Caparezza al top, grande concerto al City Sound di Milano

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Caparezza di scena a Milano con un grande concerto all’Alfa Romeo City Sound. Ecco la recensione della serata dell’11 luglio 2014. Foto di Marco Pieri.

Ippodromo Alfa Romeo City Sound, Milano, 11 luglio 2014. Ringraziamo Tommy e Valentina. Caparezza lo fa quasi a fine concerto, nella tradizionalissima presentazione della band appena prima del bis – ma, anche qui, mettendoci del suo: oltre ai musicisti menziona anche i tecnici, il produttore, il service, i ragazzi al banchetto del merchandising, quelli che guidano i tir. E Tommy e Valentina. I suoi scenografi.

E allora noi, da pubblico, ormai consapevoli di aver goduto di due ore di puro spettacolo, vorremmo aver ringraziato Tommy e Valentina appena arrivati sul prato dell’Ippodromo, quando abbiamo riconosciuto la riproduzione a grandezza naturale della copertina di Museica a far da cornice a tutto lo show. Solo la prima delle loro creazioni, e non la più sorprendente.

Caparezza entra in scena in un’esplosione di suoni, facendo da ripieno a un’enorme matrioska: primo brano, Avrai ragione tu, prima ambientazione. “Capa” balza fuori dalla matrioska e ci ritroviamo nella Russia sovietica, mentre sul megaschermo scorrono schiere di pugni chiusi che ballano. Peccato solo che il gioco di musica e luci risulti un po’ appannato dal sole che ancora non ha finito di tramontare. D’altronde il concerto deve iniziare, in fretta, perché alle 23.27 in punto la musica sarà smorzata di botto per non correre il rischio di prendere una multa. Altri quattro minuti e si sarebbe sforato l’orario limite imposto dal Comune di Milano. Ci consoliamo perché siamo all’Ippodromo, e non allo stadio, e riusciamo a goderci due ore di musica nonostante la soglia di decibel.

Guarda le foto del concerto.

Passiamo alla seconda sala del museo: è la volta del Cubismo, il quadro a far da sfondo è Guernica e la canzone Dalla parte del toro. “Stasera voglio giocarmi subito tutte le mie carte”, annuncia Caparezza. Ma il suo mazzo deve essere di quelli da canasta e, a dispetto delle dichiarazioni, sfodera un asso dopo l’altro.

Le scenografie, i costumi, il cabaret, la musica. Tocca scomodare lo stra-citato teatro canzone di Gaber, a cui “Capa” ha ammesso di ispirarsi. Ogni brano è introdotto da uno scambio di battute con l’indispensabile spalla Diego Perrone, regalando momenti davvero esilaranti. Giusto il tempo per il cambio di scena: sul palco arrivano i girasoli di Van Gogh (Mica Van Gogh), una lambretta “senza prospettive” (Giotto Beat), un gladiatore armato di un’enorme matita (La mia parte intollerante), il fricchettone del deserto (Cover), Kitaro (per il brano omonimo), e le sculture/caricature della parte buona e cattiva di Caparezza (Vieni a ballare in Puglia). Ogni creazione è spettacolare e al tempo stesso dà l’impressione di essere stata realizzata con i metodi che usavamo al laboratorio di arte alle medie: cartapesta, colla, forbici, tempera. Forse anche per questo i bambini che assistono a bocca aperta al concerto – tantissimi – spalancano la mascella di qualche grado in più man mano che lo show va avanti.

Non sono solo i bambini ad esaltarsi. I grandi si godono i ritmi serrati e travolgenti, che dal vivo si spogliano di quelle sfumature più oscure dell’ultimo album per far saltare dall’inizio alla fine. Con gioiosi momenti di delirio: su Abiura di me, Io vengo dalla luna, Vieni a ballare in Puglia il mare di mani alzate è increspato da ondate di vero entusiasmo. Alla fine, quando ancora sembra troppo presto, si spegne tutto e il pubblico defluisce sulle note (registrate) di Canzone all’uscita.

Io, esco ripensando a un verso di Teste di Modì, un po’ lo slogan della serata se non proprio di tutta la produzione artistica di Caparezza: “voglio […] prendermi gioco di ogni tua certezza, ma con leggerezza, come un colibrì”.

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