Bluvertigo scatenati all’Eutropia Festival. La recensione del concerto di Roma

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I Bluvertigo hanno suonato a Roma, in occasione di una delle ultime tappe del loro Fastour. La recensione dello show del 9 settembre. Foto di Roberto Panucci.

Eutropia Festival, Roma, 9 settembre 2014. Questa è la nuova tappa del FasTour dei Bluvertigo. Sono mancati tanto al rock nostrano, e in molti sono accorsi all’Ex Mattatoio per riabbracciarli. L’attesa, mitigata dal Dj Set degli Spiral69, è infranta dalla voce di Morgan che su una base elettronica, in perfetto stile X-Factor, cerca di condensare a parole l’evanescenza della Vertigine Blu. L’operazione non è vana nel caso dei Bluvertigo, semmai superflua, ed è gratificante l’attacco de Il Nucleo, dove a spiccare è il tono ora rauco della voce, ben più consumato di quanto ci si potesse aspettare.

Sono come Sono, forse neanche buono: un mantra latente, un concetto in risonanza con (e per) tutto il concerto. L’amara verità è sempre sdrammatizzata, in questo caso da un imprevisto interludio samba. Morgan annuncia la presenza di ospiti, tra cui Marco Pancaldi, tra i co-fondatori della band: le chitarre, assieme al sax di Andy, creano un effetto dissonante, nonché didascalico, per Il mio Malditesta. Seguono i brividi di L.S.D. La Sua Dimensione: gli aneddoti snervanti delle strofe, interpretati energicamente, con strafottenza, si risolvono nella positività del ritornello e sfociano nell’intermezzo psych-ambient: questo è lo spazio, il momento sonoro dedicato all’attuazione del manifesto di cui sopra: la musica come luogo creativo, capace di restituire all’uomo la sua umanità. Arte.

Guarda le foto del concerto.

Giusto il tempo di un sincero, allampanato tributo all’Also Sprauch Zarathustra di Strauss e segue VertigoBlu, l’invito ufficiale “a risalire in cima alla tua scala di valori”, laddove ce ne sia ancora una. La semplicità dei messaggi è sempre il risultato di riflessioni di natura filosofica. Se vi fossero dubbi So Low – L’eremita, quasi fosse un riverbero degli anatemi di Nietzsche, torna a indugiare sulle difficoltà che stanno dietro le scelte che ognuno di noi fa. Morgan, per non pensarci forse, si concede un beffardo bagno di folla.
Con un volo pindarico si passa alla poesia pura di Complicità: in ossequio è offerta un’interpretazione di spessore, degna del rispetto dell’originale dei Depeche Mode. L’emozione è stemperata, nel finale, da un siparietto danzereccio che accompagna il lungo intro di Decadenza: “L’amore non esisterebbe senza”. Cieli neri, delicatissima, sembra confermarlo. I brani lenti come questo evidenziano le sbavature, le imprecisioni, le imperfezioni esecutive di Morgan: rivendicazione estetica, espressività fanciullesca, non certo insufficienza tecnica. Perché il finale, con il suo free-jazz psichedelico, ci dice che i Bluvertigo sono tutti grandissimi musicisti: quanto ci piacerebbe un nuovo disco in questa direzione!

Altro velato tributo, questa volta ai Kraftwerk, per Sovrappensiero: “Se per esempio io volessi deluderti nel fallimento sarei contento”, derisoria ironia che alluderebbe alla parabola discendente di Morgan, e con lui, Cristo sacrificale, Agnello di Dio, tutti noi. Potessimo almeno esserne consapevoli. Sempre. L’assenzio, metafora per le droghe in genere, può essere la soluzione a qualsiasi problema, purché si ammetta l’imminenza di una “Crisi”, di cui Morgan dice di voler vedere il lato positivo – obbligatorio, se non si vuole “camminare a un metro e mezzo da terra”, prima o poi.
Lo squarcio emozionale prosegue con quel brano meraviglioso che è Troppe emozioni, d’un’intensità epocale. In corrispondenza all’ego del front-man il volume del basso cresce fino a sostituire la voce, per la goduria degli amanti dello strumento. Lasciatelo libero dall’incombenze vocali, e vedrete chi è Marco Castoldi! Bis riservati a Numero, Altre F.D.V. e Zero, suggello perfetto per gli amanti della radio: “Poter migliorare peggiorando”, è possibile? Non lo so, non ho visto i Bluvertigo venti anni fa. Se dovessi azzardare una risposta direi di sì.

Il tempo, in fondo, sembra non esser passato per i Bluvertigo. Forse perché quei testi sembrano oggi ancor più attuali di allora. Per nostra fortuna, il piglio grunge di Morgan ci ricorda che questo è solo uno spettacolo, a suo modo anacronistico e pur sincero e spontaneo. La vita, infatti, va avanti. Ma sarà più lieve finché loro saranno in giro, a far vibrare la loro – e la nostra – vertigine blu.

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