Solo la maestria di Elio e Le Storie Tese può vincere contro una pessima acustica

elio-e-le-storie-tese-roma-7-maggio-2016-recensione
di Redazione
Foto di Roberto Panucci - testo di Arianna Galati

Palalottomatica, Roma, 7 maggio 2016. Al concerto di Elio e Le Storie Tese a Roma la gente è tanta e incita con cori e battimani già da prima che lo show cominci, accompagnando il video della storia del gruppo con tutti i momenti fondamentali della loro infinita carriera.

E una celebrazione così non poteva che aprirsi con quella Servi della Gleba che fa ululare il pubblico, nonostante l’inspiegabile: siamo seduti. Tutti, dalla platea agli spalti. Godersi un live degli Elii senza poter saltare e applaudire con braccia al cielo è come moncarlo: è come se l’energia musicale non riuscisse a sfondare un muro. E l’acustica del Palalottomatica non aiuta: si distinguono la voce di Elio, quella esagerata di Paola Folli e la chitarra di Cesareo. Il resto, e fa male dirlo, quasi si perde.

“Quasi”, per fortuna, perché lo spettacolo, con una scaletta calibrata al bilancino, resiste stoicamente di fronte alle mancanze strutturali del Palalottomatica, che dovrebbe ormai funzionare solo come palazzetto dello sport: troppi i concerti rovinati. Le misure di tamponamento sono state inutili perché l’acustica resta quel che è: una schifezza, altro per definirla non si può. Nemmeno la maestria degli ottimi musicisti sul palco, rodati da quasi quarant’anni di concerti insieme, può nulla; è proprio il suono che non riesce a raggiungere gli spalti, costringendoci all’immobilità sui seggiolini.

Guarda le foto del concerto

E dire che gli Elii non si risparmiano: sono tre ore di concerto, qualcosa che in Italia soltanto loro (e pochi altri) possono permettersi. Per una serie di fattori: quantità di brani da proporre, varietà, capacità musicali, ma soprattutto resistenza e perseveranza nel mantenere altissima l’attenzione. I fan li acclamano e ci vuole la doppietta formata da Parco Sempione, forse uno dei loro brani più belli, e Supergiovane, che libera l’immenso Mangoni, per assestare due ceffoni al pubblico e smuoverlo un po’. Soltanto con Born To Be Abramo, ed Elio ci scherza su, ci si può alzare e scatenarsi liberamente; anche il set svagato del meraviglioso Christian Mayer nei panni di DJ Mendrisio, che suona dub e drum&bass from Svizzera alla batteria elettronica, si perde un po’ nei rimbalzi acustici della location.

Accolto da tanto di standing ovation arriva a sorpresa a Roma Rocco Tanica nella parte del “giovane Sergio”, che ha vinto il presunto contest per sostituire se stesso al piano. Che fosse questa la seconda ed ultima data per vederlo di nuovo su palco assieme agli Elii, come avevano annunciato a Milano? Di certo l’apporto di Tanica sblocca un po’ di energie, senza nulla togliere all’eccellente Vittorio Cosma e alla sua fantastica parodia di Mario Biondi (che canta Bella Ciao in inglese, e le risate esplodono in un boato): sarà anche che ci immergiamo nella “parte rock” del concerto, come la definisce Elio al microfono, e quando comincia John Holmes, beh, non ce n’è per nessuno.

La tensione non cala, anzi, l’emozione più pura degli ElST è il piccolo omaggio immancabile all’indimenticato Feiez, del quale viene mandato in diretta l’assolo di sax sul classicone TVUMDB. Elio lo presenta assieme agli altri musicisti con un sommesso “Feiez al sassofono”. Si inumidiscono gli occhi. Qualcuno urla Forza panino e arriva, dopo il doppio bis, anche la liberatoria Tapparella: tutti con le mani su e in piedi, finalmente.

Commenti

Commenti

Condivisioni