L’amore (e la musica) sopra ogni cosa: il regalo di Fabi Silvestri Gazzè a Milano

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Fabi Silvestri Gazzè incantano anche il pubblico di Milano. Il trio di cantautori romani emoziona con un lungo e intenso concerto. La recensione della serata del 24 novembre 2014. Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 24 novembre 2014. Non è facile mettersi a scrivere un’ora dopo la fine di un concerto del genere. Non è mai semplice dover parlare a degli estranei di quella che è stata una storia d’amore durata una sola sera, ma di un’intensità che solo le grandi storie d’amore sanno regalare. È l’amore il tema portante del progetto artistico di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè. L’amore (chiamatela amicizia se volete) che c’è tra loro tre. Quello tra loro e i musicisti che li accompagnano sul palco. Quello tra loro e il loro pubblico. Quello tra loro e la musica. E qualunque cosa sia fatta con e per amore ha più probabilità di riuscire bene. Perché la probabilità diventi certezza servono il talento e l’intelligenza dei tre migliori cantautori che ci sono oggi in Italia.

Non c’è bisogno che mi nasconda. Sono stato folgorato dal progetto artistico di Fabi Silvestri Gazzè da subito, sin dal suo annuncio, prima ancora di sentire il singolo Life Is Sweet. Ne sono stato entusiasmato perché ho ammirato il coraggio che i tre hanno avuto di mettersi in gioco con un’idea che ad alcuni sarà anche sembrata furba, ma che è in realtà un atto di grande onestà nei confronti di se stessi e del pubblico che li ha seguiti per vent’anni di carriera. Le aspettative erano altissime ad ogni nuovo passo (singolo, album, tour). E loro le hanno puntualmente disattese, ma in senso contrario, cioè che oltre a rispettarle, le hanno superate a tal punto da farmi sentire in colpa per averli sottovalutati.

E lo stesso è capitato in occasione del loro concerto. Mi aspettavo una grande festa per celebrare il tour nei palazzetti del trio. Quello che non mi aspettavo era un atto d’amore tanto vero e sincero nei confronti di quella passione che per una sera accomunava tutti, sopra e sotto il palco: la musica. Perché questo Fabi Silvestri e Gazzè hanno deciso di fare: prendere per mano il loro pubblico e fargli vivere per tre ore un amore che li accompagna da più di vent’anni.

L’inizio con Alzo le mani rispecchia l’incipit dell’album Il padrone della festa, con quell’atmosfera sognante e quella dichiarazione di rispetto per chi è lì ad ascoltare, quasi a volersi mettere sullo stesso piano. I tre si presentano su un mini palco che, diranno poi, rappresenta i piccoli locali dove si esibivano nella Roma dei primi anni Novanta. Dopo l’inizio corale è il turno di presentare ciascuno una canzone del proprio repertorio. E così si va da Occhi da orientale di Silvestri a Una buona idea di Fabi a Il timido ubriaco di Gazzè. E qui si passa dai localini ai primi concerti davanti a un pubblico un po’ più consistente. Il palco ha poca profondità, per metà nascosto da un grande telo bianco. I tre continuano con A bocca chiusa, Il solito sesso ed È non è, fino a quando, prima di Come mi pare, il velo cade e mostra la band che li accompagna: Roberto Angelini (chitarre), Massimo de Domenico (polistrumentista), Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria), Josè Ramon Caraballo Armas (percussioni e tromba) e Adriano Viterbini (chitarra).

Fabi Silvestri Gazzè hanno voluto con sé degli amici, oltre che grandi musicisti, proprio perché un momento come questo era giusto goderselo con le persone alle quali vogliono bene. Lo dicono chiaramente che «dopo vent’anni arrivare a fare i palazzetti è bellissimo». C’è voluto del tempo, ma il Forum di Assago pieno fino all’ultimo posto in piccionaia è una soddisfazione. E qui potrei far partire un’invettiva su quali artisti invece riempiono i palazzetti in Italia, ma non è il caso perché è una serata nella quale c’è spazio solo per l’amore.

