Era però troppo ghiotta l’occasione di verificare lo stato di salute dello storico gruppo in una comodissima data a Parigi, di fronte a un popolo che, a dispetto della lingua, è molto più rock di quanto si possa immaginare. La line-up storica di quella che è di fatto la band che ha gettato le basi dell’intero genere metal nel 1970, eccezion fatta per il batterista Bill Ward, si presenta in condizioni strepitose sul palco transalpino. Si stenta a credere che Ozzy (65 primavere proprio oggi 3 dicembre, auguri!), Geezer e Tony facciano più di 190 anni in tre! Osbourne ciondola senza fermarsi mai un secondo, istiga il pubblico a battere le mani piuttosto che a saltare su ogni pezzo, lancia le classiche secchiate d’acqua alle prime file e si scatena in un headbanging che sembra non accusare il peso dell’età, riuscendo a mantenere le corde vocali in buonissima forma fino al termine del set.

Più compassato Butler, impegnato a far volare le sue ditone sul basso e a non sbagliare mai una nota. Iommi invece, riff master e influentissimo chitarrista del Novecento, a dispetto della classica staticità, non si risparmia certo in sorrisi e cenni d’intesa con un pubblico che va fuori di testa immediatamente, quando alle 21 si iniziano a sentire le risate e gli incitamenti del MadMan che, come da tradizione, precedono l’intro con l’allarme aereo. War Pigs è la prima sassata che arriva forte e chiara a Bercy: il sound è maestoso, corposo e annichilente per l’udito, ma dopo la prima canzone i volumi si settano alla perfezione. Palco delle grandi occasioni, con megaschermi sullo sfondo e un impianto luci di pregio, giusto per far capire che ok la sostanza, ma nel 2013 anche l’occhio vuole la sua parte.

Saranno  otto i brani complessivamente estratti dai primi due dischi-capolavoro dei Sabbath, ovvero l’omonimo debutto e il successivo Paranoid, datati entrambi 1970. Interessantissimo il recupero in sede live di Under the Sun/Every Day Comes and Goes da Masters Of Reality e la voluttuosa Dirty Women (contenuta in Technical Ecstasy del 1976), durante la quale, complici una serie di immagini retrò riguardanti pornodive e ballerine in topless dotate di fantasmagorici argomenti, la folla si distrae per godersi lo spettacolo extra-musicale che scorre alle spalle dei quattro. Il batterista Tommy Clufetos (classe 1979) si conferma valore aggiunto allo storico terzetto di musicisti già citati: il suo stile è potentissimo e permette di apprezzare ancora di più tracce che sono di diritto nella storia della musica pesante. E queste hit arrivano sapientemente seminate in una scaletta che permette al Sabba Nero di deliziare i diecimila presenti per due ore, facendo sobbalzare i cuori dei nostalgici con Black Sabbath, Iron Man, Paranoid, Children Of The Grave e N.I.B.. Ci sono anche tre nuove canzoni prelevate dal recentissimo e fortunato 13.

Una macchina da guerra quella (ri)assemblata da Ozzy e compagni, che va oltre le più ottimistiche previsioni, dimostrando che età e malattie non possono fermare la voglia di suonare e di stare in mezzo al pubblico, girando i palchi di tutta Europa dopo aver visitato già mezzo mondo negli ultimi mesi. La band voleva fortemente questo tour, si è preparata e impegnata al meglio, riuscendo quasi miracolosamente a mettere in piedi quello che potrebbe realmente essere la migliore serie di show che i Black Sabbath hanno mai proposto dai gloriosi anni Settanta a oggi, con buona pace di Ronnie James Dio e della lunga carriera di Ozzy solista. Una lezione di storia a cui nessun appassionato dovrebbe mancare.

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