I Deep Purple hanno perso lo smalto di un tempo

Deep Purple Milano 31 ottobre 2015 recensione
di Redazione
Foto di Elena Di Vincenzo

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 31 ottobre 2015. Quando vai a vedere un gruppo storico come i Deep Purple sai che lo spettacolo non ti deluderà ma sei anche incerto su quello che potrebbe essere l’esito. Sì, perché sai che il tempo passa per tutti e per loro anche più velocemente perché non si sono fermati dagli ormai lontani anni Settanta. Li avevo già visti due volte ed ero convinto che anche stavolta non mi avrebbero deluso. Invece no. Ian Gillan era visibilmente sotto tono (dal punto di vista energetico non da quello dell’intonazione). Il repertorio era meno incentrato sui loro grandi successi e c’erano meno duetti e improvvisazione. Nei vecchi concerti era un piacere rivivere gli anni Settanta mentre in questo sembrava di trovarsi davanti a una qualsiasi hard rock band anni ’90. Paradossalmente si sentiva più energia nell’opening di Fabio Treves (impeccabile e di alta qualità) che durante il concerto dei padri dell’hard rock mondiale. Roger Glover, Steve Morse e il tastierista Don Airey erano sicuramente pieni di grinta ma qualcosa mancava lo stesso.

Il gruppo entra in scena con Après Vous con il basso di Glover a farla da padrone. Si prosegue con la mid-tempo Demon’s Eye che ci porta rapidamente ad Hard Lovin’ Man, madre di tutte le cavalcate heavy, che fa scatenare la folla sotto al palco. Sulle note del classico Strange Kind of Woman si sente più forte la differenza con le versioni cui ci ha abituato la band: piccole variazioni sullo stacco prima del solo di Morse, assenza del duetto storico tra voce e chitarra a metà brano che viene riproposto ridimensionato alla fine. Si continua con Vincent Price, tratto dal nuovo disco Now What!? e dove la band inglese dimostra di non avere niente da invidiare agli attuali gruppi hard&heavy. Dopo il brano parte un inedito strumentale dove sul finale Steve Morse mostra le sue incredibili doti di guitar hero.

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Si continua con Uncommon Man, dalle ambientazioni fortemente anni Ottanta, e con la quasi neoclassica The Well Dressed Guitar. Si approda finalmente al classico The Mule che prepara il terreno allo spettacolare solo del fondatore e batterista Ian Paice. Si torna all’attualità con uno dei brani del nuovo disco Hell to Pay e l’inedito (sfoderato proprio durante il tour) Hip Boots. Mentre si ritorna agli anni Settanta con Wring The Neck e Mary Long. È la volta del solo di Don Airey che non solo dimostra di avere tutte le carte in regola per essere in line-up ma non disdegna di compiacere il pubblico accennando il tema del Nessun Dorma. A fine solo parte Perfect Stranger . Gli amanti di lunga data del combo inglese quindi si vedono rifilare una dietro l’altra Space Truckin’, Smoke on the Water (con un suono decisamente più heavy), Hush (dove Morse e Don Airey duettano egregiamente) e Black Night.

Gaetano Petronio

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