Ed Sheeran non è il solito teen idol: tanta buona musica in mezzo a urla ed estasi

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Ed Sheeran arriva a Milano per la sua unica tappa italiana del 2014. Cantautorato fresco e teenager in grande spolvero. La recensione del concerto del 20 novembre. Foto di Francesco Prandoni

Alcatraz, Milano, 20 novembre 2014. La musica, certo. Ma anche tutto il resto. Il fenomeno Ed Sheeran è molto più che una manciata di canzoni. Lo si respira ben prima del palco, osservando la fila infinita di fan fuori dall’Alcatraz di Milano, dove il cantautore inglese si è esibito nell’unica tappa italiana di questo 2014. Lo si intuisce dal traffico paralizzato, dalla pazienza di padri e madri disposti ad accompagnare al concerto figlie troppo giovani anche per guidare un motorino. Sheeran è il crack musicale dell’anno. Classe 1991, ha alle spalle la classica storia del talentuoso ragazzino che suonando nei locali viene notato, poi sbattuto su internet diventa una superstar. E poi le apparizioni in tv, i record di vendite digitali, le collaborazioni con One Direction e Taylor Swift, il concerto per la regina Elisabetta, due dischi, decine di premi. Tutto velocissimo, fulminante.

L’Alcatraz è una bolgia, molta gente che non è riuscita ad accaparrarsi un biglietto è ancora fuori che aspetta, appoggiata alle transenne, in attesa di qualcosa. Striscioni, biglietti, dediche scritte durante la ricreazione su fogli A4. C’è soprattutto, e sarà una costante per tutto il concerto, un tappeto sterminato di luci azzurre. Smartphone, fotocamere, tablet, Go Pro. I millennials sono superati, Ed Sheeran è la perfetta calamita della “generazione i”, quella dell’iPhone e del live ripreso per essere messo su YouTube in tempo quasi reale.

Tutto il resto, certo. Ma c’è anche la musica. Ed Sheeran si presenta sul palco in orario perfetto con la sua chitarra d’ordinanza. Camicia e tatuaggi, ossia rassicurante (per i padri) e ribelle (per le figlie). Fa tutto da solo, con un campionatore. E tiene alla grande la scena, sobria, minimale. Ogni acuto è un urlo d’estasi della platea. La scaletta è rodata da un tour che va avanti da mesi, ci sono tutti i pezzi cult dei suoi due dischi. Il suo ultimo lavoro in studio (intitolato X, inteso come simbolo matematico del moltiplicatore, di fama e vendite) è l’eccellenza pop dell’anno e il motivo è semplice. Un cantautore giovane che sa scrivere, un miscuglio (abbastanza originale nel panorama musicale) di folk e rap, ma soprattutto due signori in produzione che si chiamano Pharrell Williams e Rick Rubin. Due Re Mida che fiutano affari e talento come rabdomanti con l’acqua.

I testi non sono Bob Dylan, certo, ma vanno giù facili a memoria per le fan, che cantano sognanti strette ai loro primi amori. I falsetti di canzoni come One e la pulizia stilistica di Lego House sono perfetti per promettersi con incoscienza un futuro infinito assieme. Lo strepitoso rap di Take It Back e la trascinante allegria di Don’t bilanciano il miele con il pepe. Sheeran accenna Time to Say Goodbye, versione inglese di Con te partirò, omaggio all’Italia accolto da un boato. Poi la coda di Runaway si trasforma in Backstreet’s Back seguita a ruota da una sorprendente cover di Baby One More Time di Britney Spears.

È letteralmente un ponte, perfetto, tra l’essere teenager 15 anni fa ed esserlo oggi. Il finale è una sequenza bruciante: I See Fire, The A Team e Give Me Love trascinata per minuti, quasi aspettando che qualcuno tirasse fuori un accendino. Nei bis, l’inglese dai capelli rossi si mette a rappare su You Need Me, I Don’t Need You, prima della gran chiusura con il tormentone Sing. Poi di corsa negli studi di X Factor, dove il ragazzino stakanovista ha portato il suo ultimo singolo Thinking Out Loud. Una giovanissima biondina piange, di gioia o forse perché il concerto è finito. Nessun dramma, a gennaio Sheeran tornerà a Milano. E il Forum si preannuncia sold out con mesi di anticipo.

Guarda le foto del concerto di Ed Sheeran del 20 novembre 2014

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