Dave Matthews Band a Roma, il fenomeno di culto che non asseconda il mercato

Dave Matthews Band Roma recensione
di Emanuele Mancini
Foto di Francesco Prandoni

Palalottomatica, Roma, 20 ottobre 2015. Dopo aver ritrovato la strada per l’Europa (e per l’Italia) la Dave Matthews Band sembra fortunatamente averci preso gusto e torna a Roma per una delle quattro date previste nella nostra penisola, nell’infausta (ahinoi) cornice del Palalottomatica. Ben conoscendo la location (una delle acustiche più difficili e per questo motivo infelici) e senza perdermi d’animo, girovagho lungo il parterre in cerca di un punto d’ascolto adeguato al tipo di concerto che sto per ascoltare. La Dave Matthews Band è una delle migliori live band al mondo, composta da musicisti impareggiabili sul piano della tecnica e del gusto, e perdere anche una sola nota delle loro lunghe jam sarebbe un peccato mortale.

Per fortuna lo trovo poco dopo. La preoccupazione iniziale svanisce e penso soltanto a godermi lo spettacolo. Sono passati cinque anni dal loro ultimo tour italiano, tour che fece seguito al grande ritorno nell’epico concerto di Lucca (3 ore e 20 minuti di set) e ritrovo la band più o meno dove l’avevo lasciata: tantissimi chilometri macinati senza sosta palco dopo palco e un disco prossimo venturo di cui si sa poco o niente, salvo la scelta del produttore (quel Rob Cavallo ai comandi in Big Whiskey and the Groogrux King, del 2009), e del quale probabilmente ho sentito una piccola anticipazione nei due inediti eseguiti questa sera, Black and Blue Bird e Death on the High Seas, che vede Dave Matthews in una delle sue rarissime incursioni al pianoforte. Sul palco insieme a lui, l’ormai rodata formazione estesa, con Rashawn Ross alla tromba, Jeff Coffin al sax e Tim Reynold alla chitarra elettrica, oltre agli storici Beauford, Tinsley e Lessard.

Lo sparuto pubblico presente nel palazzetto sottolinea come la DMB nel nostro paese sia rimasto un fenomeno di culto, ad appannaggio di musicofili, musicisti e pochi veri appassionati, ed è la cartina tornasole di come non sia riuscita a far breccia nel nostro mercato pop contrariamente a quanto ha fatto nei mercati anglofoni e nord europei. Negli Stati Uniti i numeri dal vivo della Dave Matthews Band sono paragonabili solo a quelli di Bruce Springsteen: tour infiniti in stadi sempre pieni, concerti dalla media di tre ore, scalette sempre diverse che attingono da più di venti anni di discografia, pensate prima di tutto per divertire loro stessi e il pubblico, lontane dalle dinamiche di marketing che solitamente impongono di suonare i pezzi più recenti. D’altra parte Dave e soci non hanno bisogno di assecondare il mercato, e mai ne hanno avuto. Il loro rapporto con i fan l’hanno costruito dal vivo, un concerto dopo l’altro, chi li ha visti almeno una volta sa che esperienza unica sia un loro live. Come conseguenza, la loro produzione di inediti in studio è quasi diventata una questione di importanza secondaria: lo testimoniano i sessanta (60!) dischi dal vivo ufficialmente pubblicati dalla band.

Il concerto comincia nel migliore dei modi: una lunga intro fa strada a una versione magistrale di Seek Up (da Remember Two Things, 1993), seguita a stretto giro dal trittico So Much To Say, Anyone Seen The Bridge e Too Much (Crash, 1996) e da Warehouse e Lover Lay Down (Under the Table and Dreaming, 1994) intervallate da Drive In Drive Out, altro brano della loro primissima produzione che di rado hanno eseguito dal vivo negli ultimi anni. Crash Into Me e Ants Marching sono gli ultimi due brani in scaletta prima dei due bis: Sister (canzone che mai pubblicata ufficialmente ma che portano dal vivo dal 2006) e la conclusiva e travolgente You Might Die Trying. Prima di eseguire Stay Or Leave la dedica speciale (in italiano) di Dave Matthews e il nostro pensiero vanno a Corsina Andriano, cofondatrice di Con-Fusion, fan club italiano della DMB, amica, estimatrice e massima esperta della band, scomparsa prematuramente un anno fa. È anche grazie al suo impegno che siamo riusciti a riavere la Dave Matthews Band in Italia.

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