Nessuno è più rock di Carmen Consoli: a Milano tutte le sfumature della Cantantessa

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L’energia e la delicatezza si fondono nel nuovo tour di Carmen Consoli. Un concerto molto rock e da non perdere. La recensione della serata di Milano del 13 aprile 2015. Foto di Elena Di Vincenzo

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 13 aprile 2015. Me l’aveva detto quando l’avevo intervistata: «Ho voglia di rock». Le avevo creduto, naturalmente. Ma fino a un certo punto. Quanto può essere rock un cantautore? Sopratutto una cantautrice come lei, tra le migliori (o i migliori, perché va incluso tutto l’universo del cantautorato, non solo quello femminile) a saper adattare una lingua poco musicale come l’italiano agli spartiti. «La parola, anche da sola, può essere molto rock», aveva aggiunto quasi percependo i miei dubbi inespressi. Il concerto di Carmen Consoli è uno dei live più rock che abbia sentito negli ultimi anni. Ma rock duro. Non il rock blues degli Stones e nemmeno quello sporcato di folk dell’ultimo Springsteen. Parlo di garage rock, di punk. Chitarre distorte, batteria e basso sempre in primo piano. E lo dico da grande fan di Rolling e Bruce.

Carmen ha proposto uno spettacolo che ha dimostrato una volta di più la sua caratura internazionale. Roba che all’estero Consoli sarebbe già un artista di culto, come recentemente è diventata St. Vincent o in passato Kim Gordon o Joan Jett. E però mi sono anche stancato di guardare all’estero con invidia mista a speranza e invece all’Italia con ormai consolidata frustrazione. Perché l’unica pecca del concerto di Milano è stata la quantità di spettatori nella location. C’erano non più di 5mila persone al Mediolanum Forum, una struttura che ne può contenere il doppio. E purtroppo il colpo d’occhio, prima dell’inizio, dava un po’ l’impressione di una festa a metà. Anche su questo Carmen aveva messo le cose in chiaro: «Non ho alcuna esigenza di fare i palazzetti, ci vado perché i locali sono troppo piccoli per il rock che ho in mente: ma saranno concerti da cantautore in un posto che diventa un locale allargato, non uno stadio rimpicciolito». E quando si sono spente le luci, e Carmen ha iniziato a cantare, la musica ha fatto dimenticare le dimensioni del posto e il pubblico ha fatto il suo dovere (5mila anime non sono, comunque, mica poche). E la festa è cominciata.

Il palco sembra un gigante fiore di loto e al centro compare lei, la Cantantessa attesa dal vivo dopo cinque anni di silenzio, che spunta in mezzo a questo bocciolo, anticipata da un giro di basso distorto che introduce La signora del quinto piano, uno dei brani più riusciti dell’ultimo (bellissimo) album L’abitudine di tornare. Saranno, alla fine, ventisei i brani in scaletta, con ben cinque nuove canzoni, perfettamente integrate con i successi di una carriera che ormai prosegue da 20 anni. La serata parte subito rock, con le due chitarre in primissimo piano e la sezione ritmica in evidenza. Le tastiere sono il perfetto completamento che aggiunge, a seconda del bisogno, intimità o elettronica agli arrangiamenti.

Sono in cinque sul palco con lei, al centro, che non rinuncia mai alla sua chitarra. Ora elettrica, ora acustica. Perché c’è anche il tempo per un’incursione più intima: Carmen canta da sola davanti al suo pubblico Blunotte, In bianco e neroL’ultimo bacio. Un momento che chiude una prima parte di concerto tiratissima (bellissima e davvero punk Geisha, con un arrangiamento tutto al femminile solo chitarra, basso e batteria). «Io femmina monotasking sono», aveva scherzato l’artista a inizio serata. «O parlo o canto, non riesco a fare entrambe le cose. E questa sera canto». Mantiene la parola anche nell’ultima parte che alterna situazioni acustiche (la nuova Questa piccola magia) e perfetto rock elettrico. Con anche la sorpresa di Luca Madonia dei Denovo a duettare su Grida e L’alieno. La chiusura è invece lasciata a Confusa e felice e Amore di plastica per la gioia di tutti i fan.

Anche se Carmen aveva perfettamente ragione a dirmi che il rock è un’attitudine, non capiterà molto presto di rivedere una Consoli così elettrica e rumorosa. Un rumore, però, magnificamente curato e capace di regalare grande dinamismo al suono degli strumenti. Sempre perfetta nel sussurrare e anche nel gridare, con la sua voce unica e inconfondibile. Precisissima quando imbraccia l’acustica o l’elettrica. Uno spettacolo davvero da non perdere. Grazie Carmen per le chitarre, il basso e la batteria. E grazie per le tue parole. Così rock.

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