Gods Of Metal 2016: poca acqua, tante fiamme

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di Jacopo Casati
Foto di Francesco Prandoni

Ci sono voluti quattordici anni per vedere il nome dei Rammstein chiudere un Gods Of Metal. Nel lontano 2002 infatti, la band tedesca vide annullata la partecipazione al Festival a pochi giorni dall’esibizione. Non senza polemiche tra l’altro tra defender oltranzisti e sostenitori che all’epoca si facevano chiamare metallari open-minded. Nel 2016 finalmente, Till Lindemann e compagni sono headliner della storica manifestazione nazionale dedicata alle sonorità hard & heavy, dall’alto di uno status intoccabile acquisito in oltre quindici anni di successi discografici e live incendiari.

Quasi ventimila fan hanno affollato sin dal primo pomeriggio la bellissima area allestita presso il Parco di Monza, luogo che prossimamente ospiterà anche I-Days Festival e la doppia data del Liga. La pioggia, data per certa da giorni da qualsiasi servizio metereologico, ha incredibilmente graziato i presenti, scaricandosi a Milano e nella vicina tangenziale ma evitando a piè pari l’area concerti allestita in prossimità del tracciato automobilistico. Le fiamme invece hanno dominato l’ora e mezza in cui i Rammstein hanno concluso un Gods davvero di alto livello.

Era la prima del tour europeo per i tedeschi, che ritornavano sulle scene dopo uno stop di quasi tre anni interi. Diverse le sorprese nella scaletta, posizionate tutte in avvio di show. Stesso discorso per le trovate sceniche, sulle quali il gruppo ha costruito una credibilità live che pochi possono permettersi. Se escludiamo le prevedibili bocche di fuoco su Feuer Frei!, le fiammate su Du Hast e i fuochi d’artificio su Ich tu dir weh, le vere chicche sono state l’apertura con l’inedita Ramm 4 e il progressivo svelarsi delle piattaforme mobili su cui i chitarristi sono entrati in scena, la bomba umana Lindemann che emana esplosioni alla fine di Zerstören, e le nuove ali di fuoco utilizzate su Engel.

Guarda le foto del concerto dei Rammstein.

Un successo e un trionfo senza discussioni per i Rammstein, attesi a questo punto alla pubblicazione di un nuovo album tra fine 2016 e 2017. Prima di loro il livello delle esibizioni era comunque stato eccellente. I Korn erano sicuramente la seconda band più attesa della giornata. Davis e compagni hanno ripagato le attese con un concerto stratosferico, in cui ogni componente della band ha dato il 101%, cantante incluso, galvanizzato anche da un pubblico che ha devastato le proprie ossa su ogni hit (Blind, Falling Away From Me, Freak On A Leash, Somebody Someone… c’erano tutte!) del gruppo americano.

Prima di loro, due icone della musica hard & heavy degli anni ottanta come Nikki Sixx e Dave Mustaine, avevano raccolto i meritati applausi da una folla già carica a pallettoni. I Sixx:A.M. si sono presentati sul palco con un solo telo nero dietro di loro su cui campeggiava il logo della band, e un impatto frontale diretto, grazie a un volume sensibilmente elevato e l’attitudine di chi non ha niente da dimostrare. Nel progetto, oltre al bassista dei Motley Crue (nonchè titolare dell’Eleven Seven, una delle etichette US maggiormente attente alle nuove tendenze del rock), anche DJ Ashba (ex chitarrista di Axl Rose) e James Michael, apprezzato produttore e musicista e scrittore originario del Michigan. Da Rise a Life Is Beautiful, non c’è stato alcun calo di tensione, in una performance muscolare e istintiva realmente apprezzata dai presenti.

I Megadeth dal canto loro sono stati acclamati dal pubblico già dopo la conclusione del brano di apertura Hangar 18. Mustaine non ha praticamente più voce oramai, ma il suo carisma e le sue capacità chitarristiche sono ancora oggi assolutamente fuori dal comune. Dave guida una band che appare (nuovamente) rigenerata dall’ennesimo cambio di line-up e dal nuovo album Dystopia. Ci sono molti classici e ben cinque nuovi pezzi in setlist, tuttavia il momento più emotivamente intenso della loro performance è il minuto di silenzio dedicato alla memoria dell’indimenticato ex batterista Nick Menza, recentemente scomparso. I Megadeth hanno caricato a testa bassa sin dai primi pezzi, coinvolgendo un pubblico che, col passare dei minuti, si è letteralmente scatenato sulle note degli inni In My Darkest Hour, Symphony Of Destruction e Holy Wars.

L’edizione 2016 del Gods Of Metal va agli archivi come una di quelle da ricordare, grazie sia a una location importante, sia a grandi concerti suonati da band in grande spolvero e in perfetta sintonia con un pubblico partecipativo e coinvolto. Piaccia o meno, la musica pesante funziona ancora in Italia. I grossi eventi raccolgono adesioni di massa ed entusiasmi che resistono a mode e tendenze del momento, segnale incoraggiante non solo per gli appassionati ma anche, e soprattutto, per promoter e addetti ai lavori.

Le foto del pubblico del Gods Of Metal 2016

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