Bullet For My Valentine a Milano: dove eravamo rimasti?

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Bullet For My Valentine a Milano dopo la fugace apparizione estiva di spalla ai Korn. Pubblico risicato ma parecchio coinvolto, show divertente. Leggi la recensione del concerto. Foto di Francesco Prandoni

Alcatraz, Milano, 13 febbraio 2014. I Bullet For My Valentine all’estero suonano su palchi enorme con tanto di effetti pirotecnici, nei programmi dei festival occupano posizioni rilevanti. In generale, hanno uno spazio abbastanza importante nella scena metal moderna. In Italia invece non sono mai esplosi, restando un gruppo per pochi. Nel 2008 si esibivano sul palco B dell’Alcatraz, ottenendo una buona affluenza ma non il sold-out, e la stessa scena si è ripetuta ieri sera, in un locale ridotto a metà e popolato di ragazzi (e ragazze, parecchie) mediamente giovani. Non che questo sia un problema, intendiamoci, i BFMV sono stati acclamati parecchio e anzi, il pubblico italiano si è dimostrato ancora una volta devoto alla causa della band gallese, cantando ogni singolo pezzo proposto dall’inizio alla fine.

Era la quarta volta che assistevo a un concerto dei Bullet For My Valentine. La prima però in cui non li vedevo di spalla a qualcuno oppure all’interno di un evento all’aperto. Nutrivo onestamente qualche perplessità sulle loro performance dal vivo, visto l’utilizzo di qualche base di troppo e a un’attitudine complessiva studiata e poco spontanea. Fortunatamente lo show dell’Alcatraz ha convinto sufficientemente anche chi, come il sottoscritto, era pronto a mettere definitivamente una pietra sopra al gruppo di Bridgend: non saranno quattro virtuosi ma fanno un gran bel casino, hanno canzoni immediate e sanno come si tiene un palco. Matt Tuck (che non è mai stato questo cantante particolarmente dotato, meglio come chitarrista) non si spreca, anche se lascia al pubblico diversi ritornelli per rifiatare, coadiuvato come sempre dal bestiale (lui sì) Jason James, che tra basso, growl e backup vocals si sgola più del frontman. Matt è fisicamente in gran forma e sa come ammiccare alle fan. E le basi? Qualcosa c’era ancora purtroppo, anche se meno rispetto al passato. Dico, non sarebbe il caso di levarle del tutto e fare rock n’ roll senza fronzoli? I gradirebbero ragazzi, fidatevi!

Il gruppo capisce subito che la serata è buona, grazie a un pubblico bollente, che conosce ogni pezzo e vuole divertirsi saltando e pogando il più a lungo possibile. Dopo l’iniziale Raising Hell, è la volta delle hit: Scream Aim Fire, Your Betrayal, All This Things I Hate (Revolve Around Me) e 4 Words (To Choke Upon) mandano in delirio tutti i presenti, al punto che quando parte Temper Temper, titletrack dell’ultimo e traballante lavoro in studio, la platea partecipa come si trattasse di un inno. Lo show viaggia spedito per tutta l’ora e mezza di durata, la piccola pausa che precede i bis viene utilizzata per rifiatare, prima che un’inattesa cover dei Motorhead (l’arcinota Ace Of Spades) e il brano più famoso dei Bullet Tears Don’t Fall concludano una serata sicuramente divertente. I Bullet For My Valentine non cambieranno certo le sorti della musica, ma sono in grado di gratificare i propri fan, offrendo loro una performance di spessore. Per il momento va bene così.

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