Emozioni a non finire nel concerto di Franco Battiato e Antony Hegarty a Verona

Franco-Battiato-Antony-Hegarty-Verona-2-settembre-2013-recensione

Franco Battiato e Antony Hegarty hanno regalato emozioni a non finire durante il concerto svoltosi all’Arena di Verona. I due sono stati accompagnati dall’orchestra filarmonica Arturo Toscanini. Leggi la recensione della serata.

Brividi e lacrime. Di gioia, di tristezza, di esaltazione, di felicità, di compassione. Di ogni emozione che l’uomo può provare e la musica può dare. Antony Hegarty e Franco Battiato hanno regalato agli spettatori dell’Arena di Verona uno dei migliori concerti dell’anno. Anzi, due dei migliori concerti. Perché hanno cantato in due, ma i duetti sono stati solo tre. Per primo si è esibito l’artista britannico, poi il nostro siciliano, in mezzo insieme. Una scelta, quella di dedicare poco spazio alle due voci in contemporanea, che ha in parte sorpreso, ma si è probabilmente rivelata la più giusta.

Le aspettative per questo evento (come altro chiamarlo?) erano tante. Almeno quanto la curiosità di vedere cosa si sarebbero inventati Antony e Battiato insieme. I due, accompagnati dall’orchestra filarmonica Arturo Toscanini, hanno pensato a un concerto perfettamente diviso ed equilibrato che però riuscisse a mischiare le molteplici anime musicali di entrambi. A tratti diverse, a tratti simili. Senza i The Johnsons, Antony raggiunge nuove vette grazie alle sonorità dell’orchestra, che lo accompagna e lo segue nelle sue peregrinazioni vocali. La sua voce sembra davvero arrivare da un’altra dimensione e raggiunge ogni singolo spettatore, rapito dalla capacità del cantante, per la prima volta davanti al pubblico e non nascosto dietro al suo pianoforte, senza mai dare l’impressione di voler fare il di più. Semplicemente Antony probabilmente sa cantare meglio di chiunque altro. E così nel primo duetto You Are My Sister, la voce di Battiato parrebbe dover soccombere davanti a quella del giovane collega.

Niente di più sbagliato, la complicità è perfetta e tanto l’uno quanto l’altro riescono a sostenersi e a darsi il giusto spazio a vicenda. Il pezzo è magnifico e l’Arena esplode nell’ennesimo fragoroso applauso di una serata che, di battiti di mani, ne conterà ben più delle canzoni. Antony canta ben oltre un’ora e, sorpreso dall’affetto e dalla vicinanza del pubblico (che gli regala numerose ovazioni), regala anche un paio di brani in più rispetto alla scaletta prevista. Così si conclude la prima parte del concerto, esce l’orchestra e, abituati a tanti artisti che suonano un’ora e mezza, sembra strano dover restare seduti per aspettare la seconda parte. E invece è tutto vero. Dopo qualche minuto esce Battiato con il suo consueto fare da alieno del palcoscenico: cuffie in testa e sedia a parte. Niente di più distante dalla grande e leggerissima farfalla che ha appena lasciato il palco. Due fisicità tanto diverse corrispondono a due voci tanto differenti. Ma le emozioni che trasmettono sono le stesse. Eccolo il potere della musica.

Non era facile salire sul palco dopo la performance di Antony. E qui sta il secondo grande merito di Battiato (il primo è aver portato il collega in Italia per questo evento unico): avere il coraggio e la capacità di cantare dopo Antony. Ma all’artista siciliano bastano un paio di canzoni per conquistare l’Arena. Esattamente come aveva fatto il suo predecessore, che già dalle prime note aveva creato un’atmosfera di silenzio surreale. Anche se qui è forse l’unica pecca della serata: la scelta iniziale di Battiato di stare seduto penalizza un po’ l’emissione della voce, impressione che sembra confermata più tardi, quando canterà in piedi. Ma non conta, tutti aspettano un nuovo duetto. Che arriva a breve, con una bellissima cover a due voci di As Tears Go By dei Rolling Stones, subito seguita da Del suo veloce volo. La canzone era stata la prima collaborazione tra i due: il brano Frankenstein di Antony era stato tradotto in italiano da Battiato e cantato per Fleurs 2. Ma dal vivo è ancora meglio e la voce del britannico suona splendida e convincente anche in italiano. È l’ultima apparizione di Antony nella serata.

Battiato continua e chiama sul palco Alice. I due duettano su I treni di Tozeur e La realtà non esiste, omaggio all’«amico» Claudio Rocchi, da poco scomparso. Poi il protagonista lascia spazio alla comprimaria per Il vento caldo dell’estate. Quando torna, dopo i giusti applausi tributati ad Alice, inizia un’ultima parte di concerto con il meglio dell’artista siciliano. Le fa quasi tutte. Da uno splendido medley tra Bandiera bianca e Up Patriots to Arms a E ti vengo a cercare, da Cuccurucucu a L’era del cinghiale bianco, da Prospettiva Nevskij alla recente Inneres Auge. C’è tempo e spazio anche per una stupefacente discesa tra il pubblico delle prime file che si era spinto in piedi fin sotto il palco. Quanto di più vicino al crowd diving ci si possa immaginare da Battiato.

Il concerto termina con una Centro di gravità permanente reclamata a gran voce da tutta l’Arena e che il nostro intona con piacere. L’esperimento è riuscito. E a pieni voti. Chi si aspettava di essere sorpreso è stato sorpreso. Chi sperava in un unico quanto improbabile duetto di tre ore è rimasto deluso. Ma è meglio così. Perché entrambi sono riusciti a dare il meglio senza risparmiarsi sia nelle rispettive parti sia quando si sono presentati in coppia. Certo, magari un paio di canzoni in più insieme avrebbero potuto anche farle, ma ci vorrebbe del coraggio per chiedere qualcosa di più a un concerto di questo livello e a due artisti che non smettono mai di sorprendere.

Commenti

Commenti

Condivisioni