Cesare Cremonini conquista Milano e la corona di Re del Pop italiano

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E’ cominciato da Milano il Logico tour 2014 di Cesare Cremonini. Ecco la recensione del concerto svoltosi al Mediolanum Forum di Assago. Foto di Francesco Prandoni.

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 28 ottobre 2014. Cesare Cremonini è un abile trasformista. Dal ciuffo rosso fuoco di …Squèrez? sono passati quindici anni. Degli allora Lùnapop, solo il bassista Ballo persiste e perdura, senza rasta perché l’età avanza anche per lui. Negli anni, oltre a una puntata come attore, abbiamo visto il bolognese classe ‘80 mutare suoni, forme e immagini ai brani che andava a proporre, in un costante crescendo esplorativo. Logico #1 ha ottenuto consensi di critica e pubblico. E vedere il Forum gremito di persone ne è la riprova. Cesare ha chiamato all’appello i suoi fan e loro hanno risposto in massa. Matematico il sold out della prima data meneghina.

Un tutto esaurito fatto di persone adulte: i fan di Cremonini sono cresciuti insieme a lui, seguendo le orme dell’istrionico bolognese. Logico Tour 2014 è la proiezione delle virate e cambi di vestiario musicale ai quali l’artista ha abituato occhi e orecchie del suo pubblico. Un evento più che un concerto, cui hanno risposto anche parecchi vip, dallo chef Carlo Cracco al conduttore di X Factor Alessandro Cattelan passando per Valentino Rossi, grande amico di Cesare.

Guarda le foto del concerto.

Le luci si spengono e il sipario si apre, a fatica. Led che partono e il piano che si inceppa sulle prime note di Logico. Il classico problema tecnico – pare al mixer di palco – colpisce l’inizio della prima data (e anche la più attesa) del tour. Leggi “sfiga”. I minuti passano prima che lo show inizi per davvero. Il palazzetto trascorre l’attesa tra un brusio preoccupato e battiti di mani a esorcizzare – è il caso di dirlo – la sfortuna e invocare l’uscita di Cremonini.

Ci vorrebbe una Grey Goose (nel senso della vodka) e io non vorrei essere nei panni di Cesare. Quasi quaranta minuti dopo, le note di Logico scoperchiano il palazzetto, mostrando un palco che sembra la trasposizione di una navicella spaziale. Pedane che arrivano ad abbracciare il pubblico, nove elementi sul palco, laser e dress code total black, come ad una prima che si rispetti. Una scenografia dal sapore internazionale. Amami quando è il momento con i sei maxi schermi tra luci rosse che ricoprono il palco è il perfetto esempio di quanto sia stato studiato minuziosamente l’impatto scenografico di questo tour, dove nulla viene lasciato al caso (se non il caso stesso).

Cremonini è un ottimo performer, normale che sdrammatizzi il problema tecnico con quel suo accento emiliano («Le macchine sono spesso peggio degli umani e per fortuna stasera qui ci sono tantissimi umani»), prima che le luci blu illuminino Dicono di me. Cesare è migliorato in maniera impressionante. Sembra scontato che crescendo si diventi più bravi, non lo è se si pensa che dietro c’è tanto lavoro (e non tutti hanno/avrebbero l’umiltà di farlo). Il tempo passa e il bolognese mostra un buon controllo dell’elemento vocale, lui che era avvezzo a qualche derapata fuori corde. La versione di Latin Lover quasi a cappella lo dimostra ampiamente. Padre Madre e le voci del pubblico si uniscono al performer, ma è su La nuova stella di Broadway che i decibel di apprezzamento salgono e l’applausometro esplode.

La maestria di chi il palco lo mangia da anni, di chi è consapevole della sua evoluzione anagrafica, ormai appartiene a Cesare.  Passa con abilità da brani accesi a quelli più intimisti, come Fare e Disfare o Io e Anna, semplicemente schioccando le dita, dal funky pop di Stupido a chi? alla dance review che segna l’intro de Il Comico (Sai che risate?).  È capace di rendere i brani efficaci anche nella dimensione live – talvolta rivisitandoli. Chitarre dai riff potenti in Non ti amo più, bassi ingombranti in Amami quando è il momento, un mix tra synth e latin mood de Il primo bacio sulla luna o la versione jazz con Cesare al piano di Figlio di un re. Cesare sa scegliere bene i brani che meglio lo rappresentano oggi ed è bravo a dargli la forma che più li valorizza, anche se diversa dall’originale. In quest’ottica si potrebbe leggere l’assenza di Qualcosa di grande dalla scaletta.

La scaletta appunto. Si divincola attraverso la labirintica discografia del bolognese, con un unico elemento di coesione: la credibilità. Cesare è sempre nel mood giusto, a prescindere che si trovi ad affrontare un brano del primo, secondo o ultimo disco. 50 special e il Forum esplode, cantando uno dei tormentoni più forti degli ultimi vent’anni. Mi ritrovo così, ancora quindicenne su quel motorino sgangherato a urlare quanto sia «bello andare in giro per i colli bolognesi».

Cremonini, con la prima del Forum, si è portato a casa scettro corona e trono, diventando il nuovo Re del Pop italiano. In Logico Tour 2014 c’è tutto. L’elettro-rave di una Mondo psichedelica che si rispecchia anche nella giacca indossata a questo punto da Cesare, mentre il palazzetto diventa una discoteca tra laser verdi che vanno ad abbracciare anche gli anelli più lontani del palazzetto. Il club soul dove regnano sovrane la versione voce e piano di Una come te (con il riff di My Baby Just Don’t Care For Me nella versione resa celebre da Nina Simone) e Vorrei, cantata praticamente solo dai fan.

Mi sono chiesta come un cantante che ha mutato faccia parecchie volte in quindici anni di carriera possa restare sulla cresta dell’onda, ancora una volta colmo del consenso della critica, ancora una volta accolto da clamore e calore dal pubblico. Penso di aver trovato la risposta in un’esibizione lunga 24 brani. Cesare ha quello strano fascino che aveva il Peter Pan della Disney e la sensibilità di cogliere certe sfumature presentandotele semplicemente così, come solo un sognatore può fare, come chi ha visto un posto che gli piace, vestendo l’amore come La stella di Broadway, dandole Il primo bacio sulla Luna, sorseggiando una GreyGoose e portandola a spasso per i colli bolognesi rigorosamente su una Vespa 50 special. 

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