Depeche Mode a Milano: Gahan vs Martin, a vincere è lo show

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I Depeche Mode tornano a Milano per la seconda delle tre date in Italia del Delta Machine Tour 2014. Uno show intenso come al solito, in cui sono emerse le personalità di Gahan e Gore. Ecco la recensione del concerto.


Forum di Assago, Milano, 20 febbraio 2014. È fatto noto che alcune delle cose migliori nel mondo della musica siano frutto del particolare rapporto di collaborazione/rivalità che si può creare tra due menti di talento. I Depeche Mode non fanno eccezione, anzi, la “strana” coppia Dave Gahan/Martin Gore rientra a pieno diritto tra quelle più ispirate – ne abbiamo già parlato. Il Delta Machine Tour, l’ennesima tournée mondiale, che li ha riportati in Italia per tre date nei palazzetti dopo il puntuale successo ottenuto la scorsa estate a San Siro e all’Olimpico di Roma, è l’occasione per (ri)vedere come questo delicato equilibrio prenda vita sul palco, nutrendo uno show in cui gli ego dei due musicisti fanno a gara di volta in volta per emergere.

A partire in vantaggio è Dave Gahan che si presenta sul palco vestito di una giacca di lustrini e dello sguardo di tutti i presenti, mentre dà il benvenuto nel mondo dei Depeche (Welcome To My Word). Anche nella successiva Angel il frontman si occupa di ipnotizzare con le sue movenze e la sua voce spettatori che non vogliono altro che poter pendere dalle sue labbra. È l’energia di Walking In My Shoes che ci ricorda la presenza di Martin Gore, la sua chitarra dalle tinte blues/dark sostiene il pezzo, e lui reclama con garbo l’attenzione che merita. Mentre la band inanella uno dietro l’altro alcuni dei suoi pezzi più belli (Black Celebration su tutti) si mantiene questo precario equilibrio, con Gahan sempre più scatenato e Gore arretrato di qualche passo. Nel frattempo il pubblico si è scaldato a dovere, giù nel parterre si balla che è una meraviglia, ma ecco che si cambia registro: on stage restano solo Martin e il tastierista Pete Gordeno per le versioni intime di Slow e Blue Dress. E mentre Dave nel backstage recupera le energie (visto come si comporta sul palco credo si debba immergere in una vasca di Gatorade), Martin con la sua performance ci ricorda che i brani sono quasi tutti suoi – in quanto padre biologico riesce a interpretarli con grande intensità. Due punti per lui.

Si riparte cauti con Heaven, uno dei pezzi più belli di Delta Machine, prima che i bassi tellurici di A Pain That I’m Used To diano a Gahan la possibilità di scatenarsi a dovere. Punto per lui. Ormai i Depeche stanno sparando le cartucce con calibro più grosso e il pubblico non sa se lasciarsi andare a danze sfrenate o tenere lo sguardo incollato sui visual o sui movimenti di Gahan. Martin si fa una passeggiata sulla pedana. Punto per lui. Dave si toglie il gilet causando picchi ormonali a tutte le donne presenti, e anche a buona parte degli uomini. Due punti per lui. Il chitarrista attacca al rallenty il riff blues di Personal Jesus. Punto per lui. Il cantante lo bacia affettuosamente alla fine della canzone. Punto per Gahan. Anzi, per Gore. Va be’, per entrambi.

Quando si ricomincia dopo il break, Martin invita tutto il Forum a cantare un bel “Happy Birthday” a Gordeno che compie gli anni, e subito dopo attacca una versione di Shake The Disase che metterebbe in secondo piano il compleanno di chicchessia, fosse anche nostro figlio. Poi anche il resto della band torna sul palco e ci si avvia alla conclusione tra una piroetta di Gahan e un riff di Martin. Mentre tutto il pubblico balla Just Can’t Get Enough io decido di assegnare il punto a Andy Fletcher, per la bandiera. Si chiude con I Feel You e Never Let Me Down Again e ormai ho perso il conto del punteggio. Ma non importa, perché Martin Gore e Dave Gahan giocano per la stessa squadra, i Depeche Mode, e insieme si aggiudicano set, match e torneo.

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