Bob Mould tiene ancora alta la bandiera del rock alternativo anni Novanta

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Il fatto che Bob Mould abbia tenuto ben due concerti nel nostro paese è il segno più lampante del fatto che forse, anche da noi, qualcosa stia cambiando sul serio. L’ultima volta, purtroppo, ci era toccato vederlo in apertura degli amici Foo Fighters in quel di Codroipo e l’indegna reazione del pubblico mostrava chiaramente quanto poco conoscesse la storia e gli eroi dei propri beniamini. «Temevo mi picchiasse per avergli saccheggiato tutta la discografia» – dichiarò il buon Dave Grohl dopo averlo incontrato per la prima volta e basterebbero queste parole per intuire l’importanza sua e degli Hüsker Dü su tutto il rock alternativo anni novanta.

Quando si pensa ai padri del genere, infatti, i nomi sono sempre gli stessi: Pixies, Mudhoney, talvolta Neil Young e i R.E.M., ma ci si dimentica sempre della band americana che, alle metà degli anni ottanta, ridefinì per sempre le regole del “do it yourself”. Il concerto di Bologna ha confermato quello che chiunque conosca il personaggio sa perfettamente da sempre: gli Hüsker Dü restano ancora il gruppo più sottovalutato della storia. Tra le band che partirono apertamente dagli insegnamenti del punk, ma che ne estremizzarono contenuti e ferocia musicale, quella capitanata da Mould e Grant Hart (i Lennon e McCartney del punk) resta senza dubbio un faro assoluto. A differenza di molte band hardcore dell’epoca, quasi sempre mosse da spirito anti-autoritario e anti-sistema, gli Hüsker Dü  furono i primi ad attuare una svolta in tal senso, dando largo spazio a sentimenti molto personali, quali depressione, isolamento e alienazione, riuscendo allo stesso tempo a far sì che per la prima volta i riflettori del mondo e delle grandi major discografiche capissero che anche il sottosuolo, quello delle radio universitarie, poteva essere ricco di materiale da dare in pasto alla massa.

Non a caso, ancora oggi, dischi come Zen Arcade e New Day Rising vengono considerati capolavori assoluti, nonostante siano state poi altre band a beneficiare della loro influenza negli anni successivi. Dal vivo, Mould non ha perso un milligrammo della forza devastante che in quegli anni sembrava destinata ad esaurirsi inevitabilmente con l’andare del tempo. Oggi, però, Bob sembra aver sconfitto un po’ di quei demoni che, spesso, ne limitavano anche il talento artistico: non è un caso che tutti i brani tratti dagli ultimi album non sfigurino affatto con le perle pescate dal proprio passato. Di certo, la sua musica continua a mostrare che la velocità delle trame sonore può essere rallentata, avvicinandosi sempre più al pop, senza però  perdere un briciolo della propria ferocia e intensità. Dimostrando ancora una volta che rendere pubblici i propri stati d’animo, senza paura di essere visto come un debole o un traditore della causa, sia stata la scelta migliore possibile.

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