Lunga vita a Brian May, live report di un concerto impeccabile

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di Luca Garrò
Foto di Mathias Marchioni

Teatro Obihall, Firenze, 24 febbraio 2016. Dopo un’attesa infinita, i biglietti erano in vendita da tantissimi mesi, il pubblico italiano ha avuto la possibilità di rivedere dal vivo il progetto che vede impegnati Brian May e Kerry Ellis ormai da un lustro. Delle sei date in programma, quella all’Obihall di Firenze era tra le più desiderate dai fan, memori di uno strepitoso show in compagnia di Paul Rodgers datato aprile 2005. La formula, ormai collaudatissima, era nota ai più: palco ultra minimale, candele accese per tutta la durata dello show e cielo stellato alle spalle, a dimostrazione della continuità assoluta tra questo One Voice Tour ed il precedente. Se, tuttavia, il progetto nacque come prettamente elettrico, per poi trasformarsi nel tempo in un vero e proprio concerto unplugged, oggi la sensazione è che Brian e Kelly abbiano trovato l’equilibrio perfetto tra le due dimensioni: in larga parte, infatti, lo show è ancora composto da brani acustici, ma la presenza delle Red Special si sta facendo sempre più imponente col passare degli anni.

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Sappiamo bene che Brian si stia togliendo la voglia di elettricità andando in giro in compagnia di Adam Lambert, ma è bello notare quanto la sua maestria e il suo proverbiale gusto riescano a non far mai sembrare fuori luogo l’inserimento in un contesto del genere di sonorità che potrebbero stonare con il mood generale del concerto. Premesso ciò, la serata inizia subito con l’intensa I (Who Have Nothing), cantata in parte in italiano in omaggio ad Uno Dei Tanti di Donida/Mogol, da cui nacque il brano portato al successo da Ben E. King. La scaletta procede in linea con quelle recenti e senza grandi sorprese rispetto agli show degli anni scorsi, anche perché la sensazione è che queste tracce siano le migliori per bilanciare le diverse anime dello show. Qualche novità, ad ogni modo, i due la regalano: innanzitutto, l’esecuzione dell’inedita Roll With Me, per chi scrive forse la migliore traccia composta dal duo dall’inizio della collaborazione.

Nonostante la voce della Ellis sia sempre molto intensa sui brani meno tirati, la serata fiorentina ha confermato che, quando il ritmo si alza, la sua vocalità assume sfumature inedite che ne fanno apprezzare la versatilità. In questo senso, brani come l’inedito appena citato, ma anche Bye Bye Love o la beatlesiana Tell Me What You See, sono indicativi. Proprio sul brano dei Fab Four, Brian regala la perla della serata: il fido roadie entra sul palco per l’ennesima volta con una chitarra speciale, una replica di dimensioni minuscole della Red Special, battezzata per l’occasione MiniMay. La reazione del pubblico è a metà tra il divertito e l’incredulo, tanto che le poche repliche presenti al banco del merchandising ufficiale vengono polverizzate in pochi secondi.

Una nota sul pubblico, che si rivela attento e partecipe fino alla fine e una sull’acustica impeccabile, seppur con volumi spesso troppo bassi: quando sul palco si sta ascoltando l’assolo di We Will Rock You è buona prassi che le orecchie dei presenti inizino a sanguinare. I picchi d’intensità, nemmeno a dirlo, si raggiungono con i brani dei Queen, soprattutto Life Is Real (forse la canzone più sottovalutata del loro catalogo), No-One But You e, chiaramente, Love Of My Life, anche se la scelta di chiudere in festa con Crazy Little Thing Called Love pare l’unica per salutare i propri fan senza ulteriore malinconia. Lunga vita.

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