Gli Editors sono diventati una band grandiosa

recensione-concerto-editors-bologna-2015
di Umberto Scaramozzino
Foto di Mathias Marchioni

Paladozza, Bologna, 28 novembre 2015. Gli Editors non possono star lontani dal capoluogo emiliano e dopo due anni dal memorabile concerto all’Unipol Arena tornano a far innamorare i bolognesi. La data unica italiana è l’occasione per promuovere il nuovo album in studio In Dream, in quinto di una già ricca e variegata carriera discografica.

Purtroppo i suoni dei primi pezzi suonati dalla formazione capitanata da Tom Smith sono un mezzo disastro, ma fortunatamente serve solo qualche brano di rodaggio prima di poter procedere a pieno regime lungo una scaletta eccezionale. Si comincia con No Harm, già opener dell’ultimo disco, e si passa subito a Sugar, grande singolo estratto dal fortunatissimo The Weight of Your Love, del 2013.

Difficile distinguere Tom dal pastone sonoro dei primi minuti, ma appena la situazione si stabilizza ecco che la punta di diamante dell gruppo emerge in tutta la sua graniticità. Si parla della voce di Mr. Smith, quel timbro unico e quel range vocale che non hanno rivali in tutta la storia della musica made in UK. Non tutti sanno infatti che Tom Smith può vantare un’estensione di ben 4.75 ottave. Insomma, potrebbe anche cantarvi una canzone dei balli di gruppo estivi e vi sembrerebbe un pezzo inedito, di una profondità inaudita. Inutile dire che dal vivo, ancor più che in studio, questo è ciò che trasforma una grande band in una band formidabile.

La più rilevante vittoria che gli Editors si portano a casa dopo questo ritorno nella città emiliana è l’affermazione assoluta del valore del nuovo materiale. Tom ci mette tutto: un’esecuzione magistrale accompagnata da una presenza scenica sempre più definita, sempre più affine alla sua immagine di autentico genio creativo. Decide di conquistarsi ogni centimetro di palco con un’incontebile performance che pare aver fatto ulteriori passi avanti dopo le già sorprendenti prove di Milano e Roma nell’estate del 2014. E le migliori armi a sua disposizione sono proprio le sue creature più recenti. Ben sette i pezzi estratti da In Dream e tra tutti svettano Salvation – che siamo pronti a scommettere diventerà un classico insostituibile nei futuri tour degli Editors – ed il nuovo singolo Ocean of Night.

Per il resto la setlist è perfettamente equilibrata, attingendo da ogni elemento della discografia. Dall’esordio The Back Room vengono estratte Blood, All Sparks e Munich, mentre del capolavoro An End Has A Start tocca alla title-track, seguita da Bones, The Racing Rats ed una versione acustica di Smokers Outside the Hospital Doors. Grande spazio alle note più cupe ed elettro-pop di In This Light and on This Evening, con la solita Papillon a spegnere i freni inibitori della folla, ma ancor di più al penultino full-length. Proviene proprio da questo il momento più emozionante dello show: va a Nothing il primo premio. La grande cavalcata del pezzo orchestralmente più ricco del quarto LP degli Editors è qualcosa di non catalogabile e riesce a sbaragliare le illustri colleghe.

Ormai gli Editors non hanno più niente da dimostrare. Il fatto che in studio decidano di allontanarsi subito da quella comfort zone che ne ha sancito la consacrazione presso il grande pubblico, per raggiungere altri lidi più sofisticati e meno appetibili, conferma che la libera e coerente espressione di se stessi è per loro la vera priorità. Ed ecco cosa accade quando la possibilità di assecondare la propria creatività e riuscire a piacere al grande pubblico diventano due naturali conseguenze della propria piena realizzazione artistica: si finisce con l’essere grandiosi.

Guarda le foto del concerto.

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni