Lunga vita a Elio e le Storie Tese. A Milano uno dei loro migliori concerti

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Elio e le Storie Tese hanno fatto cantare, ridere e ballare il pubblico di Milano all’Alfa Romeo City Sound con una performance maiuscola. La recensione del concerto del 3 luglio 2014. Foto di Elena Di Vincenzo

Ippodromo Alfa Romeo City Sound, Milano, 3 luglio 2014. Cosa si può aggiungere che non sia già stato scritto su Elio e le Storie Tese? Dire che si tratta della miglior band italiana, sia per singoli componenti sia per affiatamento collettivo, rischia di essere pleonastico. Aggiungere che (quasi) nessun altro in questo piccolo Paese è in grado di coniugare in un solo concerto musica e teatro suona banale. Ricordare l’ironia di ogni live che si amalgama a quella già presente nei testi è scontato. L’unica cosa che resta è spiegare a chi non ha partecipato alla serata del 3 luglio a Milano di essersi perso uno dei migliori concerti del gruppo negli ultimi anni.

Sì perché se lo scorso anno, forti del successo ottenuto a Sanremo con La canzone mononota, avevano impostato la scaletta principalmente sull’Album Biango, quest’anno gli EelST si sono permessi di proporre il meglio del loro repertorio per la gioia del pubblico. Non che l’ultimo lavoro in studio non fosse valido. Tutt’altro. Però è chiaro a tutti che poter ascoltare dal vivo, la dimensione che da sempre esalta gli Elii e mette in risalto le loro canzoni, alcuni pezzi che mancavano da qualche tempo fa tutto un altro effetto.

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Ma non è solo una questione di scaletta. Tutti i componenti della band sono parsi particolarmente in forma e invogliati a scherzare con il pubblico, a partire da Elio, che più volte nell’arco della serata si è messo a ridere sul palco insieme a Paola Folli (che sarebbe corista, ma chiamarla così è riduttivo e quasi offensivo) durante le canzoni. Sarà stata l’aria di casa (“ci sembra di essere a casa”, ha scherzato più volte Elio), sarà stata la serata non afosa, sarà stata la voglia di divertirsi e divertire i 3mila fan di tutte le età arrivati a supportare i Nostri. Insomma, qualunque fosse il motivo alla base, il concerto è partito subito alla grande con Born to be Abramo ed è filato via veloce e perfetto fino alla conclusione con la solita chiusura con Tapparella, amata e cantata da tutti.

In mezzo ci sono quasi due ore da raccontare, fatte di capolavori come Uomini col borsello o Il vitello dai piedi di balsa, ma anche di tante tante battute e humour. “Mi è finita una statuetta del Duomo in bocca”, canta Elio durante Servi della gleba (invece di “una bruschetta in un occhio”). Subito dopo è il tempo di una riarrangiata Oh mia bela Madunina, un po’ per Milano un po’ per ridere sulla presunta internazionalità del tastierista Carmelo, alias Vittorio Cosma, degno sostituto di Rocco Tanica, che ormai sta diradando sempre più le sue apparizioni live.

Il meglio arriva forse con Il vitello dai piedi di balsa, cantata anche con la parte Reprise. Durante il momento della tortura musicale (che poi sarebbe l’ascolto di un brano inascoltabile) Elio, Faso, Cesareo, Christian Meyer, Jantoman e Cosma si mettono a suonare Maracana di Emis Killa. Punzecchiatura che ripetono durante Il Rock & Roll, quando invece di cantare “il rap non mi va” cambiano le parole in “Maracana non mi va”. Si sa che gli Elii non hanno paura di criticare. E anche la mitica Complesso del primo maggio, che insieme a Parco Sempione chiude il set, ricorda a tutti quale sia la “musica di merda”. Sempre con grande ironia naturalmente.

La chiusura di una splendida serata è con Il ritmo della sala prove, splendida perla da L’album biango, e la consueta Tapparella, vero rito collettivo delle Fave (i fan di EelST). “Forza Panino” urlata da tutti a squarciagola è da brividi. Quanti altri gruppi hanno l’intelligenza di ricordare così, con un sorriso colmo di affetto, l’unico loro membro che non c’è più? E di farlo sempre, in ogni singolo live. Una dedica finale a Feiez che ci fa dire ancora una volta di più: lunga vita a Elio e le Storie Tese.

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