Revival metalcore con Bullet For My Valentine e Killswitch Engage

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di Jacopo Casati
Foto di Ryan Chang

Una doppietta imperdibile per i fan del metalcore moderno. Il 9 novembre 2016 Bullet For My Valentine e Killswitch Engage hanno suonato all’Alcatraz di Milano insieme, in un concerto che ha visto un pubblico piuttosto giovane divertirsi per un paio d’ore.

Sebbene la proposta di due fra i pesi massimi del genere si sia sviluppata in modo differente nel corso degli anni, l’affetto dei fan italiani verso le band guidate da Adam Dutkiewicz e Matt Tuck non è mai venuto meno. Certo, non parliamo di folle oceaniche o di palazzetti esauriti, ma di uno zoccolo duro che risponde presente quando i ragazzi tornano in città (giusto per citare il pezzo storico dei Thin Lizzy che ha chiuso la serata mentre i Bullet salutavano il pubblico).

Lo show ha visto i Killswitch Engage esibirsi per circa cinquanta minuti, proponendo una setlist di classici adrenalinica e senza compromessi. Jesse Leach è sempre la solita garanzia, un animale da palco che non lesina mai su growl e urla assortite, ben supportato in questo dai compagni di sempre e dal capo Adam D. Alcuni brani dei KSE sono oramai entrati nell’immaginario collettivo: quando partono My Last Serenade, My Curse, The End Of Heartache e Rose Of Sharyn si crea un effetto karaoke immediato, oltre ovviamente al mosh d’ordinanza tra le prime file. Anche le nuove Alone I Stand e In Due Time reggono bene, confermandosi all’altezza dei fasti di un tempo. Un gruppo che dimostra ancora una volta di essere a suo agio sul palco, quadrato e potentissimo, garanzia di divertimento e coinvolgimento.

Sul coinvolgimento che generano i Bullet For My Valentine sotto lo stage non ci sono dubbi. Qualcuno in più cresce quando, allontanandosi e guardando cosa succede mentre i quattro suonano, ci si rende conto che la band non ha ancora perso la maledetta abitudine di usare le basi durante i propri show. Se da un lato è comprensibile che Matthew Tuck, dopo essersi rovinato completamente la voce dopo un paio di dischi e relativi tour dal clamoroso successo, abbia fatto due conti optando per avere degli “aiutini” in fase di screaming, è inaccettabile accettarlo se si paga il prezzo del biglietto anche per sentirlo cantare come si deve.

Sentire il nuovo singolo Don’t Need You totalmente in playback è imbarazzante, tanto quanto è divertente constatare come il nuovo bassista (ma succedeva così anche col precedente) Jamie Mathias abbia sulle spalle ogni canzone che preveda growl, scream, cantato pulito e corettoni da stadio. A questo punto, converrebbe coinvolgere maggiormente l’ottimo Padge (aka Michael Paget, preparatissimo chitarrista) e lasciare a Tuck l’incombenza solo delle strofe innocue.

Perché tutto sommato alla fine della fiera i Bullet sanno suonare eccome. Come strumentisti non si discutono, tanto quanto è difficilmente negabile che il batterista (al momento turnista) Jason Bowld spacchi parecchio di più del buon Michael Thomas, momentaneamente ai box per occuparsi della famiglia. Detto questo, il set dei Bullet dura 75 minuti, davvero poco per un ruolo da headliner. A dire il vero i pezzi che devono esserci ci sono tutti, ma era sicuramente lecito aspettarsi qualcosa di più da chi, nell’ormai lontano 2005, ha cambiato diverse regole del metal moderno incidendo un disco importantissimo come The Poison.

La scaletta dei Bullet For My Valentine

V / No Way Out
Your Betrayal
Raising Hell
Scream Aim Fire
Venom
4 Words (To Choke Upon)
You Want a Battle? (Here’s a War)
The Last Fight
Don’t Need You
The Poison
Waking the Demon
Her Voice Resides
Hand of Blood
Tears Don’t Fall

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