L’Irlanda sbarca a Milano: festa e divertimento con i Dropkick Murphys

Dropkick-Murphys-milano-20 febbraio-2015

Concerto sold out per i Dropkick Murphys, che portano un pezzo di Irlanda al Live Club di Trezzo (Milano). Recensione della serata del 20 febbraio 2015: grande festa e buona musica.

Live Club, Trezzo sull’Adda (Milano), 20 febbraio 2015. Venerdì sera al Live Club di Trezzo c’è il tutto esaurito per i Dropkick Murphys, gruppo celtic punk di Boston. Gli immancabili bagarini vendono i biglietti a 50 euro o più e molte persone rimangono comunque all’esterno del locale senza aver trovato un modo – legale o meno – per entrare. Dentro si affollano cappelli da lepricano, magliette inneggianti a San Patrizio, t-shirt da rugbista e anche un paio di kilt.

Il pubblico è già allegro e saltellante coi gruppi di “riscaldamento”, il solitario Bryan McPherson e i Blood or Whiskey. Diventa irrequieto quasi incontenibile con l’arrivo dei The Mahones (dall’espressione gaelica «Pogue Mahone», letteralmente «Baciami il c…») – e della loro fisarmonicista in shorts – e già esplodono con frequenza crescente i cori «Let’s go Murphys».

E finalmente loro. Introdotti da una melodia di cornamuse e dalle grafiche affumicate sullo schermo entrano in scena e non aspettano un minuto per cominciare a pestare sugli strumenti: The Gang’s All Here cantano dal palco e dalla folla mentre la birra scorre abbondante nelle gole e sui vestiti quando i bicchieri cominciano a volare per aria. I vecchi successi si alternano alle nuove hit. Si passa nel giro di tre canzoni da Rose Tattoo, ballata dell’ultimo album Signed and Sealed in Blood, alla hit del primo Do or Die.

Il pubblico canta a squarciagola – compatibilmente col proprio livello di conoscenza della lingua inglese. E naturalmente salta, balla e poga. The State of Massachusetts dà un primo assaggio del bordello che la gente è disposta a mettere in scena ma l’acme si raggiunge con il crescendo sui brani Fields of  Athenry, The Warrior’s Code, Johnny I Hardly Knew Ya e I’m Shipping Up to Boston, resa nota anche dal film di Scorsese The Departed, di cui è colonna sonora.

Si balla sotto al palco e si balla in fondo alla sala di fronte alle uscite. Si balla sulle balconate e si balla sulle scale. Il gruppo percepisce l’entusiasmo e dà fondo alle proprie energie alternando a brani più melodici – molto apprezzati quelli dove è più evidente l’impronta del folk irlandese – a schitarrate violente che avvicinano più al metal che al punk.

Si arriva dopo quasi un’ora e mezza al rush finale. Il gruppo fa salire sul palco molte ragazze dal pubblico che iniziano a saltellare – più o meno aggraziatamente – al ritmo della batteria, del banjo e della cornamusa. La sensazione del palco affollato dal (mai così poco) gentil sesso, agitato e rumoroso è bellissima. Per l’ultima canzone If The Kids Are United sale anche qualche fortunato e impacciato maschietto.

Il pubblico incitato dai membri della band canta a squarciagola gli ultimi cori e il concerto, quasi magicamente trasformato in una festa, finisce così, con una sensazione di euforia solo parzialmente etilica che accompagna tutti fin fuori dal Live Club, nell’umida e fredda – diciamo quasi irlandese – provincia di Milano.

Commenti

Commenti

Condivisioni