Depeche Mode a San Siro, qualche ombra e molte luci

Recensione concerto Depeche Mode Milano 2013

Prima della due date italiane del 2013, i Depeche Mode sono hanno portato il Delta Machine Tour 2013 a Milano, nella cornice di San Siro. Ecco la recensione del concerto.

Un concerto dei Depeche Mode è un’esperienza che deve essere vissuta almeno una volta nella vita. Dal vivo gli inglesi esaltano il potenziale della propria musica, ottenendo il massimo dall’incrocio tra rock ed elettronica e risolvendolo in un affascinante sound che non perde d’intensità nemmeno dentro le disgraziate (per la musica) mura di San Siro. In queste dimensioni – gli stadi o i palazzetti – non vi capiterà facilmente di ascoltare niente di altrettanto raffinato e sexy allo stesso tempo. Eppure lo spettacolo del Meazza, prima delle due tappe italiane del Delta Machine Tour 2013, ci ha messo molto a decollare, vuoi per una scaletta in qualche momento non proprio esaltante, vuoi perché c’è voluto più del previsto per regolare i suoni. Eppure i Depeche Mode, Dave Gahan escluso, non sono eccellenti performer e nemmeno virtuosi dello strumento.

Dopo l’apertura dei nostri Motel Connection e degli scozzesi Chvrches, serve un po’ di tempo per gli ultimi ritocchi al palco, mentre San Siro si riempie. Routine. Passate le 21.00, i Depeche Mode fanno il loro ingresso sul palco, salutati da un’ovazione (lo stadio è sold out). La scenografia non è maestosa, più simile a quanto si porta in giro Bruce Springsteen che alle mega-produzioni dei Muse o degli U2 o anche di quanto ci sta facendo vedere quest’anno Jovanotti. Ma i visual ci sono e sosterranno il lavoro della band con grande stile, mai invadenti e spesso bellissimi, specialmente quando il sudore e il calore dei volti ripresi in tempo reale si intrecciano alla quiete delle immagini registrate in bianco e nero.

L’inizio è piuttosto fiacco. Welcome To My World non è un pezzo adatto ad aprire un concerto del genere o per lo meno non suonata così, coi volumi bassi. Probabilmente è stato volutamente sacrificato in nome della regolazione dei suoni, che infatti già con la successiva Angel migliorano sensibilmente, anche se ci vorrà ancora un po’ prima che si aggiustino del tutto. È già il momento di qualche classicone, ma nemmeno Walking In My Shoes e Precious, accendono la miccia. Vuoi vedere che, come  qualcuno ha detto, i Depeche Mode non sono così bravi dentro spazi enormi come gli stadi? Sentire il pubblico freddino durante pezzi come Black Celebration e Policy Of Truth fa un certo effetto.

La prima metà del concerto scorre via senza grandi sussulti. Nonostante un grande Dave Gahan (in forma strepitosa, con tanto di addominale scolpito), che si contorce e si dimena padroneggiano il corpo come chi danza sul serio, è Martin Gore a dare la scossa. La sua interpretazione di Shake The Disease, accompagnato solo dal piano, è da brividi e recupera l’intensità mancata fino a quel momento. Quando rientrano gli altri, finalmente c’è la giusta empatia tra band e pubblico. Ne godono tutti e il concerto assume un altro peso specifico. Una dopo l’altra Heaven, Soothe My Soul (cioè il meglio dell’ultimo Delta Machine), poi A Pain That I’M Used To, A Question Of Time, Secret To The End, Enjoy The Silence, Personal Jesus e Goodbye. Una botta di adrenalina, blues, elettronica, rock persino hard. San Siro si è sciolto e salta e balla e canta. L’istantanea di questo concerto è Just Can’t Get Enough, un momento di tripudio collettivo che allarga il sorriso anche di Dave Gahan. La doppietta conclusiva I Feel You e Never Let Me Down ci mette il punto esclamativo, con 120.000 braccia che si muovono come una gigantesca onda.

Inizio fiacco e finale in crescendo. Come un diesel, i Depeche Mode hanno mostrato di cosa sono capaci anche quando non tutto è perfetto. Godono di un repertorio che vale almeno tre carriere, hanno un frontman che è la definizione di frontman, e sono capaci di mettere sempre al centro la fisicità della propria musica nonostante lavorino moltissimo col cervello rivestendo ogni singola nota di infiniti strati sintetici. Curano i dettagli come se fosse una questione di vita o di morte, come deve essere sempre per una grande live band. Un concerto dei Depeche è una di quelle esperienze che vale la pena vivere almeno una volta della vita. Ed è uno di quegli show che si potrebbero vedere 10 volte l’anno, anche se fosse sempre uguale, anche se avesse sempre qualche debolezza. La bellezza, con qualche imperfezione, è ancora più bella.

@DanieleSalomone

Scaletta

1. Welcome to My World
2. Angel
3. Walking in My Shoes
4. Precious
5. Black Celebration
6. Policy of Truth
7. Should Be Higher
8. Barrel of a Gun
9. Higher Love
10. Shake The Disease
11. Heaven
12. Soothe My Soul
13. A Pain That I’m Used To
14. A Question of Time
15. Secret to the End
16. Enjoy the Silence
17. Personal Jesus
18. Goodbye

19. Home
20. Halo
21. Just Can’t Get Enough
22. I Feel You
24. Never Let Me Down Again

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