L’irresistibile voglia di musica di Cesare Cremonini

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di Umberto Scaramozzino
Foto di Francesco Prandoni

Palaolimpico, Torino, 23 ottobre 2015. “Non è un caso se siamo ripartiti da Torino”. Certo che non è un caso, Cesare, Torino sta a Nord-Ovest e ha il palazzetto più capiente d’Italia. Però cinismo a parte, dopo aver assistito al concerto inaugurale di questo Più Che Logico tour in scena al Pala Alpitour, è più che logico pensare che la sinergia tra Cesare Cremonini e il pubblico piemontese sia difficile da battere.

Senza troppi giri di parole, il cantautore bolognese è uno dei migliori showman che il pop tricolore abbia mai sfornato, ma è probabilmente anche il più empatico. I resoconti del suo precedente tour parlano chiaro: anche senza volteggiare a mezz’aria, anche senza numeri da set cinematografico degno del miglior sci-fi, Cesare è in grado di focalizzare l’attenzione nazionale e confezionare show indimenticabili. Per evitare fraintendimenti: la produzione è di gran livello, nulla da invidiare agli illustri colleghi. Un impianto luci fenomenale, un palco immenso ed una passerella che permette al performer di immergesi nella sua platea. Eppure l’unica vera arma dello stupore nei suoi live è Cesare stesso.

Sin dall’avvio con il singolone Lost In The Weekend si realizza come mezzi e intenzioni siano gli stessi della fortunatissima tournée che ha seguito la pubblicazione di Logico, il quinto album in studio. Anche questa volta si punta tutto sulla fisicità, sull’energia, ma soprattutto sulla gioia che il viso di Cremonini non riesce proprio a contenere durante tutte le due ore di spettacolo.

L’unica differenza questa volta risiede in una maggiore consapevolezza – dopo tutti quei sold out non c’è più spazio per la modestia – e soprattutto nell’ambizione di superarsi. Per questo il Cremonini di questo secondo round è ancora più incontenibile, instancabile e entusiasta che mai. Avvolto in un’esplosione di colori, sicuro nella sua giacchetta dorata e perennemente grondante sudore, tutto quello che deve fare è godersi la bellezza del suo mestiere e trascinare il suo eterogeneo pubblico all’interno del suo mondo.

Continui cambi d’abito – tra cui spicca un irrestitibile look alla Dylan Dog in giacca nera e camicia rossa – scandiscono una scaletta che riesce a toccare tutti e 16 gli anni della sua eccezionale carriera. Da Dicono di me dall’album Il primo bacio sulla Luna, a La nuova stella di Broadway, pezzo estratto da La teoria dei colori del 2012, passando per superhit radiofoniche come Mondo, direttamente dal Greatest Hits del 2010.

Ritorna in campo anche Maggese, che Cesare aveva deciso di accantonare da un po’ di tempo a questa parte. “Avevo messo Maggese a maggese, ma l’unico giudizio che conta è quello del tempo”. E il tempo ha decretato che quel brano è importante per il pubblico come per il suo autore, e a dieci anni dalla sua apparizione è ancora fresco e pronto ad essere uno degli highlight di un concerto da 9.000 presenze. I singoli di successo sono così tanti che è difficile decidere di escludere Il pagliaccio piuttosto che Latin Lover in favore di Marmellata#5 o delle recentissime GreyGoose e Io e Anna, ma delle scelte vanno fatte e tanto si casca sempre in piedi.

I momenti più esplosivi arrivano con Logico e Buon viaggio (Share The Love) e si percepisce tutta la forza di un artista in questo suo presente da Re Mida, dove sbagliare un colpo sembra ormai impossibile. Ma Cesare ha molto a cuore gli inizi, per cui non stupisce che dal debutto solista Bagus, oltre alla bellissima Padremadre, venga proposto il brano più toccante dell’intero show: a Vieni a vedere perché il compito di ricordare il trombettista Marco Tamburini, scomparso lo scorso maggio in seguito ad un tragico incidente stradale. Dolore e passione seduti al pianoforte, mentre i fan tirano fuori ogni decibel di voce per aiutare il loro idolo a rendere omaggio ad una delle figure più rilevanti della sua crescita artistica e umana.

C’è tempo anche per un tuffo nel passato, in quello remoto che è il vero inizio di tutto, con il primo degli unici due pezzi dei Lunapop concessi alla serata (il secondo dei quali è la conclusiva Un giorno migliore): 50 Special. Inutile descrivere la reazione del Pala Alpitour, molto più utile invece constatare cosa è cambiato dai tempi delle ali sotto i piedi. Lo fa notare lo stesso Cesare: “Mi hanno detto che secondo una statistica il mio pubblico ora è maggiormente maschile. Dovevo scrollarmi di dosso l’immagine dell’idolo della ragazzine dei tempi dei Lunapop e l’ho fatto, ma adesso è giunto il momento di riconquistare le donne”.

E l’occasione, oltre a propiziare il momento da piacione che spetta ad ogni superstar che si rispetti, è anche perfetta per ricordare che dai tempi di Squerez e del milione e mezzo di copie vendute all’esordio, Cesare è riuscito a costruire una carriera senza rimpianti incentrata solo sulla voglia di scrivere canzoni e portarle su un palco, dove è assoluto protagonista. Perché che sia al pianoforte a muovere il capo come Stevie Wonder, o che stia attraversando la passerella piroettando a braccia aperte, non esiste schermo o effetto scenico che possano far distogliere l’attenzione dalla sua voglia di musica.

Dunque, Tiziano e Lorenzo, iniziate a fare posto lassù in vetta, perché Cesare pare non voglia smettere di superarsi. E capirete anche voi che il risultato è più che logico.

Guarda le foto del concerto.

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