Francesco De Gregori e la lezione di sincerità che continua a darci ogni giorno

Francesco De Gregori Milano 23 marzo 2016 recensione
di Redazione
Foto di Francesco Prandoni - recensione di Eleonora Gasparella

Alcatraz, Milano, 23 marzo 2016. Andare ad un concerto di Francesco De Gregori è sempre qualcosa di forte. Il cantautore romano, oltre ad essere un pilastro della canzone italiana è un uomo particolare, non parla molto, ha sempre fatto della riservatezza la sua peculiarità, ma quando sale sul palco, nessuno come lui è capace di farti venire la pelle d’oca dalla prima all’ultima nota, e anche per questo, il suo concerto è atteso con ansia dai fan di Milano.

L’Alcatraz è bello pieno in questa serata primaverile: il cantautore sta girando l’Italia per presentare il suo ultimo lavoro, al quale tiene sicuramente molto e di cui molto si è parlato. Amore e furto è infatti un disco in cui De Gregori celebra e canta la propria devozione a Bob Dylan, e siamo tutti curiosi di sentire come suona dal vivo.

Dalle 21.00 tutto il locale inizia a chiamarlo a gran voce e lui arriva con un po’ di ritardo: cappello e occhiali (da sole) d’ordinanza, la barba bianca e l’immancabile maglietta nera sotto la giacca dello stesso colore. Il concerto si divide in due parti, una prima che ha per protagonista proprio il disco-tributo al Menestrello americano e una seconda parte che presenta le canzoni più amate del cantautore, da Generale, a Pablo e Rimmel, brani che hanno incantato più di una generazione (e per cui tutti gli siamo grati).

La prima parte scorre via leggera, si percepisce l’affetto che l’artista romano ha per l’album: ricordiamo che i brani sono stati completamente tradotti dal cantautore, rispettando sì le parole di Dylan ma aggiungendo un tocco “degregoriano” sia negli arrangiamenti che nel senso di ogni canzone.  De Gregori canta, suona la chitarra, dialoga silenziosamente con i suoi musicisti: è un momento del live che sembra quasi una jam session in un piccolo bar di provincia. Il pubblico risponde un po’ timidamente, è evidente che tutti stanno aspettando i brani della seconda parte del concerto. Da segnalare Non dirle che non è così e Mondo Politico, i pezzi più intensi e più sentiti della scaletta che riprende Amore e furto.

Dopo una pausa di un quarto d’ora il Principe, come il suo pubblico ama chiamarlo, risale sul palco ed inizia a pescare dal suo immenso repertorio. Così ci godiamo Adelante! Adelante!, L’Agnello di Dio e una timidissima Buonanotte Fiorellino che fa cantare tutto il locale. Subito dopo arriva il momento di Generale, e di un sentito omaggio in musica all’amico Lucio Dalla.

Sul palco è schivo, parla poco, ma sorride e con i gesti ci fa capire quanto ci è vicino e quanto ha sempre voluto e vuole ancora regalarci. La sua voce non si spezza mai, non conosce incertezza ed è impeccabile dal primo all’ultimo brano. Il live di questa sera ci ha nuovamente confermato la sua capacità di saper “cantare le cose” così come stanno, con profonda e semplice onestà, senza bisogno di fronzoli o di arrangiamenti complessi. Con una manciata di parole e di note riesce ad essere esattamente la nostra voce.

Francesco De Gregori chiude il suo concerto da signore qual è, con due brani, Pezzi di vetro e La donna cannone, che strappano una lacrimuccia a buona parte dell’Alcatraz, ma che rappresentano soprattutto una lezione di sincerità che continua a darci e per la quale continuiamo ad amarlo. Il numero di persone che riempiva con la presenza e con il cuore l’Alcatraz stasera l’ha ancora una volta dimostrato.

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