Come mi pare è la prima canzone a band completa e “svelata”. Da qui in poi sarà un viaggio attraverso vecchi e nuovi successi del trio e dei tre singoli. Avevo notato nel recensire l’album che il pregio maggiore fosse l’essere riusciti a rendere il trio un uno, un unico e nuovo artista, capace di sfornare splendide canzoni (seguiranno nel concerto Life Is Sweet, L’avversario, L’amore non esiste e Il padrone della festa) nelle quali non fosse chiaramente distinguibile l’apporto del singolo. Lo stesso si può dire per il concerto, durante il quale l’affiatamento tra i tre non viene mai a mancare, come fossero in tour da una vita e non da due mesi (contando anche le date europee). E anche gli arrangiamenti sono rispettosi dei brani originali ma differenti quanto basta perché abbiano vita nella nuova avventura.

La capacità di mettere in scena non solo un concerto, ma una storia d’amore ricca di momenti più intimi e di altri più esplosivi, si unisce al talento teatrale che i tre dimostrano negli scambi di battute sul palco, sia parlati sia durante le canzoni, con lievissime variazioni dei testi. Il momento di maggior spettacolo è l’incontro-scontro tra Fabi e Gazzè, presentato dall’arbitro Silvestri, che si sfidano sulle note de L’avversario, alla quale fanno seguire brevi estratti di alcuni loro brani. Subito dopo L’amore non esiste si dimostra dal vivo una delle canzoni italiane più belle degli ultimi anni. E non è forse un caso che proprio in questo punto, a metà scaletta, ci siano tre brani che parlano dello stesso tema. È l’amore il fulcro di tutto, il centro intorno al quale suona ogni nota. Per questo Life Is Sweet arriva subito dopo, con il suo riferimento al viaggio in Sud Sudan e alla Ong Medici con l’Africa Cuamm. E poi Mentre dormi di Gazzè, che Fabi prende in prestito dall’amico per una cover “interna” al gruppo molto emozionante.

Il pubblico milanese apprezza e ricambia con cori, applausi durante le canzoni (e non solo tra una canzone e l’altra), cantando quasi ogni parola. L’amore è nell’aria e prosegue ancora per altre dieci canzoni, per un concerto che sembra non voler finire mai. I tre sul palco vogliono goderselo dal primo all’ultimo secondo e i 10mila che li guardano lo capiscono e li seguono in questa storia di una sera lunga vent’anni. La conclusione è un continuo crescendo di intensità e ritmo, con La favola di Adamo ed Eva, Lasciarsi un giorno a Roma e Salirò. I tre scendono dal palco insieme alla band, ma nessuno ci può credere. E infatti sul fondale viene proiettato il volto truccato del loro amico Valerio Mastandrea che recita La preghiera del clown, famoso monologo di Totò sull’importanza dell’arte e dello spettacolo nella società.

Il ritorno sul palco è all’insegna della festa, con Sornione, Una musica può fare, Gino e l’alfetta e Sotto casa. Seconda uscita di scena e bis finale con l’ultima canzone e title track dell’album Il padrone della festa. La chiusura rende giustizia a un concerto bellissimo: esce per primo Silvestri, seguito da Gazzè e poi da Fabi, mentre i musicisti smettono di suonare uno alla volta e seguono il trio tra le quinte. Angelini lascia la sua slide guitar con un effetto repeat e l’atmosfera sognante con la quale si chiude l’album è riproposta perfettamente dal vivo.

Fabi Silvestri Gazzè sono riusciti a regalare al loro pubblico un evento di una preziosità unica. È stato uno di quei rari concerti in grado di far innamorare di nuovo della musica. Non perché si smetta mai realmente di amarla, ma perché, come a volte capita in alcune storie che durano da molto tempo, troppe cose sono date per scontate. E non si può essere da soli ad agire. «Quello che vogliamo trasmettere con questo progetto è la potenza del collettivo sul singolo, l’importanza di mettersi insieme», spiega Fabi alla fine, quando tutta la band e il trio risalgono sul palco per prendere i meritati applausi e ricambiarli a un pubblico che li ha seguiti dall’inizio alla fine. Nessuno sembra volersene andare. Chi è sul palco vuole godersi la bellezza di un palazzetto in piedi ad applaudire e chi applaude vorrebbe non vedere scritta la parola fine dopo i titoli di coda. Ma se il concerto è stato tanto intenso è anche perché tutti, artisti e pubblico, sapevano già che non ci potrà essere una seconda volta.

Può una storia d’amore durare tre ore? Sì.

Guarda le foto del concerto.

@AlviseLosi

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