La classe degli Editors supera tutto, anche una pessima acustica

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Magnolia, Segrate (Milano), 2 settembre 2016. Tra le band contemporanee e di successo, gli Editors sono al tempo stesso una di quelle dal target più ampio e una di quelle che meglio aderiscono al concetto di garanzia. Per questo un loro show è l’occasione perfetta per avvicinare le persone alla musica dal vivo. Diciamo che è un evento in grado di creare connessioni, anche inaspettate. Infatti, al Circolo Magnolia, in occasione della quarta edizione di Unaltrofestival, ad assistere al secondo concerto estivo degli Editors in Italia si può trovare davvero di tutto. Dalle coppiette – tante, tante coppiette – al gruppo di amici, dal singolo appassionato di musica all’allegra famigliola, fino ad arrivare a improbabili eventualità, come un gruppo di ragazze in pieno addio al nubilato (what?). Tanto un concerto degli Editors non può andare male, e questa è una piccola certezza da portarsi sempre in tasca.

In termini di spazio, l’area concerti allestita ogni anno nei pressi nel circolo Magnolia e arricchita ancora di più in occasione di Unaltrofestival, è un ambiente perfetto per alimentare le dinamiche da kermesse. Tutto molto compatto, ristretto in un’area non troppo grande ma congeniale alla portata dell’evento, tutto molto curato. C’è lo street food, ci sono piccoli punti di ritrovo, come tavolini, sdraio e quant’altro.  Due palchi molto vicini tra loro, che costringono ad evitare sovrapposizioni in fase di stesura della time-table, e che così permettono al pubblico di assistere ad ogni concerto in programma spostandosi di appena qualche metro e senza dover attendere un cambio palco. In sostanza, pure cominciando alle 19.30, in poco più di due ore è possibile assistere a concerti di Birthh, Flo Morrissey, Fil Bo Riva e Ministri, senza mai dover ingannare l’attesa.

Alle 22.30 poi tocca agli attesi headliner e Tom Smith sale sul palco puntuale, con una camicia bianca e i quintali di talento che da sempre si porta sulle spalle, e sulle note di No Harm, brano d’apertura dell’ultimo e bellissimo disco In Dream, seguite da quelle di Sugar, dal penultimo The Weight of Your Love, dà fuoco alle polveri. Entrambi i brani sono leggermente sporcati da suoni tutt’altro che perfetti, il punto debole del concerto. Per tutti i 90 minuti dello show, l’acustica non è all’altezza della situazione. Un gran peccato, perchè per apprezzare totalmente gli Editors non si può fare a meno di godere dei suoni raffinati che impreziosiscono le melodie di Tom Smith.

Ad ogni modo ci pensa la band stessa a compensare con la classe che da sempre la contraddistingue e che trova nel frontman una delle vette più alte del rock di questi giorni. La voce di Tom, in particolare, è la solita meraviglia che valorizza ogni singolo brano in scaletta. Da Smokers Outside The Hospital Door e The Racing Rats, uniche tracce estratte dal meraviglioso An End Has A Start del 2007, fino a Munich e All Sparks, direttamente dal disco d’esordio The Back Room, ogni album della variegata discografia degli Editors trova il suo spazio. Ma si tratta pur sempre del tour in supporto a In Dream, quinto e ultimo lavoro in studio che si guadagna così il diritto egemonico sulla setlist e così ecco Forgiveness (come di consueto, purtroppo, in mutua esclusione con Salvation, dal vivo il pezzo più catartico dell’ultimo disco), All The Kings, Life is a Fear e le immancabili Ocean Of Night e Marching Orders a concludere. Come già notato lo scorso inverno, in occasione dell’incredibile concerto di Bologna, il nuovo album si dimostra molto più efficace in sede live che nell’ascolto in cuffia, e la sua preponderanza non crea alcuno squilibrio.

Anche il controverso In This Light and on This Evening non può essere escluso e ha come sempre il compito sciogliere le briglie e far ballare la platea al ritmo della celebre Papillon.

Quella degli Editors è una dimensione molto più intima rispetto a quella in cui ci si ritrova nella maggior parte dei concerti rock di oggi. Per questo, perchè siano valorizzati al meglio c’è bisogno di in una venue dedicata interamente a loro, con il loro nome come unico vessillo per la serata. Ma c’è soprattutto bisogno di un’acustica all’altezza della loro bravura.

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