La folle e geniale meteora dei Foxygen passa da Milano

foxygen milano 28 maggio 2015 recensione

I Foxygen sono qualcosa che passa una volta ogni tanto. Un fuoco d’artificio, pirotecnico, destinato a lasciare a bocca aperta prima di sparire. Due ragazzi californiani con addosso l’etichetta di “animali da palcoscenico”, catapultati in un tour che hanno annunciato essere l’ultimo. La loro prima volta in Italia, nella piccola bolgia del Tunnel di Milano, rischia di rimanere in archivio come l’unica della breve carriera. Ma chi c’era ha assistito a un live fuori dal comune. Si percepisce che non sarà una serata banale già a partire dalla scenografia, una specie di macabro mix mistico e kitsch con un’enorme stella a cinque punte e fiori glitterati che addobbano tutti gli strumenti.

Il palco è colmo di cose e persone. Il chitarrista/tastierista Jonathan Rado e il frontman Sam France sono accompagnati da altri quattro musicisti e tre scatenate ballerine (all’occorrenza coriste). L’ingresso di France è epocale, travolgente. Sulle note di We Are the 21st Century Ambassadors of Peace & Magic si scaglia sul microfono, lo rompe, impreca e se ne fa portare un altro. Che va peggio del primo. Non sta fermo un attimo, cade e si rialza, ammicca e suda, lancia sul pubblico quello che gli passa in mano. Travolge tutto e tutti, agghindato con un completo grigio alla Bowie periodo “Thin White Duck” (anno di grazia 1976, nella fase Station to Station). Scalcia come Nick Cave, si muove come un Jagger ventenne. Ma più di tutti, i rimandi d’obbligo sono Anton Newcombe e i Brian Jonestown Massacre. Come loro psichedelici, borderline e cresciuti al sole della California.

I problemi tecnici non si risolvono. Ma, sul serio, la musica è qualcosa di secondario quando hai un leader del genere, capace di calamitare il pubblico oltre un’acustica pessima. France si fa versare un generoso bicchierone di Jameson che tracanna in un sorso. Poi si butta sulle prime file, teatrale, con la sua personalità androgina, la camicia a brandelli e i capelli sulla faccia. Anche David Letterman, che li ha avuti ospiti di recente, si era accorto della totale imprevedibilità scenica del ragazzo nella memorabile esibizione al suo show.

C’è molto glam dei T-Rex, molto punk della scena di San Francisco, moltissime allusioni sessuali e tanta follia. Dal nulla France è capace di picchiarsi col microfono in faccia, tirare fuori un pettine e passarselo sui capelli, urlare frasi senza senso. E sa cantare, dettaglio non trascurabile. Dal primo album (il semisconosciuto Take the Kids Off Broadway del 2012) tirano fuori in scaletta la lunghissima Teenage Alien Blues. Dal seguente acclamatissimo We Are the 21st Century Ambassadors of Peace & Magic del 2013 ecco On Blue Mountain, Shuggie e nei bis No Destruction in un’orgia di citazioni dai Kinks ai Velvet Underground.

Tanto spazio poi alle tracce dell’ultimo lavoro in studio, lo spiazzante doppio album And Star Power che lo scorso anno ha diviso pubblico e critica. La chiusura col botto è con la trascinante Everyone Need Love, che spacca i timpani prima dell’uscita della band. In attesa di capire se l’annunciato addio alle scene sia definitivo, i Foxygen ammirati ieri sera sono un spettacolo che non si dimentica.

Commenti

Commenti

Condivisioni