Emis Killa a Milano, tre generazioni scatenate all’ultima data del Mercurio Tour

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Emis Killa chiude al Carroponte di Milano il suo fortunato Mercurio tour. La recensione del concerto dell’11 settembre 2014. 

Carroponte, Sesto San Giovanni (Milano), 11 settembre 2014. Non amo il rap, non ascolto rap, non indosso i cappellini da rapper e  non so come ci si veste per assistere a un concerto rap. A mio favore gioca che sono una persona curiosa. Cercando di capire quali oscuri segreti ci fossero dietro al disco d’oro Emis Killa, ho deciso di seguire l’ultima data del suo Mercurio Tour, a Milano appunto.

Il Carroponte, di rosso illuminato e circondato da lampi, mi abbraccia da subito. Il passo che compio per superare l’ingresso è pesante. Un’orma, un piede per venire catapultati in un’altra dimensione. Il sold out di bandane e cappellini al banchetto del merchandising è stato annunciato e conclamato un’ora prima che iniziasse il concerto. Tre mondi a confronto, come se si stesse assistendo a una battle di freestyle generazionale. Il pianeta infanzia e pre-adolescenza, la costellazione adolescenza e la galassia degli adulti e genitori (si, loro sono un mondo a parte). Tre mondi, dicevo, uniti dal movimento dall’alto in basso dei cappellini al quale segue il perfetto moto in sincro della mano alzata. Un’ onda di visiere al contrario ricopre il prato del Carroponte, un’onda che si infrange sul palco quando alle 21.50, minuto più minuto meno, sale lui: Emiliano Rudolf Giambelli, in arte Emis Killa.

Ho capito come ci si veste a un concerto rap: scarpa gialla fluo (forse perché nella nebbia milanese è sempre un po’ difficile non essere investiti), jeans che cala inesorabilmente un pochino sul lato B, canotta bianca (come insegna il miglior ragionier Fantozzi), camicia da boscaiolo a quadrettoni rosso-neri legata in vita, occhiali da sole anche se la palla infuocata del sole è tramontata da ore, cappellino rigorosamente al contrario con le orecchie nascoste e, soprattutto, bling bling (ovvero catena color oro) al collo.

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Emis Killa sale sul palco e solo allora i led e i video wall si accendono, uno scenario american style per intenderci. La cosa che stordisce è sentire urlare a squarciagola Il King, con parolacce esplicite sia dai bambini sia dai genitori che li accompagnano. Non faccio la bacchettona, per carità, ma io a quell’età al massimo andavo a vedere Cristina D’Avena con lucina fluo tra le mani. Qui il livello si alza e i Killers (i fan di Emis) hanno voglia di crescere, e anche in fretta. Emis stesso ammette di essere un bad boy, un po’ come Mario Balotelli (al quale ha dedicato una canzone). Un ragazzo che il successo se lo è guadagnato a denti stretti, senza reality di sorta.

Killa è un ottimo MC, uno che il suo mestiere lo sa fare. A sancirlo, la battle con Lazza (un rapper della sua etichetta) in un free style libero su basi, dove la parola meno volgare risulta essere “assorbenti”. Killers e genitori apprezzano e ci catapultiamo tutti nel ghetto americano per un istante. Il Mercurio Tour concentra venticinque brani in più di novanta minuti di spettacolo. Da Cashwoman al bit minimal di Lettera dall’Inferno, passando per la  radio-friendly Vampiri, Killers, L’erba cattiva e facendo pit stop su Maracanà e Mercurio. Una scaletta per tutti i gusti e la stanchezza non sembra prendere il sopravvento, malgrado il giorno dopo inizi la scuola.

Emis Killa è un ragazzo tutto tatuato che viene dalla strada e di marachelle ne ha combinate a bizzeffe. È quello da non presentare ai genitori, per intenderci. Il fatto è che invece anche ai genitori questo bad boy piace, forse per quella celata anima morbida che però traspare da alcuni testi bit-lova, dai ringraziamenti allo staff e dai messaggi lanciati qua e là ai suoi seguaci. Certo è che sa fare il suo lavoro. Onesto e diretto, si presenta con un bel «vaffa…» stampato in faccia e ti dice io: sono questo, prendere o lasciare. Considerando il numero dei presenti e la mole di dischi venduti, devo ammettere che la battle l’ha vinta lui.

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