Il gusto e il talento dei Garbage trascendono tempi, mode e costumi

garbage-milano-8-giugno-2016-recensione
di Marco Rigamonti
Foto di Mathias Marchioni

Fabrique, Milano, 8 giugno 2016. I Garbage mi conquistarono 20 anni fa con la copertina del primo disco. Non sapevo chi fossero. Non sapevo che Butch Vig avesse prodotto Nevermind dei Nirvana. Non li avevo ancora visti live (quello accadde qualche mese più tardi, in un caldo pomeriggio californiano del ’96 quando si esibirono alle 4 del pomeriggio di fronte a una folla striminzita, perché li conoscevano in pochi e gli headliner di quel festival erano altri). Non avevo ancora avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Shirley Manson (quello accadde 4 anni fa, quando si esibirono a Vigevano, loro ultima data italiana).

Fu tutto merito della copertina del primo disco, dicevo. Di quella G sepolta in mezzo a mille piume rosa. Quell’immagine mi convinse a compiere un atto che di questi tempi – musicalmente parlando – è diventato una rarità: l’acquisto a scatola chiusa. È davvero confortante ascoltare oggi la 20th Anniversary Edition rimasterizzata e rendersi conto di avere speso bene quella manciata di dollari.

Il sesto album della band di Madison esce domani 10 giugno, e molti sostengono che sia il lavoro che più si avvicina per intenzioni e sonorità al loro indimenticabile debutto discografico. Dopo ripetuti ascolti mi sento di sottoscrivere: Strange Little Birds riavvolge il nastro del tempo e possiede una freschezza che sinceramente non mi aspettavo. Da accanito fan della vecchia guardia non potevano esistere condizioni migliori per varcare la soglia del Fabrique di Milano e godermeli di nuovo live.

Il tour – partito a fine maggio dalla Francia – è passato per il Nord Europa e proseguirà toccando Austria, Uk e Spagna per poi catapultarsi negli U.S.A. Oggi tocca a noi. Ma prima di parlare dei Garbage una doverosa menzione spetta alla formazione milanese capitanata da Giorgia D’Eraclea, che entrando in scena piazza uno scivolone memorabile al quale però rimedia immediatamente incantando con la sua meravigliosa voce. Più tardi Shirley ringrazierà i Giorgieness complimentandosi per l’apertura – e dalle parole utilizzate non credo proprio che si sia trattato di un omaggio formale, ma di un consapevole elogio (più che meritato).

Alle 22.00 in punto le ermetiche note di Sometimes aprono lo show, al quale non partecipa Butch Vig perchè a causa di una sinusite acuta il dottore gli ha proibito di volare almeno fino a metà giugno. Fortunatamente però siamo in ottime mani: l’arduo compito di sostituirlo spetta a quel manico di Matt Walker (Filter, Smashing Pumpkins, Morrissey).

L’ultimo (strepitoso) singolo Empty non raggiunge la potenza sonora della versione in studio e ottiene un’accoglienza tutto sommato misurata; l’esatto contrario del giro di basso di Stupid Girl, che accende l’entusiasmo del pubblico. A questo proposito vale la pena fare una considerazione sull’età media in sala, che pare superare comodamente i 30 anni. Prima del concerto ho incontrato un amico venticinquenne tutto solo, che mi ha confessato di non essere riuscito a trovare qualcuno disposto ad accompagnarlo. Che la lunga pausa (7 anni) intercorsa tra Bleed Like Me (2005) e Not Your Kind Of People (2012) abbia creato un gap generazionale tra i fan? Chi lo sa. In ogni caso, sono fatti loro: non sanno quello che si perdono.

Shirley coglie l’occasione per dichiarare il suo amore per l’Italia (ponendo l’accento – tanto per cambiare – su cibo e vino), poi la band si lancia in una Blood For Poppies che rende completa giustizia al suono dei Garbage. L’alternarsi di brani dall’impatto sonoro egregio e pezzi dal suono più confuso durerà per tutto il concerto: è il prezzo da pagare quando hai la fortuna di lavorare con un maestro dell’overdubbing come Butch Vig.

Dopo una sentita Bleed Like Me, la Manson imbraccia la chitarra e intona My Lover’s Box, immortale affresco del Garbage sound. Sex Is Not The Enemy (che per arrangiamento e struttura rappresenta il link più immediato tra Garbage e Nirvana) si interrompe a causa di un problema al jack del basso; non importa, un bell’applauso di incoraggiamento e si riparte dall’inizio. Seguono la splendida Stroke Of Luck (che purtroppo finisce nel mazzo delle tracce meno riuscite, forse anche a causa delle bassissime note della strofa che Shirley raggiunge non senza fatica), le ottime Control e #1 Crush e l’apocalittica I Think I’m Paranoid.

Battle In Me e Automatic System Habit travolgono come una valanga, ma l’apice viene raggiunto con Push It, pezzo talmente vigoroso da mandare in escandescenza più di qualcuno in mezzo alla folla. Qui viene a galla il caratterino di Shirley, che non si fa problemi a rimproverarlo e a intimargli di stare calmo, perché quando vede certe scene le vengono i nervi (non chiedetemi cosa sia successo: ero lì a vedere i Garbage, mica la gente che si mena).

Prima di fare una breve pausa la doppietta composta da Vow (con una coda spaccatutto) e da I’m Only Happy When It Rains sottolinea ancora una volta l’importanza dell’esordio discografico del ’95. L’encore parte con Even Though Our Love Is Doomed, che inizia sottovoce ma si sviluppa in un crescendo implacabile; il finale è all’insegna della vittoria facile grazie a Why Do You Love Me e Cherry Lips, hit imprescindibili.

L’età media della band è 58 anni, e su un punto i Garbage sono sempre stati molto chiari: non è compito loro innovare, quello è un affare di cui si devono occupare i giovani. Ma questo non significa affatto che non sappiano interpretare egregiamente il loro ruolo. L’ennesima convincente esibizione di oggi – nonostante gli occasionali già menzionati problemucci di resa sonora – ha ribadito il valore di una band che è stata capace di mettere in discussione delle regole, e ora continua a seguire con sicurezza il proprio credo senza porsi grandi domande esistenziali. Con la consapevolezza che il gusto e il talento trascendono tempi, mode e costumi.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

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