Bruce Springsteen stupisce anche Roma: brani vecchissimi e la solita grande energia

Bruce Springsteen Roma 11 luglio 2013 recensione

Ultima tappa italiana per il Wrecking Ball Tour 2013 di Bruce Springsteen. Il Boss ha rispolverato vecchi brani per sorprendere Roma. Leggi la nostra recensione del concerto.

Ippodromo delle Capannelle, Roma, 11 luglio 2013. Eccoci all’ultima delle quattro date italiane del Wrecking Ball Tour 2013 di Bruce Springsteen. Contrariamente al solito, Springsteen non si presenta sul palco in orario e il pubblico romano dovrà attendere quarantacinque minuti in più del previsto per vederlo iniziare il concerto. E di nuovo inusualmente c’è un gruppo (gli italiani electro blues Cyborgs) a scaldare, in una finalmente serena serata romana, gli animi dei moltissimi presenti.

Ed ecco che sulle note di Morricone di C’era una volta in America prendono posto sul palco i membri della E-Street band, la sezione fiati e Springsteen che inizia la sua, la nostra, maratona musicale di tre ore e mezzo con un brano del primissimo album del 1973, Spirit In The Night. La prima ora di concerto è puro “rock’n’roll party”: Springsteen vuole far ballare i presenti senza fare loro prendere fiato (e ci riesce!) per cui via con una sequenza mozzafiato di canzoni: My Love Will Not Let You Down, Roulette (entrambe outtakes dei primi anni ‘80), Candy’s Room e, a richiesta del pubblico, una infuocata Summertime Blues. Sembra non esserci spazio per le canzoni dell’ultimo lavoro in studio (ne saranno esguite tre in tutto, e senza la title track), ma Springsteen decide di regalare a Roma ben quattro canzoni del suo secondo album (parliamo di quaranta anni fa!) compresa la prima esecuzione assoluta di NYC Serenade al di fuori degli Stati Uniti, arricchita da una sezione di archi dell’Orchestra Sinfonica di Roma. Springsteen, dal canto suo non si risparmia e arricchisce alla sua maniera molte delle canzoni con lunghi assoli di chitarra.

Passano tre ore … ma non sembra. C’è ancora tempo per Born In The USA, Born To Run e Dancing In The Dark. Springsteen legge un cartello di una ragazza sotto il palco “Please, let me dance with you and my man will marry me”. Detto fatto: eccola sul palco a ballare con il Boss, seguita dal “suo uomo” che si inginocchia per metterle l’anello al dito. È il momento di Twist and Shout e Shout. Quasi tre ore e mezzo di concerto: Springsteen “manda” a casa la band e rimane solo sul palco per eseguire, chitarra acustica e armonica, la sua più bella canzone di sempre, Thunder Road. Stavolta è davvero finita. «Grazie Roma, te amo».

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