Un Tom Smith di poche parole guida gli Editors a Milano

Un Tom Smith di poche parole e un po' matto guida gli Editors a Milano 10 ottobre 2013

Gli Editors approdano a Milano nel pieno di The Weight Of Your Love, e convincono trainati dall’ottimo Tom Smith. La recensione del concerto. (Foto di Francesco Prandoni)

Alcatraz, Milano, 10 ottobre 2013. I motori sono stati scaldati tra le fine di agosto e settembre: ora il tour degli Editors è entrato nel vivo, dato che nei mesi di ottobre e novembre il gruppo britannico ha in programma più di quaranta concerti in giro per l’Europa. Una decina di questi appuntamenti hanno registrato il sold-out, infatti questa sera all’Alcatraz di Milano di biglietti in cassa neanche l’ombra. E chissenefrega se una buona fetta di critica sembra avere perso le speranze nella band capitanata da Tom Smith: a quanto pare il cambio di opinione della stampa specializzata (che ai tempi degli esordi li aveva  paragonati ai Joy Division) non sembra avere intaccato la fedeltà dei fan – prontissimi a accaparrarsi un tagliando per questa unica data italiana del tour di The Weight Of Your Love.

Gli Editors ora sono in cinque; si è aggiunto Elliott Williams (che si occupa principalmente di tastiere e sintetizzatori, ma all’occasione sa anche impugnare la chitarra e accompagnare Tom alla voce), mentre lo storico chitarrista Chris Urbanowicz è stato sostituito da Justin Lockey. La band sale sul palco accompagnata da una versione strumentale di The Weight; lo show parte con il trascinante giro di basso di Sugar, per poi virare immediatamente verso i suoni del debutto con il ritmo spedito di Someone Says. I singoli di successo Smokers Outside The Hospital Doors e Bones riavvolgono il nastro al secondo An End Has A Start, mentre Eat Raw Meat = Blood Droll cita In This Light And On This Evening, andando così a completare una sorta di mini-panoramica della discografia dei britannici. L’alternarsi di brani nuovi e canzoni del passato è una costante del concerto: nonostante lo stile della band si sia nel tempo evoluto (talvolta anche bruscamente), il mix tra novità e classici convince. Perfino i pezzi più sintetici tratti dal terzo album si amalgamano con facilità nel set, anche perché brani come You Don’t Know Love e In This Light And On This Evening suonati dal vivo perdono i tratti più digitali e svelano l’anima rock. La scaletta gode così di un equilibrio quasi perfetto: un terzo del live si concentra sull’ultimo disco, mentre i restanti due terzi vanno a pescare dai primi tre album (con un leggero accento posto sul penultimo lavoro). Non possono naturalmente mancare Munich, All Sparks e i recenti singoli A Ton Of Love e Formaldehyde, mentre svetta per forza di cose The Phone Book – unico brano eseguito in versione quasi completamente acustica.

Quando non suona la chitarra, Tom gesticola, si dimena e aizza il pubblico; alcune movenze possono ricordare alla lontana Chris Martin, in altri casi pare semplicemente un po’ matto – niente di cui preoccuparsi: è una caratteristica che accomuna diversi leader e animali da palcoscenico. Al termine di ogni pezzo si affretta a buttare lì un mezzo grazie; l’altra metà non raggiunge il microfono, perché lui sta già cambiando strumento o comunque si sta muovendo per preparare il pezzo successivo, quasi gli stessero correndo dietro. In effetti le pause sono minime, esattamente come l’interazione frontman-pubblico in termini di parole utilizzate (ricordiamo soltanto 3 o 4 “How’s everyone doing?”, un paio di “Ciao Milano” e i già citati grazie monchi); ma si vede lontano un miglio che non c’è bisogno di tante parole, perché Tom riesce ad essere comunicativo con la sua verve.

Le quasi due ore di live scorrono leggere e piacevoli, con un unico neo: la scelta dei brani per il bis è quantomeno rivedibile. Bricks And Mortar – oltre a farsi notare per un utilizzo forse eccessivo di synth e strumentazione elettronica – risulta un poco piatta e non decolla a dovere; la sublime Nothing (il cuore dell’ultimo disco) perde i connotati e viene arrangiata ricercando un’energia ritmica che probabilmente non le appartiene. Per quanto riguarda Papillon invece, niente da dire: magari qualcuno avrebbe preferito qualcosa di più “rock” nel senso classico del termine, ma l’efficacia di un super-singolo come quello non è in discussione. Bene, bravi…e per il bis non c’è problema: un piccolo dettaglio come questo non può di certo oscurare la prestazione degli Editors – convincente e a tratti eccellente.

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