Caparezza, il Re italiano del crossover

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Per la prima volta al Mediolanum Forum di Assago, Caparezza porta a Milano il suo Museica Tour. Leggi la recensione del concerto del 31 marzo 2015. Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 31 marzo 2015. Se Caparezza si chiamasse FrizzyHead e fosse un artista straniero, riempirebbe i palazzetti del nostro Paese da tempo. Sin dal debutto (15 anni fa), la sua proposta musicale è stata interessante perché  sfaccettata e ricca di sfumature, segno evidente dell’immensa cultura musicale di Michele Salvemini. Definito a più riprese (in modo approssimativo e semplicistico) come “rapper” dall’intellighenzia della stampa musicale nazionale, Caparezza è il più credibile e capace artista crossover italiano: i suoi arrangiamenti spaziano dal rap all’alternative rock, passando per elettronica e melodie pop che rendono molte canzoni perfettamente alla portata dell’ascoltatore occasionale.

Oltre a questo, la sua capacità di scrittura non è oggi seconda a nessuno. Il flusso creativo ed emozionale che Capa è stato in grado di condensare nelle due ultime opere (Il sogno eretico e Museica, entrambi certificati col Disco di Platino) ha messo ulteriormente in risalto le qualità di un musicista completo, in grado di alzare costantemente l’asticella di un percorso che lo ha (finalmente) portato a esibirsi in location importanti come il Forum di Assago. Il pubblico di Milano (quasi ottomila anime) lo adora, conosce tutte le canzoni proposte e non smette un secondo di dimenarsi e di cantare i brani presenti in una scaletta davvero intensa.

Si parte con Mica Van Gogh e sembra di essere a un concerto dei Faith No More. Lo pseudo funk che regge le strofe anticipa il ritornello dove saltare è obbligatorio. Abiura di me vince il premio “pandemonio sotto il palco” della serata. I pezzi successivi abbassano leggermente i giri ma non il coinvolgimento. Nessuna razza è il pezzo più vecchio della setlist, direttamente da quel Verità supposte (che a oggi ha venduto oltre 100mila copie) manifesto del Capa-pensiero in modalità alternative rap. Comunque Dada trasforma il parterre in una disco vintage, grazie al beat anni Ottanta e al ritornello punk rock. I brani di Museica, in sede live, sono spesso più essenziali e diretti di quanto inciso su disco: una scelta azzeccata. Il dito medio di Galileo e, soprattutto, China Town abbassano i ritmi e aiutano a far respirare un po’ la platea, a corto di fiato dopo nemmeno un’ora di concerto.

La calma dura poco: Argenti vive combina l’EDM con la doppia cassa e riff stoppati che sfiorano il metalcore. Un vero inferno dantesco, che si ripete nella spensierata (ma assai dura) Ilaria condizionata e nel delirio che scatenano le super hit Non me lo posso permettere e Vieni a ballare in Puglia: le tribune del Forum tremano. La band che accompagna Michele combina qualità e rumore senza soluzione di continuità e si adatta in scioltezza ai frequenti cambi di registro: batteria, chitarra, basso e due coristi (uno dei due si occupa anche di tastiere e programming) supportano le evoluzioni stilistiche del frontman, senza mai perdere un colpo.

Un concerto di Caparezza è un’esperienza da provare almeno una volta: nessun’altra in Italia, oggi, è in grado di portare sul palco un teatro-canzone di simile fattura, con gag comiche, battute (su tutte «Adolf Hitler odiava gli ebrei, odiava gli zingari, odiava gli artisti, odiava tutti. Adolf Hitler è stato il primo social network!») ma anche riflessioni sulla società che ci circonda. Due ore di show coraggioso, che sacrifica due-tre brani in favore di un progetto nel quale l’artista crede veramente tanto, al punto da accrescere la tensione fino all’ultimo cambio d’abito, all’ultima coreografia con i coristi, all’ultimo salto sul palco per far scatenare i suoi fan (guarda le foto). Uno show che merita di essere raccontato e, ancora una volta, promosso a pieni voti.

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