Simon Le Bon è un mattatore incontenibile e carismatico, (quasi) come 30 anni fa

duran duran milano 12 giugno 2016 recensione
di Silvia Marchetti
Foto di Francesco Prandoni

Assago Summer Arena, Milano, 12 giugno 2016. Li avevamo visti dal vivo ad ottobre, proprio a Milano, in occasione della Mtv Music Week. Con quel mini live in piazza Duomo, i Duran Duran avevano dato un assaggio del Paper Gods Tour che li avrebbe poi impegnati in giro per il mondo, fino a riportarli in questi giorni in Italia, per 5 date rigorosamente sold out. Simon Le Bon e soci non hanno disatteso le aspettative dei fan accorsi allo Street Music Art, dimostrando di essere ancora wild boys, o meglio, wild men del pop elettronico, senza troppi slanci nostalgici, né caricature di se stessi. Parola d’ordine “rinnovamento”, seppur strizzando l’occhio al passato, a quegli anni Ottanta che hanno visto il gruppo inglese salire in cima al mondo (vendendo quasi 100 milioni di album).

Ieri sera, sul palco della Summer Arena, hanno sfilato 38 anni di storia e di successi firmati Duran Duran. Tutti insieme, in un colpo solo, riproposti davanti a migliaia di persone in adorazione. In scaletta le hit che hanno stregato più di una generazione, brani perlopiù figli degli Eighties, dalla potente The Wild Boys alla raffinata Save A Prayer, dalla sensualissima Notorious all’eletrizzante Girls On Film. E le scenografie? Spettacolari. Giochi di luce, video ipnotici, fuochi , fiamme e pioggia di coriandoli colorati hanno intrattenuto il pubblico milanese, costruendo ben due ore di grande live show.

E non importa se le rughe e la pancetta si siano impossessate di Simon e dei suoi compagni: la band di Birmingham sa ancora il fatto suo e ha molto da dare, a livello fisico e musicale, soprattutto dal vivo. La voce di Le Bon regge dall’inizio alla fine. Di fiato, e di sex appeal, ne ha ancora da vendere. Eccome, se ne ha. Il frontman dei Duran sembra non accusare la stanchezza, sostenuto dalle due ottime coriste su pezzi impegnativi come Come Undone e Pressure Off.

«Buonasera Milano. Buonasera Toscana! Ah, non siamo in Toscana? Ho sbagliato posto? Allora, facciamo così, buonasera Italia! Veniamo spesso in Italia, qui ci sono i fan più incredibili! E, vi garantisco, questa sarà la notte migliore in assoluto! Grazie per essere in tour con noi» grida Le Bon al pubblico, tra una battuta e una gaffe.

Si balla, si canta, si applaude di continuo, con le mani al cielo nero che minaccia pioggia. Ma al pubblico non importa. Per i Duran Duran sarebbe disposto anche a prendersi ore di grandine. La voglia di musica è tanta, il divertimento con Simon, John, Nick e Roger è assicurato. Tutti saltano a ritmo di Hungry Like The Wolf, The Reflex e A View To A Kill, per poi abbracciarsi cullati dalle note romantiche di Ordinary World e della già citata Come Undone. Tra i momenti più emozionanti e coinvolgenti, l’omaggio a David Bowie. Simon Le Bon interpreta, a modo suo ma con grande rispettoSpace Oddity, capolavoro del Duca Bianco, il cui volto compare sul mega schermo alle spalle della band, quasi a volerci guardare tutti dall’alto, per un’ultima volta ancora.

E mentre scorrono What Are The Chances? (tra luci arancio, all’alba di un grande deserto, e un cielo stellato), I Don’t Want Your Love (grintosa più che mai) e White Lines (una vera scossa che dal palco raggiunge la platea), Simon si diverte a giocare con il pubblico, tra mille provocazioni e duetti. Ancheggia, indossa cappellini da party rosa e blu, imbraccia la chitarra, scherza con i musicisti e le coriste. Insomma, Le Bon è un vero mattatore, incontenibile e carismatico, (quasi) come 30 anni fa.

La tappa milanese del Paper Gods Tour si chiude con due diamanti del repertorio dei Duran: Save A Prayer, cantata in coro dal pubblico, e Rio, sempre magica, con quel tocco esotico che la rende unica e speciale. Le luci si accendono, la festa è ormai finita, ma Simon non ne vuole sapere di abbandonare il palco: l’Arena lo chiama a gran voce. E mentre il resto della band si congeda e abbandona gli strumenti, Le Bon è ancora lì, al centro, a prendersi tutto l’affetto e il calore dei fan. Molti hanno i capelli brizzolati come lui. Sono gli stessi che hanno lasciato un pezzo di cuore negli anni Ottanta, che hanno goduto del momento di maggior successo della band e che, oggi, portano figli e nipoti ad un loro concerto. Perchè la musica dei Duran Duran resiste al tempo e alle mode, ed è capace di conquistare anche le nuove generazioni.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

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