Dee Dee Bridgewater commuove e incanta a Milano

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Dee Dee Bridgewater torna a Milano per una breve residency al Blue Note: voce intatta, carisma da leggenda e commozione finale. La recensione del concerto del 28 gennaio 2015.

Blue Note, Milano, 28 gennaio 2015. Ci sono molti motivi per andare a sentire Dee Dee Bridgewater, in scena al Blue Note di Milano fino a sabato 31 gennaio (con due spettacoli a serata). Il primo ovviamente è la voce. Bridgewater ha quarant’anni di carriera sulle spalle, ma il peso dev’essere davvero leggero. Di certo le corde vocali non ne hanno risentito: dal ruggito al sussurro, passando per gorgheggi e scat singing, dalla sua bocca escono solo note pulite, precise, levigate, senza rughe né incrinature.

Dicevamo della carriera: Dee Dee è una delle cantanti jazz più popolari, e tra premi, collaborazioni illustri e successi di mercato la fama ormai inizia a sconfinare nella leggenda. Eppure, un nome così blasonato ha scelto di essere accompagnato da una band di giovani. I musicisti avranno, in media, meno della metà dei suoi anni. Ma è evidente l’orgoglio che la cantante prova per loro. Li osserva con divertimento (con il trombettista Theo Croker mette su anche una gag, lasciandolo solo sul palco) e rispetto, prende forza dal loro accompagnamento. Una sinergia che è quasi uno spettacolo nello spettacolo.

E Dee Dee Bridgewater di spettacolo se ne intende: oltre a tre Grammy, ha vinto anche un Tony Award, l’Oscar del teatro (un musical, nel suo caso). Le capita persino di leggere i testi delle canzoni direttamente dallo schermo del telefono – per esempio in Long Time Ago, composta con Wayne Shorter – senza che nessuno lamenti un calo di carisma. Tanto la voce c’è sempre, appoggiata su un tappeto jazzato spesso tinto di pop e R’n’B (ma può anche virare sul reggae, per divertirsi un altro po’) dove si possono trovare le radici “alte” di tanta musica black più commerciale. La serata scorre piacevole, con una scaletta ben nutrita di chicche per i fan, con infine i bis affidati alla richiesta del pubblico (nel nostro caso Sister Sadie).

Ma il vero finale, ieri sera, si è rivelato imprevisto e singolarissimo. A microfoni spenti, Dee Dee chiede ancora qualche minuto per un ultimo pezzo. È scomparso un suo amico, Vittorio Franchini, giornalista tra i primi a intervistarla in Italia (potete leggere quest’articolo del Manifesto per capire che gran personaggio sia stato). Al Blue Note, in prima fila, c’è sua moglie Elena Carminati, fotografa. Lui faceva domande e scriveva, lei scattava. Sempre insieme. «They are family to me», rivela Dee Dee. E in ginocchio, con un braccio legato a quello dell’amica sotto il palco, canta a cappella uno spiritual da brividi. Poi l’abbraccio, strettissimo. Impossibile non commuoversi, anche da estranei. Impossibile non ammirare tanta sincera intensità.

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