Elisa fa cantare e sognare l’Arena di Verona con la sua musica. La recensione del concerto

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Ultima data de L’anima vola Tour. Tra semplicità e cura del dettaglio, tra emozioni e canzoni, Elisa chiude una tournée di grande successo. La recensione del concerto all’Arena di Verona del 27 settembre 2014. Foto di Cristina Checchetto

Arena di Verona, 27 settembre 2014. «Io farò sognare il mondo con la musica», canta in Qualcosa che non c’è. Una promessa impegnativa che Elisa ha mantenuto, non solo con la tournée de L’anima vola. Un mantra che ha seguito dall’inizio della sua carriera. Lei, dalla voce riconoscibile tra mille. Lei, dalla capacità di guardare oltre l’orizzonte, quello spazio nel quale davvero l’anima vola.

Entrare all’Arena è sempre emozionante, senti quel brivido che percorre la tua schiena. La coda è lunghissima, con un sold out annunciato da mesi. Sai che varcando l’anfiteatro di Verona entri in un posto unico. Che sia storia o magia, non è dato saperlo. Ci sei, questo conta. Cuore aperto e l’anima pronta a vibrare. «Elisa non poteva scegliere posto migliore per chiudere questa tournee», afferma sicuro qualche fan di vecchia data in attesa. Come dargli torto.

Le luci si abbassano e l’Arena inizia a respirare. Si scalpita nel voler godere delle sue note, con applausi fortissimi per incitare Elisa a uscire. Lei che, malgrado un successo che ha superato i confini nazionali, non ha mai cambiato il suo essere. Lei che, malgrado i commenti negativi di qualche buontempone, se ne frega e decide di regalare tre ore di musica. Nell’era dei concerti che finiscono schioccando le dita, Elisa propone una setlist di 33 brani. Un terremoto di magnitudo devastante che non poteva trovare messa in scena migliore dell’Arena.

Guarda le foto del concerto di Elisa all’Arena di Verona

L’anima vola Tour si presenta curato nei minimi dettagli. Un live innovativo con un palco che porta l’artista ad abbracciare il suo pubblico, arrivando tra le prime file del parterre. Un concerto nel quale coesistono il semi-acustico e il rock con chitarra al collo: le due anime di Elisa.

Una festa accolta dalle mani che battono a tempo quando, alle 21.25, Elisa calca la scena. Niente preamboli e orpelli, si parte subito con Non fa niente ormai. La celebrazione di una carriera che spazia da Labyrinth ai brani dell’ultimo album, ricordati tra commozione e baci rubati, da chi è accorso per festeggiarla. Difficile rimanere seduti su Rock On Your Soul, Rainbow o Dancing. Impossibile non ballare su Prayer. L’Arena esplode tra mani e piedi che battono al ritmo della cassa. Ed è già standing ovation al termine di Qualcosa che non c’è ed Heaven Out of Hell. Uno spettacolo dove a far da mastro cerimoniere, è la voce di un’artista che rimane la ragazza della porta accanto. Elisa è perfetta al metronomo anche quando canta al piano Opera Butterfly.

Un evento al quale non potevano mancare ospiti d’eccezione. Il belga Ozark Henry, in primis, che insieme alla madrina interpreta Incurable Romantics e I’m Your Sacrifice. L’anfiteatro del romanticismo, si trasforma in una dance hall.  L’italoinglese Jack Savoretti è al secondo posto in scaletta: con lui Elisa decide di omaggiare Lucio Battisti sulle note di Ancora tu. Voci graffianti che ricordano quanto la musica italiana, bistrattata dall’animo esterofilo che ci contraddistingue, sia unica. Ultima, ma certamente non meno importante, la biondissima Emma Marrone che calca la scena su Maledetto Labirinto. Due donne messe a confronto, la versione elettronica a unirle. Le quote rosa, nel panorama discografico italiano, hanno molto da dire e più nulla da dimostrare.

È un’emozione impagabile che ogni parola sia cantata dalle voci dei presenti, A modo tuo ne è perfetta testimone. Un vero concerto corale. Per omaggiare questo finale del tour, il suo popolo ha pensato di organizzare una coreografia con risme A4 su Pagina bianca. L’Arena si tinge di bianco ed è un colpo d’occhio fantastico. Acqua e sapone per la naturalezza, appunto. Lo stesso filo di seta che lega i palloni gonfiabili rossi, su Ecco che.

Arriva il momento Song On Request. Il rimando è all’atmosfera dei falò estivi quando, con gli amici, si intonano canzoni su una spiaggia. Malgrado il clima pungente, con Martina (così ha chiamato la sua chitarra, ndr) tra le mani, Elisa interpreta i brani richiesti dagli spettatori, primo tra tutti Hallelujah di Leonard Cohen nella famosissima versione di Jeff Buckley.

La bellezza delle cose semplici curate al dettaglio, l’attenzione per il sentire, ecco quali sono gli elementi alla base di questo L’anima vola Tour. Caratteristiche che appartengono a Elisa stessa, una ragazza con un’umiltà e una passione inarrivabili. Lei che, con la sua sola voce e poche parole, riesce a far volare l’anima dell’Arena con un segreto tra le mani. Il segreto di fare tutto come se si vedesse solo il sole.

Un concerto, un evento, una festa che in fondo è una dedica a «tutti quelli ai quali basta la luce del sole per cominciare e soprattutto per ricominciare; quelli che non hanno tempo per lamentarsi, che agiscono con coraggio anche se hanno paura; quelli che uno per uno, volta dopo volta mi hanno convinta per sempre che sì, di sicuro e in ogni caso, l’anima vola”.

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